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Lo sfogo del padre di Ilaria Salis: «Lo Stato distingue fra privati cittadini e marò». Le notizie del giorno

Intesa Ue per la ricostruzione dell'Ucraina. Valditara propone la polizia nelle scuole in risposta all'aumento delle violenze contro i docenti. Il premier inglese Sunak: "Il cancro di Re Carlo è stato diagnosticato in tempo". I fatti del giorno da conoscere

di Simone Alliva   6 febbraio 2024

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Il padre di Ilaria Salis: "Lo Stato distingue fra diritti di privati cittadini e Marò"
«Se a Ilaria Salis non è possibile concedere i domiciliari come vennero accordati ai Marò significa che lo Stato fa differenza fra funzionari e normali cittadini». Lo ha detto Roberto Salis, padre di Ilaria Salis della connazionale detenuta da un anno in Ungheria con l'accusa di aver aggredito due manifestanti di estrema destra riuniti in un raduno neonazista. «Sono molto deluso», ha detto in diretta su Rete4 a "Prima di domani", osservando che la richiesta di domiciliari è stata presentata quattro volte ed altrettante respinta, diversamente da quanto accaduto nel caso dei Marò, ai quali i domiciliari furono concessi prima della sentenza della Corte suprema indiana.

Dopo giorni di moderato ottimismo il padre della 39enne antifascista, gli incontri a Roma con i ministri Tajani e Nordio si chiudono con un carico di delusione che non aveva immaginato. «Non possiamo interferire nel procedimento e nello status di libertà dell'indagato», sono le considerazioni dei ministri di Esteri e Giustizia, dunque nessuna esplicita richiesta sarà avanzata da parte del governo per i domiciliari - come invocato dagli avvocati dell'insegnante milanese - né in Italia, né in ambasciata a Budapest. Così come non sarà prodotta alcuna nota che fornisca garanzie sull'applicazione delle misure cautelari nel nostro Paese: «un'interlocuzione epistolare tra un dicastero italiano e l'organo giurisdizionale straniero sarebbe irrituale e irricevibile», spiega Nordio.

Tre "no" che però si aggiungono al pressing dei rappresentanti di governo sull'avvocato ungherese di Salis, affinché chieda i domiciliari in Ungheria, «condizione indispensabile per attivare la decisione quadro Ue del 2009» e quindi l'eventuale esecuzione degli arresti domiciliari in Italia. «È andata molto peggio di quanto ci aspettassimo, non vediamo nessuna azione che possa migliorare la situazione di mia figlia. Siamo stati lasciati soli. Quanto abbiamo chiesto ci è stato negato. Credo che mia figlia resterà ancora per molto tempo in carcere e la vedremo ancora in catene ai processi», ha sbottato amaro Roberto Salis assieme all'avvocato davanti all'uscio del ministero della Giustizia in via Arenula, subito dopo l'incontro con il Guardasigilli. Poco prima il papà di Ilaria con il legale Eugenio Losco aveva già incontrato «in maniera riservata» il titolare della Farnesina: un colloquio definito "privato e cordiale" da Tajani, il quale in seguito aveva aggiunto con i giornalisti: «Quello che fa l'Italia sulla vicenda è noto e non c'è nulla da aggiungere, continuiamo a impegnarci affinché possa essere rispettata la normativa comunitaria in materia di diritti dei detenuti».

Nel frattempo lo stesso dibattito sul caso si stava discutendo in plenaria al Parlamento europeo con esiti che lasciavano intendere ancora spiragli, almeno nelle parole della commissaria Ue per i Servizi finanziari, per la quale «la misura di una detenzione alternativa, compresa quella dei domiciliari, sarebbe in linea con le conclusioni del Consiglio Ue», ha detto Mairead McGuinness, sottolineando che «la Commissione è a disposizione per aiutare a trovare una soluzione sostenibile». Ma alla fine dei due incontri Roberto Salis ha tirato le fila di una giornata per lui sconfortante: «Lo Stato italiano non intende fare nulla, dipenderà tutto dal giudice ungherese, e ritiene di non voler fornire dei documenti che avevamo chiesto per agevolare il lavoro dei nostri avvocati, perché dicono che sarebbe irrituale e che possa creare dei precedenti. Sulla nota che avrebbe fornito garanzie sull'applicazione delle misure per i domiciliari in Italia, ritengono che dallo Stato italiano sarebbe mostrata come una excusatio non petita. Mi dicono che ci sono 2.500 italiani in queste situazioni e che - ha proseguito - non si può fare un'azione preferenziale nei confronti di nessuno. Ma se lasciamo tutti lì siamo uno Stato che difende i cittadini? Ricordiamoci che mia figlia è stata torturata senza carta igienica e senza sapone, e non è uscita neanche una nota di protesta dal nostro ministero degli Esteri. Mi sembra che ci sia un totale scollamento nel funzionamento dello Stato, non vedo fluidità delle informazioni e questo a scapito di persone come mia figlia».

Restano due alternative, con tempi più lunghi, di fronte ai legali di Ilaria: ripartire con una richiesta dei domiciliari a Budapest per la loro assistita, in vista delle applicazioni delle norme europee in seguito - come prospettato in primis da Nordio all'incontro - oppure valutare il ricorso alla corte di Strasburgo, come avevano già annunciato. «Dovremo cercare noi di fare qualcosa - ha spiegato il papà - Ora ci sarà carcere a oltranza fino a quando il giudice ungherese avrà finito il processo o ci sarà un'altra situazione. Ma in quel carcere lì si può anche morire».

 

Onu: l'ordine di evacuazione in Israele copre i due terzi di Gaza 
Gli ordini di evacuazione di Israele nella Striscia di Gaza coprono ormai i due terzi del territorio dell'enclave palestinese, ovvero 246 chilometri quadrati, secondo quanto riferito oggi dagli operatori umanitari delle Nazioni Unite. L'area colpita dai raid di Israele ospitava 1,78 milioni di palestinesi, ovvero il 77% della popolazione di Gaza, prima che scoppiasse la guerra tra Israele e Hamas il 7 ottobre. All'inizio della guerra, l'esercito israeliano ha consigliato ai palestinesi nella metà settentrionale del territorio di lasciare le loro case per sottrarsi a eventuali combattimenti di terra. Nel corso della guerra, gli ordini di evacuazione si sono poi estesi ad alcune aree del sud, compresa la città di Khan Younis e le zone circostanti, attuale fulcro dell'offensiva di terra israeliana. Decine di migliaia di persone sono fuggite e continuano a fuggire da lì, afferma l'Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari nel suo ultimo rapporto quotidiano sulla situazione umanitaria a Gaza. Più della metà della popolazione di Gaza, pari a 2,3 milioni di persone, è ora stipata nella città di Rafah, al confine con l'Egitto e nelle aree circostanti, secondo l'Ocha.

 

Russia: ordine d'arresto in contumacia per lo scrittore Akunin
La Corte distrettuale Basmanny di Mosca ha emesso un ordine di arresto in contumacia per lo scrittore Boris Akunin (all'anagrafe Grigory Chkhartishvili), con l'accusa di incitazione a commettere atti di terrorismo e diffusione di false notizie sulle forze armate. Lo ha detto un portavoce della stessa Corte all'agenzia Tass. In base ai relativi articoli del Codice penale, Akunin, che vive a Londra, rischia fino a sette anni di reclusione per la prima imputazione e dieci per la seconda. Akunin è su posizioni aspramente critiche verso il presidente Vladimir Putin. Secondo la Tass, lo scrittore è stato incriminato perché in uno scherzo telefonico del duo di comici Vovan e Lexus, riconoscendo che Kiev non sarebbe stato in grado di ottenere una vittoria militare sul campo, avrebbe cercato di giustificare gli attacchi ucraini con i droni sulle città russe. La stessa Corte ha emesso un altro ordine di arresto in contumacia con le medesime accuse nei confronti di Alexei Arestovich, ex consigliere del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, per le sue dichiarazioni pubbliche.

 

Ucraina: intesa Ue sostenere la ricostruzione
Accordo raggiunto questa notte tra Consiglio e Parlamento Ue sulla Facility per l'Ucraina, il nuovo strumento unico dedicato a sostenere la ripresa, la ricostruzione e la modernizzazione dell'Ucraina con una dotazione di 50 miliardi fino al 2027. L'accordo è stato reso possibile grazie all'intesa raggiunta la settimana scorsa dal Consiglio europeo sulla revisione di medio termine del Quadro finanziario pluriennale (Qfp), su cui i colegislatori continueranno a negoziare. Al Qfp è infatti legata la nuova Facility per l'Ucraina. L'accordo trovato oggi divrà essere confermato dal Consiglio e dal Parlamento. La nuova Facility si basa su tre pilastri. Il primo prevede la presentazione di un Piano per l'Ucraina da parte del Governo ucraino. Il sostegno finanziario sarà fornito in base all'attuazione del Piano per l'Ucraina, che sarà sostenuto da una serie di condizioni e da un calendario per gli esborsi. Il secondo pilastro prevede che, nell'ambito del Quadro per gli investimenti in Ucraina, l'Ue fornirà sostegno sotto forma di garanzie di bilancio e di una combinazione di sovvenzioni e prestiti da parte di istituzioni pubbliche e private. Una garanzia per l'Ucraina coprirebbe i rischi di prestiti, garanzie, strumenti del mercato dei capitali e altre forme di finanziamento a sostegno degli obiettivi del Fondo. Il terzo pilastro prevede una assistenza all'adesione all'Unione e altre misure di sostegno per aiutare l'Ucraina ad allinearsi alle leggi dell'Ue e a realizzare le riforme strutturali nel suo percorso verso la futura adesione all'Ue.

 

Valditara: «Polizia nelle scuole per proteggere gli istituti più a rischio»
«Non la vedo semplice. Però nelle aree particolarmente a rischio si può immaginare una presenza delle forze dell'ordine a protezione di alcune scuole». Lo afferma, in un'intervista al Messaggero, il ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara rispondendo a una domanda sulla possibilità di immaginare per le scuole qualcosa di simile a quello che si sta facendo negli ospedali, dove sono stati ripristinati i presidi di polizia per proteggere i sanitari. Il ministro sottolinea che le aggressioni agli insegnanti sono in aumento rispetto allo scorso anno scolastico: «Nell'ultimo anno scolastico avevamo avuto 36 casi, ora dopo neanche cinque mesi siamo a 27, ma se guardiamo solo alle aggressioni da parte dei familiari c'è già un aumento del 111%. Per gli episodi di cui sono responsabili gli studenti invece si registra un leggero calo, -11%». Questo, osserva il ministro, «vi fa pensare che c'è una responsabilità educativa forte delle famiglie. Ecco perché, se un genitore aggredisce o prende a pugni un docente o un preside, deve risponderne nei confronti non solo dell'aggredito, ma anche dello Stato. È lo Stato a subire un danno di immagine e reputazionale, e dunque ha il diritto di essere risarcito».

Riguardo al caso di Varese, dove ad aggredire la professoressa è stato uno studente, Valditara osserva: «È chiaro che agire solo dal punto di vista repressivo non basta, bisogna intervenire prima. Quando un ragazzo ha problemi che possono sfociare in episodi di aggressività non può essere abbandonato a sé stesso. Anche dare valore al voto in condotta, come abbiamo fatto nel disegno di legge ora all'esame del Parlamento, per questi casi serve a poco. La scuola deve essere supportata con un servizio di tipo psicologico, eventualmente psichiatrico - prosegue - I ragazzi che abbiano un forte disagio vanno aiutati. Voglio parlarne con il collega Schillaci: se il ministero della Salute sarà d'accordo, potremmo creare un presidio a livello di distretti provinciali, per offrire alle famiglie e alle scuole un punto di riferimento, un presidio territoriale a cui rivolgersi». 

 

Giuliano Urbani: «Potere del Colle ridotti nessuno ne parla»
Sul premierato «la proposta al momento non è che uno scheletro, una formula grezza che non credo abbia futuro, non in questa forma. La riforma dello Stato è un tema importantissimo e delicato, da maneggiare con cura. Scelte come questa, per funzionare, devono essere condivise, è evidente che così si riducono i poteri del presidente della Repubblica. Bisogna discuterne. E invece non se ne parla, si dice che non sarà un problema, mentre rispondere così non è che una rimozione del problema».

Lo afferma Giuliano Urbani, politico e politologo, già ministro, tra i fondatori di Forza Italia, 86 anni, gran parte dei quali dedicati a studiare e analizzare i partiti e le istituzioni, in una intervista al Corriere della Sera. «Sono scettico sui risultati perché manca e non si ricerca un'idea di Polis. I greci litigavano su tutto, ma sulle questioni fondamentali si univano. O se preferisce servirebbe il right or wrong my country , giusto o sbagliato è il mio Paese, caro alla tradizione americana. Se non ci si parla si parte male. E anche se si arriva da qualche parte con una prova di forza, poi la riforma va attuata: è lì che si inciampa». E del premio di maggioranza dice: «Questa è la bomba atomica. Io penso che in qualche forma andrebbe previsto, ma non è uno scoglio da poco. È evidente che sulle regole del gioco sia necessario un accordo».

 

Regno Unito: Sunak, cancro Re Carlo diagnosticato tempestivamente
Il primo ministro britannico, Rishi Sunak, si è detto «scioccato e triste» dopo aver appreso del cancro che è stato diagnosticato a Re Carlo. «Per fortuna è stato preso in tempo», ha dichiarato Sunak parlando alla Bbc a cui ha spiegato che, come primo ministro, continuerà «a comunicare con lui come al solito. Sarà nei nostri pensieri e nelle nostre preghiere. Molte famiglie in tutto il Paese, che stanno ascoltando, saranno state toccate dalla stessa cosa e sanno cosa significa per tutti», ha aggiunto Sunak che ha poi concluso: «Gli facciamo un grande in bocca al lupo e speriamo di superare questa situazione il più rapidamente possibile». L'annuncio del tumore di Re Carlo è arrivato lunedì sera. A darne notizia Buckingham Palace che non ha specificato di che tipo di cancro si tratti ma ha spiegato che il Re ha iniziato una «regolare cura». Nella nota della Corona è stato poi aggiunto che il monarca rimanderà tutti gli impegni istituzionali durante la terapia.

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