Ilaria Salis è uscita dal carcere, va ai domiciliari a Budapest
llaria Salis ha lasciato il carcere di Budapest per essere trasferita agli arresti domiciliari. L'immagine di Ilaria Salis portata davanti ai giudici in ceppi e guinzaglio non si vedrà più nel processo in cui è imputata per avere aggredito alcuni militanti neofascisti. Da oggi l'insegnante milanese, candidata alle europee da Avs, si trova ai domiciliari come disposto nei giorni scorsi dal tribunale di seconda istanza di Budapest che aveva accolto il ricorso dei legali ungheresi respinto in prima battuta. Il pagamento della cauzione di 40mila euro, passaggio necessario per lasciare il carcere, è stato effettuato al tribunale e alla terza udienza del processo prevista domani si presenterà col braccialetto elettronico. I suoi legali Eugenio Losco e Mauro Straini sono appena giunti nella capitale ungherese. L'attivista di Monza era stata arrestata l'11 febbraio del 2023 con l'accusa di aver aggredito due militanti che stavano partecipando alle manifestazioni del "Giorno dell'onore", raduno che ogni anno celebra la resistenza dei militari nazisti tedeschi e dei loro alleati ungheresi durante l'assedio di Budapest. Salis è accusata anche di far parte di un'associazione criminale.
Confusione nella maggioranza. Meloni stoppa redditometro, Tajani e Salvini in coro: "merito nostro"
Al termine di una nuova giornata di polemiche e di "pressing" da parte degli alleati, Giorgia Meloni convoca a Palazzo Chigi il vice ministro Maurizio Leo e "ritira" il decreto che ripristinava il redditometro. Ieri mattina, in un'intervista al 'Corriere della Sera', Leo aveva provato a difendere il provvedimento, su cui ieri erano insorte la Lega e Forza Italia. Il vice ministro di Fdi (che era atteso venerdì in Consiglio dei ministri per spiegare la ratio della decisione) assicurava che il ritorno "era un atto dovuto" ma che nella nuova versione si trattava di uno strumento "diverso, che viene incontro ai contribuenti onesti". La stessa Meloni, sui social, garantiva che "nessun 'Grande Fratello fiscale' sarà introdotto da questo Governo". Parole che però non sono bastate a placare gli altri partiti del centrodestra. "Il Redditometro spero sia un passato che non torna", ha dichiarato il ministro delle Infrastrutture e vice premier Matteo Salvini, mentre l'altro vice Antonio Tajani andava oltre: "Il redditometro è uno strumento obsoleto, che genera solo contenziosi, non risolve i problemi della lotta all'evasione fiscale, è in contrasto con la filosofia della riforma fiscale, quella di un fisco amico e non oppressore. Quindi in Consiglio dei ministri chiederò di revocare questo provvedimento: presenterò una proposta per abolirlo".
Una situazione di tensione difficilmente sostenibile fino al Cdm di venerdì mattina. Per questo, nel pomeriggio di mercoledì, la premier ha convocato nel suo ufficio Leo per un confronto faccia a faccia. Al termine l'annuncio è arrivato con un video su Instagram. "Nessun Grande Fratello Fiscale - ha ribadito Meloni nel video - sarà mai introdotto da Fratelli d'Italia, dal centrodestra, da questo governo. Noi siamo sempre stati contrari a meccanismi invasivi come il redditometro, applicati a persone oneste e la nostra posizione non è cambiata. Abbiamo ereditato una situazione però molto pericolosa nella quale non c'è alcun limite al potere discrezionale dell'amministrazione finanziaria di contestare incongruenze tra il tenore di vita e il reddito dichiarato. Da qui la necessità di emanare un decreto ministeriale che prevedesse precise garanzie per i contribuenti. Quel decreto ha però prodotto diverse polemiche. Allora oggi ho incontrato il viceministro Leo. Ci siamo confrontati sui contenuti del decreto che era stato predisposto dagli uffici del ministero dell'Economia e delle Finanze e siamo giunti alla conclusione che sia meglio sospendere questo decreto in attesa di ulteriori approfondimenti perché il nostro obiettivo è e rimane quello di contrastare la grande evasione e il fenomeno inaccettabile ad esempio di chi si finge nullatenente ma gira con il suv o va in vacanza con lo yacht senza però per questo vessare con norme invasive le persone comuni".
Adesso, spiegano fonti di governo, viene "differita l'attività applicativa del decreto" e ci sarà un "successivo provvedimento normativo di revisione dell'istituto". Esultano Tajani e Salvini che rivendicano il successo della loro battaglia. "Sono molto soddisfatto - afferma il ministro degli Esteri - per la decisione di Giorgia Meloni di aver accolto la nostra proposta di bloccare il redditometro". "Bene - per il leader del Carroccio - che il governo, come auspicato con grande chiarezza dalla Lega, abbia deciso di stoppare il grande fratello fiscale. Avanti con il buonsenso". Resta, per la presidente del Consiglio, l'irritazione per un 'pasticcio' a poche settimane dalle elezioni europee.
Corruzione in Liguria. Oggi Toti pronto a difendersi davanti al Pm
Giovanni Toti, ai domiciliari dallo scorso 7 maggio, è pronto a difendersi davanti ai magistrati di Genova. Domani, accompagnato dal difensore Stefano Savi, risponderà - dopo il silenzio nell'interrogatorio di garanzia davanti al gip Paola Faggioni - alle domande dei pm Luca Monteverde e Federico Manotti, titolari dell'inchiesta sulla corruzione elettorale, il falso e il voto di scambio, i capi di accusa che gli vengono contestati nell'indagine che ha segnato un terremoto nella politica ligure. Un confronto che inizierà alle 11, in procura, salvo cambi dell'ultima ora, e che avrà ripercussioni non solo sul piano giudiziario ma anche politico. Dopo l'interrogatorio il difensore presenterà istanza per revocare i domiciliari, primo passo per un confronto con la maggioranza che per Toti è la condizione necessaria per valutare le dimissioni che l'opposizione continua a chiedere a gran voce. Ai magistrati TOTI dovrà chiarire i rapporti con l'imprenditore Aldo Spinelli, le presunte pressioni nelle concessioni sul futuro del porto di Genova, e i bonifici sospetti al Comitato che porta il suo nome, alcuni forse dirottati sul suo conto personale, ma usati - per la difesa - solo per spese politiche. Il governatore ligure dovrà rispondere anche di corruzione elettorale per l'accusa di voto di scambio alle Regionali del 2020 con la comunità dei Riesini: sono quattro le competizioni in 18 mesi (amministrative di Savona e Genova, le nazionali del settembre 2022 e le elezioni di Ventimiglia e Sarzana) in cui Toti "pressato dalla necessità di reperire fondi per affrontare la campagna elettorale, ha messo a disposizione la propria funzione, i propri poteri e il proprio ruolo, in favore di interessi privati, in cambio di finanziamenti, reiterando il meccanismo con diversi imprenditori" si legge nell'ordinanza. Per "ottenere l'elezione o la rielezione, per il raggiungimento del quale è stata 'svenduta' la propria funzione e la propria attività in cambio di finanziamenti, abdicando in tal modo ai propri importanti doveri istituzionali". Una rinuncia alla poltrona che dopo l'interrogatorio Toti potrebbe essere costretto formalmente a fare.
Regno Unito. "The Times": "Sunak non può davvero credere di vincere le elezioni"
Il primo ministro britannico non può realmente essere convinto che i Conservatori possano vincere le elezioni anticipate indette ieri per il 4 luglio. È il parere che si legge in un editoriale pubblicato sul quotidiano "The Times" che raccoglie le opinioni di quattro commentatori politici britannici. "Non vedo alcuna buona ragione per indire un'elezione ora, quando sanno chiaramente che perderanno. Alcuni modesti segnali di una fase economica migliora sono un motivo per resistere, non per andarsene a metà prima che le nuvole si diradino", afferma Matthew Parris. Per Sunak, "l'unica cosa peggiore che affrontare una probabile sconfitta in autunno è affrontare una sconfitta certa adesso", aggiunge il commentatore. Secondo Rachel Sylvester, per gli elettori britannici i laboristi "non possono essere peggiori" dei conservatori. "Quando è stato chiesto ai cittadini cosa pensassero di (Keir) Starmer e del suo partito (i laboristi), hanno risposto: 'Beh, non può andare peggio'. Potrebbe non essere un chiaro sostegno, ma per i laboristi sarebbe sufficiente", afferma Sylvester. Secondo Trevor Phillips, invece, "non ci sarà una vittoria schiacciante" dei laboristi, "ma in questo momento il Paese sembra aver preso una decisione. Per Sunak, il 4 luglio è il giorno delle elezioni. Ciò che la maggior parte degli elettori desidera è la sua estromissione". In controtendenza il parere di Alice Thomson secondo cui il primo ministro ha fatto la scelta giusta convocando fra meno di un mese e mezzo le elezioni generali. "Le cose possono solo peggiorare. E' chiaro che non c'e' spazio per effettuare tagli fiscali quest'autunno. I piccoli gommoni ricominceranno ad arrivare oltre la Manica non appena smetterà di piovere; almeno in questo modo (Sunak) potrà dire di aver tenuto l'inflazione sotto controllo", afferma Thomson.
Sono 9 gli Stati Ue che riconoscono la Palestina
Dopo la decisione di Spagna e Irlanda (insieme con la Norvegia) sono saliti a 9 i Paesi dell'Unione europea a riconoscere uno Stato di Palestina. A livello Onu, secondo l'Anp, questa posizione è stata assunta dal 70% dei membri: 142 su 193. Tra loro non ci sono l'Italia e gli Stati Uniti. In Europa la Svezia è stato il primo Paese Ue a fare questo passo, nel 2014, al culmine di mesi di scontri tra israeliani e palestinesi a Gerusalemme est. Lo Stato di Palestina era già stato riconosciuto da Bulgaria, Cipro, Ungheria, Polonia, Romania, l'allora Cecoslovacchia, quando erano nell'orbita dell'Urss (ma dopo la divisione con la Slovacchia, la Repubblica Ceca ha fatto un passo indietro).
Oggi, sull'onda dell'offensiva israeliana a Gaza, è arrivato il sostegno alla statualità palestinese dalla Norvegia (che non fa parte dell'Ue), dall' Irlanda e dalla Spagna. Malta riconosce il diritto dei palestinesi alla statualità ma non formalmente lo Stato di Palestina, anche se lo scorso marzo si è detta pronta a fare questo passo, così come la Slovenia, "quando le circostanze saranno giuste". Per Emmanuel Macron la questione del riconoscimento di uno Stato palestinese senza una pace negoziata non è più "un tabù per la Francia", anche se Parigi al momento non è orientata a farlo. Quanto all'Italia, ritiene che questa soluzione si debba raggiungere attraverso i negoziati tra israeliani e palestinesi. Posizione condivisa con gli Stati Uniti. Quasi tutta l'Asia, l'Africa e l'America Latina riconoscono formalmente lo Stato palestinese. L'Algeria è stato il primo Paese, nel 1988, dopo la proclamazione unilaterale di un'entità statuale da parte dell'allora leader dell'Olp Yasser Arafat. Dopo poche settimane decine di Paesi hanno seguito l'esempio: gran parte del mondo arabo, India, Turchia, gran parte dell'Africa. Nel biennio 2010-2011 si sono uniti una serie di Paesi sudamericani tra cui Argentina, Brasile e Cile. Nel novembre 2012 la bandiera palestinese è stata issata per la prima volta alle Nazioni Unite a New York, dopo che l'Assemblea Generale ha votato a stragrande maggioranza per elevare lo status dei palestinesi a "Stato osservatore non membro". Il 10 maggio scorso l'Assemblea ha votato una risoluzione affermando che la Palestina è "qualificata a diventare Stato membro" con 143 voti a favore, 25 astenuti (Italia compresa) e nove contrari, tra cui gli Usa. Washington, così come Roma, mantiene comunque relazioni diplomatiche con l'Autorità Nazionale Palestinese, insieme con Canada, Giappone, Corea del Sud, Australia e Nuova Zelanda.
La Casa Bianca valuta se consentire a Kiev l'uso armi Usa in Russia
Il divieto imposto all'Ucraina di usare armi americane per colpire in territorio russo inizia a vacillare. Su spinta del Dipartimento di Stato si è infatti avviato un intenso dibattitto all'interno della Casa Bianca sulla possibilità di far cadere il tabù imposto dal presidente Joe Biden fin dall'inizio della guerra. Lo riporta il New York Times citando alcune fonti, secondo le quali sul divieto il segretario di Stato americano Antony Blinken ha cambiato idea dopo la recente visita a Kiev. Gli Stati Uniti stanno anche valutando l'ipotesi si addestrare le truppe ucraine all'interno del Paese in guerra con Mosca, anche se non è chiaro come potrebbero reagire se gli addestratori finissero sotto attacco.
Musumeci: "Aiuti a chi lascerà i Campi Flegrei"
Ci vorranno oltre 500 milioni di euro per la messa in sicurezza dei Campi Flegrei, dove sono stati realizzati migliaia di edifici e vivono 80mila persone. La priorità saranno le scuole. Il governo studia poi l'ipotesi di sostenere chi vuole trasferirsi altrove, escludendo il ricorso al sisma-bonus. Lo ha riferito il ministro per la Protezione civile, Nello Musumeci, al termine del vertice a Palazzo Chi presieduto dalla premier Giorgia Meloni, dopo la sere di scosse di questi giorni che hanno spaventato la popolazione. "Ma chi ha scelto di vivere lì - ha sottolineato Musumeci - sapeva che era un'area difficile, che presenta rischi. Ce ne ricordiamo solo quando la terra trema e questo è un grande limite, serve una convivenza vigile col pericolo. Se decidi di stare in quel luogo ci devi aiutare a promuovere una convivenza responsabile con una maggiore consapevolezza".
Nel corso dell'incontro, cui hanno partecipato anche il ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, dell'Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, il sottosegretario alla Difesa, Isabella Rauti, il sottosegretario all'Interno, Emanuele Prisco, il capo del Dipartimento della Protezione civile, Fabrizio Curcio e il prefetto di Napoli, Michele Di Bari, è stato fatto il punto mentre la terra continua a tremare: in mattinata si è registrata una scossa di magnitudo 3.6. "La comunità scientifica - ha spiegato Musumeci - dice che le scosse possono durare un mese, un anno, possono evolversi o estinguersi già domani: noi dobbiamo essere pronti ad ogni evenienza. Stiamo lavorando con la prefettura, con i Comuni e con la Regione per definire un piano di evacuazione che rimane nel cassetto ma se necessario deve essere subito attuato". La Commissione Grandi rischi si è riunita per valutare il pericolo. "Non ho letto la relazione conclusiva ma credo che confermerà l'allerta gialla. Non so se ci sono stati pareri divergenti, non lo escludo", ha aggiunto il ministro. Quello che è certo, ha proseguito, è che "l'eccessiva antropizzazione del territorio, che andava impedita in passato, oggi crea problemi ai fini del piano speditivo di evacuazione" per questo "ora approveremo una norma per vietare nuove costruzioni nella zona del bradisismo". L'intenzione del governo, ha rimarcato, "è quella di impegnare risorse nella cosiddetta zona rossa: nell'area più pericolosa ci sono 1.250 case che sarebbero a elevato rischio sismico e 2.750 a medio rischio". "Quanto il governo potrà stanziare, e con quali modalità per mitigare il rischio di chi ci abita, lo valuteremo soltanto quando si sarà completata l'operazione di ricognizione della vulnerabilità degli immobili. In base alla mole di lavoro da affrontare, si quantificheranno le risorse", ha aggiunto Musumeci. E tra le ipotesi allo studio c'è "anche quella di sostenere un cittadino che volesse delocalizzare, che dicesse 'non vogliamo più stare qui'. Il governo deve sostenere questa scelta, accompagnarla o girarsi dall'altra parte? È un'ipotesi che non mi sembra da sottovalutare, ci stiamo ragionando, stasera abbiamo posto il tema al centro dell'agenda". Musumeci Ha quindi concluso rivolgendo un appello agli abitanti dei Campi Flegrei: "Noi meridionali siamo un po' scanzonati, un po' fatalisti, siamo abituati a toccare ferro. Ma dobbiamo comprendere che chi vuole continuare a vivere in quella zona deve attrezzarsi". Intanto domani ancora scuole chiuse a Pozzuoli, la riapertura è prevista venerdì, e in un istituto ritornerà per un giorno la didattica a distanza.