Attualità
20 gennaio, 2026Il 20 Gennaio, in Italia, è il Giorno del Rispetto. Una celebrazione che il Parlamento decise in onore di Willy Monteiro ma che quest’anno assume un valore ancora più rilevante perché cade all'indomani di un accoltellamento tra coetanei a scuola che ancora una volta ha condotto alla morte di un ragazzo
Il 20 Gennaio, in Italia, è il Giorno del Rispetto. Una celebrazione che ricorre ogni anno e che il Parlamento decise dopo la morte e in onore di Willy Monteiro, il ragazzo romano di origini capoverdiane barbaramente ucciso a Colleferro dai fratelli Bianchi perché intervenuto per difendere un amico. Insieme a loro, nel crudele pestaggio, Mario Pincarelli e Francesco Belleggia. Un episodio così brutale da aver turbato l’intera nazione.
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella conferì a Willy la Medaglia d’oro al valore civile alla memoria. Il 20 gennaio del 2026 Willy avrebbe compiuto 27 anni. Ma quest’anno la Giornata del Rispetto assume un valore ancora più rilevante, perché cade in giorni nei quali si registra un accoltellamento tra coetanei a scuola che ancora una volta ha condotto alla morte di un ragazzo, e altri accoltellamenti tra giovani per banali questioni di gelosia.
“La violenza con le lame? Da quando è morto mio figlio Willy, ogni volta che muore un ragazzo ucciso da suoi coetanei mi si riapre la stessa, identica ferita. È un dolore grande. Occorre intervenire per fermare questa rabbia che invade alcuni giovani, occorre fare qualcosa” dice Lucia Monteiro Duarte, la mamma di Willy, durante un intenso e articolato incontro che si è svolto all’Università degli Studi Internazionali di Roma- Unint, l’ateneo che subito dopo l’omicidio di Colleferro ha istituito in memoria di Willy una borsa di studio per ragazzi o ragazze di origini capoverdiane, giunta ora al secondo ciclo. “È un dolore vedere che gli stessi meccanismi continuano ancora oggi, vedere che ci sono ancora tanti giovani con così tanta rabbia dentro” ha aggiunto la mamma di Willy. “È assurdo che non si rendano conto che rovinano anche la propria vita”.
Nell’Aula Magna dell’Unint, dopo gli interventi della madre di Willy, del vice Sindaco di Colleferro, delle due ragazze che hanno ottenuto le Borse di Studio per potersi laureare, è stato proiettato, alla presenza del regista Vincenzo Alfieri e degli attori, il film “40 secondi” (Willy è stato ucciso in 40 secondi con pugni e calci), pellicola tratta dal libro-inchiesta di Federica Angeli, un film lodato dalla critica e che ha suscitato grande interesse nel pubblico. Al termine, introdotti dalla pro-rettrice alla Terza Missione, Antonella Ercolani, il regista e gli attori del film hanno a lungo dialogato con gli studenti. “Abbiamo organizzato questa giornata non semplicemente come un momento di ricordo ma come un momento educativo, perché è solo la cultura che può contrastare la violenza” ha spiegato la Rettrice dell’Università degli Studi Internazionali di Roma, Mariagrazia Russo “e per questo, oltra ai nostri studenti universitari, sono qui presenti così tanti studenti delle scuole medie e delle scuole superiori”. E il presidente dell’Unint, Fabio Bisogni, ha aggiunto che “la cultura delle non violenza nasce da uno sguardo diverso sulla vita, occorre educare a uno sguardo empatico che riconosca il valore della diversità. Se Willy intervenne quel giorno fu perché nella sua famiglia, nella scuola e tra gli amici che frequentava gli erano stati trasmessi valori autentici di solidarietà, altruismo e aiuto reciproco. È per questo che subito, all’indomani di quei tragici fatti, abbiamo istituito una borsa di studio in nome di Willy”.
“Sono davvero molto contenta di queste borsa di studio” ha replicato Lucia Monteiro Duarte. “È come se facessero continuare il sogno di Willy, che voleva diventare un grande chef. Vedere dei ragazzi che riescono a realizzare, grazie all’Unint, quello che lui non è riuscito a realizzare, è per me una grande consolazione, e mi dà forza”. Isabella Rosa Rodrigues, la prima vincitrice della borsa, già tornata a Capo Verde dopo la laurea, e Jéssica Patrìcia Cruz Fortez, la vincitrice della seconda borsa di studio, sono intervenuta dicendo la loro “gratitudine all’università per la strada che le ha permesso di compiere” e si sono dette “davvero fiere di portare avanti la memoria di Willy”.
La storia di Willy è diventata un film con attori non professionisti. L’interprete di Willy, a lui somigliantissimo, è Justin De Vivo, che è stato scelto per fare un provino mentre era in discoteca. “Non avevo mai recitato, ho imparato man mano” dice “e provino dopo provino mi accorgevo di migliorare, anche perché questa è una storia così coinvolgente che fai di tutto per esserne all’altezza. Alla fine sono stato scelto, ed è un grande onore e una grande responsabilità per me interpretare Willy. Il film è importante: la violenza continua a esserci e noi abbiamo un modo per rafforzare la coscienza dei giovani”.
“Ho scelto attori non professionisti per una volontà di realtà. Questo film pone davanti a degli interrogativi” racconta il regista Vincenzo Alfieri. “Perché Willy è intervenuto per cercare di sedare una lite, e altri ragazzi come lui invece sono intervenuti per picchiarlo e ucciderlo? Quando e come si fa la scelta tra il bene e il male? Questo non è un film violento, ma sulla violenza. Mi piace pensare che Willy non sia stato un eroe, ma solo un essere profondamente umano. Lui non è rimasto fermo. Non si è fermato a guardare o, come purtroppo oramai succede sempre più spesso, a tirar fuori il telefonino per riprendere la scena. Lui voleva semplicemente separava due persone, non voleva che nessuno si facesse male. Profondamente umano. E sono arrivati due fratelli esperti di arti marziali, che lo hanno picchiato fino ad ucciderlo”.
E sul possibile perdono per i fratelli Bianchi, gli assassini di suo figlio, (uno condannato all’ergastolo, l’altro, dopo oltre 5 anni dall’omicidio, ancora in attesa di sentenza definitiva) la madre di Willy ha spiegato: “Io non odio questi ragazzi. Quello che mi auguro è che prima o poi riescano ad avere un atteggiamento di pentimento, che è quello che a loro è sempre mancato. Quando uno arriva a fare una cosa così terribile, dovrebbe avere il coraggio di dire ‘ho sbagliato’. Quello che mi ha sempre pesato è che invece abbiano sempre detto di non aver fatto niente a Willy. Niente? Allora il perdono diventa più difficile: Difficile ma non impossibile. Io posso assicurare che non li odio questi ragazzi. Spero solo capiscano la portata di quello che hanno fatto”.
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