Comincia l’esame di Stato che torna alla formula pre-Covid. «La traccia di storia? Un modo con cui il Governo cerca di ripulire dalle ambiguità termini come “patria" e “nazione”». Il commento dello scrittore Marco Balzano, che è anche docente di lettere

Alle 8.30 è arrivata la chiave che ha aperto il plico telematico della prima prova scritta, quella di italiano, dell’esame di maturità 2023. Che così ha preso il via, coinvolgendo 536 mila studenti della generazione 2004/2005, 14mila commissioni, 27.895 classi. Quest'anno l'esame torna al modello pre-covid, con due scritti - 3 in alcuni casi - e un orale, in quasi tutta Italia. Fanno eccezione solo i Comuni colpiti dall’alluvione dove un’ordinanza del ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha annullato gli scritti e prevede il sostenimento di un’unica prova orale.

 

«Per me le uniche tracce realmente piantate nel presente sono quelle su "Intervista con la Storia” di Oriana Fallaci, l’articolo di Marco Belpoliti “L’elogio dell’attesa nell’era di Whatsapp” e il brano tratto da “Dieci cose che ho imparato”di Piero Angela. Le altre sono tracce che affrontano temi e proposte che a scuola non si fanno. Alberto Moravia non è mai uscito alla maturità. La poesia di Salvatore Quasimodo non è solo tra le meno conosciute ma neppure tra le più riuscite. La traccia su “L’idea di nazione” di Federico Chabod, è quella più politicizzata di tutti. Mi sembra un modo con cui il Governo cerca di ripulire da tutte le ambiguità termini come “patria" e “nazione” basandosi sul testo di uno storico che prende come dei riferimenti ottocenteschi, Giuseppe Mazzini in primis. È una traccia che butta addosso agli studenti tematiche per cui la scuola non li prepara».

 

Cosi Marco Balzano, scrittore, poeta e italianista ma anche insegnante di lettere in un liceo di Milano, commenta la prima prova scritta dell’esame di maturità 2023.

 

Per il sindacato studentesco Rete degli studenti medi, che anche questa mattina ha protestato davanti alle scuole dal Lazio per sottolineare gli effetti dell’esame di Stato sulla salute mentale, la scelta del brano tratto dal romanzo di esordio di Alberto Moravia, “Gli indifferenti” è un segnale di incoerenza da parte del Governo e del Ministro: «Perché hanno fatto di tutto per sminuire la partecipazione degli studenti alle decisioni che riguardano gli ambienti scolastici che noi viviamo tutti i giorni. Anche la lettera all’ex ministro dell’istruzione ci sembra una provocazione», commenta il sindacato studentesco. È stata scritta nel 2021 dal mondo accademico e culturale italiano per evidenziare come l’esame di maturità dovesse essere una verifica seria e impegnativa, una porta di ingresso per l’età adulta anche da affrontare con un po’ di ansia al fine di uscire con soddisfazione: un invito a reintrodurre la prova scritta in presenza.

 

Per Balzano hanno ragione gli studenti: «Non mi è piaciuto che si sia tirato in ballo l’ex ministro dell’Istruzione in una lettera che si rivolge alle intenzioni, non a fatti reali: sull’idea di togliere lo scritto che non è mai stato tolto. In un periodo particolare come quello della pandemia. Oltretutto scritta da un gruppo di intellettuali, neanche da studenti. E nonostante io sia d’accordo con il mantenere le prove scritte durante l’esame di Stato, trovo contestabile che la serietà della scuola, con tutti i problemi che ha, si manifesti solo attraverso il tentativo di mantenere attuale il vecchio impianto. Per cambiare la scuola partirei da tavoli di confronto in cui anche gli studenti abbiano la possibilità di descrivere l’ambiente che vogliono e vorrebbero costruire».

 

«Ho trovato la traccia di Piero Angela molto interessante, radicata nell’oggi. Ma complessa. Credo che saranno in grado di affrontala al meglio solo quegli studenti che hanno avuto la fortuna di discutere in classe di temi simili magari con più di un docente. Altrimenti è difficile avere una visione d’insieme su argomenti così ampi. Probabilmente se fosse toccato a me fare l’esame di Stato quest’anno l’avrei scelta. O il brano tratto da “Dieci cose che ho imparato”, oppure la traccia su Oriana Fallaci: utili per fare una riflessione sul mondo che cambia, i diversi scenari. Il fatto che siamo in evoluzione constante per natura, sia a livello individuale, sia sociale e politico. Per questo parlare di concetti stabili come l’identità è poco rappresentativo», conclude lo scrittore.

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