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9 marzo, 2026Il Presidente della Repubblica ha celebrato l'80esimo anniversario del suffragio universale con il diritto di voto esteso alle donne, per poi tornare sul presente: "La sfida riguarda milioni di donne, lavoratrici, professioniste, madri di famiglia"
Il voto alle donne fu "un'autentica rivoluzione", ma la strada per raggiungere la parità di genere in Italia è ancora lunga. A sottolinearlo è il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che in occasione delle celebrazioni per la Giornata internazionale della donna ha tenuto un discorso sullo stato dell'arte dell'emancipazione femminile. Alla cerimonia di lunedì 9 marzo al Quirinale erano presenti anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il presidente della Camera Lorenzo Fontana e la vicepresidente del Senato Licia Ronzulli.
Gli 80 anni della Repubblica
La celebrazione dell'8 marzo, quest'anno - a 80 anni dalla nascita della Repubblica italiana - assume un significato ancora più profondo perché proprio nel 1946 votarono per la prima volta anche le donne di almeno 25 anni. "Celebrare oggi la Giornata Internazionale della donna significa riconoscere la ricchezza della presenza e del contributo protagonista femminile nella società e anche riflettere sulla lunga e impegnativa strada percorsa dalle italiane per conquistare spazi e diritti per rendere vera la uguaglianza tra le persone di ciascun sesso affermata dall'art.3 della Costituzione", ha sottolineato Mattarella.
"Quest'anno - ha aggiunto il Presidente - la celebrazione riveste un significato speciale: ricorrerà tra breve l'ottantesimo anniversario della Repubblica, nata il 2 giugno 1946, quando le italiane, chiamate al voto dopo la prima volta nelle elezioni comunali di pochi mesi prima, che ripristinarono la democrazia nei Municipi, soppressa dalla dittatura, diedero il loro apporto decisivo alla costruzione della nuova Italia".
Il voto alle donne "una vera rivoluzione"
"Un'autentica rivoluzione". L'ha definito così Mattarella il voto alle donne nel 1946. "Poneva fine a una secolare storia di discriminazione e di emarginazione e segnava l'inizio di una nuova stagione, dove responsabilità, opportunità, diritti valevano per donne e uomini, finalmente su un piano di totale parità". Il Capo di Stato ha colto l'occasione per ricordare il contributo delle donne durante la seconda guerra mondiale - e anche prima -: "Il loro ruolo protagonista le donne lo avevano testimoniato sempre e lo avevano ribadito sostenendo la società e l'economia italiana durante i penosi anni dei due conflitti mondiali, prendendo anche parte attiva alla Liberazione, come staffette partigiane, come attiviste, come combattenti".
Il ruolo Costituzione
"Dopo secoli in cui la donna era considerata in posizione subordinata e il suo ruolo nella società era confinato nella sfera familiare e domestica, il voto alle donne rappresentò il traguardo per il quale tante si erano impegnate", ha aggiunto il Presidente della Repubblica. Secondo lui, un altro tassello verso la parità di genere fu l'entrata in vigore della nostra carta costituzionale. "Una svolta scolpita, di lì a breve, nella nostra Costituzione, all'articolo 3. L'eguaglianza, la dignità e la libertà delle donne non come concessione dall'alto, ma come diritto fondamentale di ogni persona. Non fu ancora - ha sottolineato - il conseguimento dell'effettiva parità. Ma la Costituzione, affermandola, pose le basi del dovere della Repubblica di realizzarla e svilupparla, aprendo la strada a progressive conquiste legislative, realizzate soprattutto grazie all'impegno delle donne nel Parlamento e nella società".
Talenti sprecati
Secondo il Capo di Stato, la strada per l'uguaglianza tra sessi sarebbe ancora lunga, non tanto per le figure che - facendo da eccezione - ricoprono oggi ruoli di potere, ma piuttosto per la maggioranza, decisamente più "invisibile" . "Quante risorse, quanti talenti abbiamo perduto nel corso dei tempi passati! - ha detto - Le istituzioni hanno offerto e offrono un esempio. Ma la questione non riguarda singole figure di eccellenza. La sfida riguarda milioni di donne, lavoratrici, professioniste, madri di famiglia. Il percorso potrà dirsi concluso soltanto quando non si chiederà più alle donne di assumere, nei diversi ambiti della società, modelli di comportamento maschili per vedere riconosciute il proprio ruolo, le proprie capacità e qualità. Finché questo non avverrà, continuerà a esserci una perdita di valori e di opportunità per l'intera società italiana".
Le quote
Secondo il Presidente, inoltre, anche lo Stato ha giovato dell'ottenimento dei diritti delle donne, e ne gioverà ancora, avendo loro oggi più possibilità di esprimere il proprio potenziale. "La presenza femminile nelle professioni o nelle istituzioni non è una questione di quote: è il segno di una Repubblica che riconosce e valorizza tutte le energie migliori di cui dispone. La Repubblica ha dato molto alle donne. Le donne hanno dato molto alla Repubblica e l'equilibrio non è ancora alla pari".
I temi della contemporaneità
Secondo Mattarella, oggi lo Stato italiano dovrebbe impegnarsi per far fronte alle questioni che più impediscono il raggiungimento della parità di genere. "Guardando al futuro, la nostra Repubblica deve continuare a valorizzare il ruolo delle donne, abbattendo gli ostacoli che tuttora ne limitano le potenzialità: il divario salariale, la scarsa presenza nei ruoli apicali delle aziende, la violenza di genere, la conciliazione tra vita e lavoro. Una società che investe nelle donne diventa oltre che più equa, più forte, più innovativa, più dinamica. Tutti i fattori indicano che l'economia cresce con il lavoro femminile e con esso cresce la qualità complessiva della vita. Promuovere politiche che favoriscano l'inclusione, la formazione, la leadership femminile, sostenere la maternità senza penalizzazioni di carriera, sono fattori fondamentali per il futuro della nostra Italia".
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