Attualità
19 febbraio, 2026Nell’anniversario della strage di Addis Abeba, il più efferato dei crimini del colonialismo italiano, una rete di associazioni vuole rompere il silenzio su una memoria rimossa
Le strade sono disseminate di indizi. Basta far caso all’odonomastica delle città italiane per capire che con il passato coloniale nessuno ha mai voluto davvero fare i conti. Via dell’Amba Aradam, per esempio, celebra la battaglia della campagna d’Etiopia, nel 1936, in cui l’esercito italiano sconfisse le truppe di Hailé Selassié grazie a gas tossici rilasciati a bassa quota e a bombardamenti indiscriminati sui civili. Basta farci caso per notarle, eppure vie, targhe e statue sono ancora tutte lì. Come il mausoleo dedicato al gerarca fascista Rodolfo Graziani. Lo storico Angelo Del Boca lo definì «il più sanguinario assassino del colonialismo italiano», ma il Comune di Affile, in provincia di Roma, nel 2012 ha ritenuto comunque di dedicargli un monumento, con un finanziamento di 127mila euro della Regione Lazio.
I crimini del colonialismo italiano sono il grande rimosso della memoria condivisa del Paese, e se i luoghi pubblici, più che ricordare gli eventi, sembrano cristallizzare il falso storico degli “italiani brava gente”, diventa necessaria una rielaborazione collettiva. È l’obiettivo della Rete Yekatit12-19febbraio, una costellazione di associazioni impegnate a portare questo racconto nello spazio pubblico. Il nome deriva dalla strage di Addis Abeba, conosciuta come Yekatit 12, che nel calendario etiope corrisponde al 19 febbraio, e ricorda il giorno in cui, nel 1937, le truppe italiane massacrarono migliaia di civili in uno degli episodi più violenti dell’intera storia coloniale italiana. Secondo le stime più accreditate, i morti furono tra i 20 e i 30mila. «È una scelta simbolica», spiegano i promotori. «Quello che è accaduto ad Addis Abeba racconta quanto il colonialismo italiano sia stato violento tanto quanto gli altri colonialismi europei. La differenza è che questa violenza è stata nascosta meglio». Smascherarla, raccontarla e fare in modo che le istituzioni la riconoscano è una sfida dura, «ma negli anni, grazie alla nostra insistenza, qualche risultato concreto è arrivato. Oggi il 19 febbraio è ricordato in diverse città». Durante la settimana, la Rete ha promosso iniziative in tutta Italia, ma l’evento centrale si è tenuto a Roma, davanti al monumento ai caduti di Dogali, con l’inaugurazione della targa “Giardino Zerai Deres”. Zerai Deres fu un traduttore e patriota eritreo, eroe nazionale e simbolo dell’antifascismo e della resistenza anticoloniale. «L’intitolazione del giardino», spiega la Rete Yekatit12-19febbraio, «rappresenta un passaggio concreto nel processo di risignificazione della memoria pubblica».

Qualche giorno prima del 19 febbraio, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni si trovava proprio ad Addis Abeba, per partecipare al vertice Italia-Africa. Ha incontrato il premier Abiy Ahmed Ali, con cui ha parlato di cooperazione, partenariato e pari dignità, ma ha evitato di affrontare il nodo del passato coloniale. Un silenzio che, ha notato una parte della stampa etiope, si inserisce in una più ampia rimozione istituzionale. Emblematica, in questo senso, è la storia del primo aereo dell’aeronautica militare etiope, sottratto durante l’occupazione fascista e conservato per decenni in un museo italiano. La restituzione, avvenuta il 30 gennaio 2024, è stata compiuta in modo discreto, con un’eco mediatica limitata e senza una reale assunzione di responsabilità. Anche in quel caso, un altro grande indizio è passato davanti a tutti senza che nessuno se ne accorgesse. Continuiamo a non farci caso, come gli investigatori dei romanzi gialli che hanno sempre avuto le prove davanti ai loro occhi. Solo che stavolta i colpevoli siamo noi.
LEGGI ANCHE
L'E COMMUNITY
Entra nella nostra community Whatsapp
L'edicola
Glovalizzazione - Cosa c'è nel nuovo numero de L'Espresso
Il settimanale, da venerdì 20 febbraio, è disponibile in edicola e in app



