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Attualità
settembre, 2023

Forza Italia bastona Giorgia Meloni: «Blocco navale impossibile. Soluzione militare per i migranti non risolve niente»

Il discorso della Premier all’Onu. La proposta di Calenda all’opposizione. Fratin riapre al nucleare in Italia. I fatti del giorno conoscere

Onu: Meloni, guerra globale a trafficanti uomini 
Un intervento, più breve, di chi l'aveva preceduta, a conclusione della sessione serale dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, per riaffermare le direttrici su cui sta muovendo il governo: l'appoggio chiaro all'Ucraina, la condanna dell'aggressione russa, un piano di cooperazione con l'Africa nel nome di Enrico Mattei, il controllo etico dell'intelligenza artificiale e la riforma del Consiglio di sicurezza dell'Onu. Giorgia Meloni  rivendica «con chi sta l'Italia, cioè con l'Ucraina che in nome di quell'amore per la Patria sta rispondendo all'aggressione russa oltre l'inimmaginabili». Inoltre, in un passaggio dedicato all’immigrazione sottolinea: «Sono convinta che sia dovere di questa organizzazione rifiutare ogni ipocrisia su questo tema e dichiarare una guerra globale e senza sconti ai trafficanti di esseri umani. Ma per farlo dobbiamo lavorare insieme a ogni livello, e l'Italia intende essere in prima fila su questo fronte». «Con il Processo di Roma, avviato a luglio con la Conferenza su Migrazioni e Sviluppo - ha evidenziato la presidente del Consiglio - abbiamo coinvolto le nazioni mediterranee e diverse nazioni africane su un processo che si snoda lungo due direttrici fondamentali: sconfiggere gli schiavisti del terzo millennio da un lato, e affrontare le cause alla base della migrazione dall’altro, con l’obiettivo di garantire il primo dei diritti, che è il diritto a non dover emigrare, a non essere costretti a lasciare la propria casa, la propria famiglia, a recidere le proprie radici, potendo trovare nella propria terra le condizioni necessarie a costruire la propria realizzazione». 

 

Onu: Zelensky contro diritto di veto della Russia 
Il Presidente ucraino Volodymyr Zelensky è tornato a sfidare direttamente la Russia durante la sessione speciale del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, denunciando «l'aggressione criminale» di Mosca e il «blocco» dovuto al potere di veto della Russia. «La maggior parte dei Paesi del mondo riconosce la verità su questa guerra», ha spiegato Zelensky, parlando di fronte all'ambasciatore russo all'Onu, Vassili Nebenzia. «Si tratta di un'aggressione criminale e ingiustificata da parte della Russia contro la nostra nazione, che mira a impadronirsi del territorio e delle risorse dell'Ucraina», ha attaccato Zelensky, intervenuto con la sua solita tuta verde militare. Il presidente ucraino ha chiesto di rimuovere il veto della Russia dal Consiglio di Sicurezza, un veto legato al seggio di membro permanente occupato da Mosca. «Il diritto di veto nelle mani dell'aggressore sta bloccando le Nazioni Unite», ha detto Zelensky, ritenendo «impossibile fermare questa guerra perché' tutti gli sforzi devono confrontarsi con il veto dell'aggressore o di coloro che lo sostengono». È stata la prima volta dall'inizio dell'invasione russa del suo Paese, il 24 febbraio 2022, che il presidente si e' rivolto personalmente al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite 

 

Migranti, Mulè: il blocco navale è solo slogan, non è praticabile 
Il blocco navale «è uno slogan e nulla più e non si può fare: è un atto di guerra. Chi ne parla fa un errore da matita blu: non è praticabile». È quanto afferma in un'intervista a Il Fatto Quotidiano, il vicepresidente della Camera, Giorgio Mulè. Quanto all'operato del governo sui migranti, l'esponente di Forza Italia commenta: «Non esiste una ricetta unica e vedo un'evoluzione positiva rispetto a quello che Meloni diceva in campagna elettorale. Però quando si parla di decreti Sicurezza, se questi sono una torsione dei diritti umani non va bene. Io dico che è inutile che qualcuno nel governo proponga la soluzione securitaria/militare per risolvere il problema». 

 

Calenda: proposta a Schlein e Conte, insieme per il cancellierato 
«Ho una proposta da fare al resto delle opposizioni: chiediamo insieme il cancellierato». Lo dice, in un'intervista a Repubblica, il leader di Azione, Carlo Calenda. Il modello è quello del salario minimo, da Schlein a Conte. «Sì, lo schema è sempre quello. Perché ha funzionato», conferma. Calenda propone di «arrivare a una pdl condivisa da presentare alla destra, in alternativa al premierato. Che non funziona, non esiste in alcun Paese occidentale». «Distrugge l'equilibrio dei poteri tra presidente della Repubblica e presidente del Consiglio. Per farla corta, non si può fare e per noi non c'è alcun negoziato possibile, se la maggioranza di Meloni insiste su questa strada», sottolinea. Dunque, insiste Calenda, «come opposizioni il nostro dovere non è solo dire di no, ma proporre al governo un progetto alternativo, perché una riforma complessiva dell'assetto istituzionale serve». «Io propongo alle altre opposizioni di trovare una sintesi sul modello tedesco. Un cancellierato, che preveda il rafforzamento dei poteri del premier, la possibilità di sostituirlo nel corso della legislatura con la sfiducia costruttiva, una revisione del bicameralismo, che è già morto nei fatti, dato che ormai una Camera fa una legge da sola e l'altra ratifica». «Mara Carfagna e Mariastella Gelmini contatteranno nei prossimi giorni le altre opposizioni per intavolare la discussione e si rapporteranno anche con Casellati», precisa il leader di Azione. 

 

Pichetto: superiamo i referendum, rinnovabili non bastano 
«Per ora ci occupiamo di ricerca e sperimentazione. L'Italia deve continuare a essere protagonista nei grandi progetti internazionali, sia di fissione che di fusione, in cui sono coinvolte aziende nazionali, anche con commesse rilevanti». L'obiettivo finale, però, è un altro, secondo il ministro dell'Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin: «Vogliamo sdoganare il tema a livello nazionale», sottolinea in un'intervista a Repubblica. Insomma, favorire il ritorno del nucleare in Italia. Gli italiani però hanno detto "no" in ben due referendum. Come pensate di aggirare questo problema? «Valuteranno i costituzionalisti», spiega Pichetto. «L'opinione prevalente degli studiosi è che nei referendum fu chiesto agli italiani di esprimersi sul nucleare di prima e seconda generazione, quello di Chernobyl per intendersi. Ora le cose sono molto cambiate. Un illustre giurista mi ha detto: la bici e la Ferrari sono due mezzi di trasporto, ma un referendum sulle bici non può estendersi alle auto sportive. Aldilà delle interpretazioni giuridiche, è chiaro che per procedere è importante creare consenso», aggiunge il ministro, ricordando che «il nucleare è nella tassonomia green della Ue e che gli esperti lo considerano irrinunciabile per la sicurezza energetica del futuro, in aggiunta alle rinnovabili». Intanto l'Italia continua investire nei combustibili fossili. «Dobbiamo essere realisti: noi puntiamo a eliminare prima il carbone, poi il petrolio, e a conservare il gas fino a che le rinnovabili saranno abbastanza sviluppate da raggiungere la neutralità carbonica nel 2050. Ma nel lungo periodo la continua richiesta di energia sarà tale da dover prevedere l'uso di fonti che garantiscano, al contrario delle rinnovabili, continuità nell'erogazione dell'energia. Proprio come il nucleari», conclude il ministro.   

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