Il caso

Il vigile che manganellò la donna trans a Milano è stato condannato a 10 mesi e altri 2 a processo

di Simone Alliva   8 luglio 2024

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Brutalizzata dagli agenti in pieno centro, "Bruna" fu accusata di essersi mostrata nuda davanti a "donne e bambini". Adesso gli agenti dovranno rispondere oltre che delle lesioni anche dell'accusa di falso. La fake news veicolata anche dai consiglieri della Lega

Un agente della polizia locale di Milano è stato condannato a 10 mesi con pena sospesa e altri due a processo per lesioni aggravate dall'abuso di potere e falso. È la decisione della gup di Milano, Patrizia Nobile, sul caso di Bruna, la donna transgender che il 24 maggio 2023 è stata aggredita a Milano da quattro agenti.

 

Manganellata alla testa e poi alle costole. Calci. L’uso dello spray al peperoncino. E ancora botte. Una donna già arresa, a terra, con le mani in alto. Un'aggressione in piena regola consumatasi in zona Bocconi, dopo un intervento dei vigili urbani al Parco Trotter e durante la fase di trasporto all'Ufficio centrale arresti e fermi della polizia locale (Ucaf). Nel processo celebrato con rito abbreviato nei confronti di uno dei 5 agenti coinvolti, la gup ha accolto la richiesta del pubblico ministero, Giancarla Serafini, e ha condannato il 31enne anche a un risarcimento, da liquidarsi in sede in civile. Rinviata a giudizio, assieme ai 'ghisa', la donna brasiliana, assistita dall'avvocata Debora Piazza, imputata di lesioni aggravate, resistenza, rifiuto di fornire indicazioni sulla propria identità e ricettazione per essere stata trovata in possesso di una tessera Atm intestata a una donna e che sarebbe stata rubata il 26 novembre 2022 in un'abitazione. È accusata di aver dato in "escandescenza" in stato di alterazione e senza documenti in via Giacosa, lanciando oggetti, minacciando atti di autolesionismo con un fermaglio per capelli e sferrando calci nei confronti degli agenti intervenuti sul posto. Ma i due poliziotti rinviati a giudizio, di 40 e 53 anni, rispondono oltre che delle lesioni anche dell'accusa di falso. 

 

Avrebbero mentito nelle relazioni sul fatto che Bruna si sarebbe mostrata nuda davanti a "donne e bambini", mostrando parti intime e urinando in pubblico e nell'aver affermato che abbia preso a testate i finestrini dell'auto su cui era stata caricata. Tutte circostanze che per la pm si sono dimostrate non verificate. Le ricostruzioni fasulle, rese note anche dai sindacati, erano state veicolate sui social da Silvia Sardone e Alessandro Verri rispettivamente commissaria delle Lega a Milano e Capogruppo in Consiglio comunale. E dopo poco tempo smentite dalla procura di Milano.

 

Per tutti il processo partirà il 14 novembre. Prosciolti con sentenza di non luogo a procedere altri due vigili urbani di 50 e 56 anni imputati solo per il falso. Secondo l'accusa avrebbero scritto nella relazione di servizio che 'Bruna' "non presentava altre lesioni visibili", a eccezione degli occhi gonfi e rossi e si una lesione al labbro inferiore. Per la giudice il fatto non costituisce reato e le motivazioni della sentenza saranno depositate in 60 giorni. 

 

Nel procedimento il Comune di Milano, che ha trasferito gli agenti dalla strada in ufficio e aperto procedimenti disciplinari sospesi in attesa degli esiti penali, si è costituito come persona offesa (ma non parte civile), assistito dall'avvocato comunale Federico Bier. Nel corso delle indagini era già stata chiesta l'archiviazione per 6 agenti della Locale (alcuni sono gli stessi condannati, rinviati a giudizio o prosciolti) da altre accuse denunciate dalla 43enne 4 giorni dopo i fatti per abuso di autorità contro arrestati, violenza privata e minacce. Gli uomini della Locale erano accusati anche di aver gridato "Transessuale di m..., tornatene al tuo paese, se non ti fermi ti ammazzo, frocio bastardo". La Procura non ha trovato alcun testimone delle affermazioni ingiuriose e razziste, pur avvenute in pieno giorno, né riscontro. Gli inquirenti ritengono poco "credibile" che agenti, impegnati in un complicato inseguimento, abbiano urlato frasi "minacciose e discriminatorie" con il rischio di essere "sentiti".