Attualità
29 gennaio, 2026Palloni non adatti ai daltonici, viaggi falliti in Australia e a Riad, opere in ritardo o regalate ai privati. Governanti e investitori sembrano d’accordo per vanificare gli sforzi degli atleti. E lo slogan è sempre lo stesso: un commissario ci salverà
A parte gli atleti, c’è qualcosa che funziona nello sport italiano? In pieno conto alla rovescia per i Giochi invernali di Milano-Cortina, gli organi ministeriali, le federazioni, le leghe professionistiche, il Coni, la Fondazione creata per organizzare le Olimpiadi, gli investitori grandi e piccoli sembrano essersi coalizzati per creare la tempesta perfetta.
Mentre gli uffici studi si dannano l’anima a dimostrare che lo sport è motore del pil, la classe dirigente mette in scena un tutti contro tutti in ascesa verso nuovi record di avvilimento. Campioni del passato come Piero Gros, Silvio Fauner, Kristian Ghedina, vengono ignorati o invitati in ritardo. Giovanni Malagò, ex presidente del Coni e numero uno della Fondazione olimpica 2026, scrive alla Gazzetta dello sport per controbattere le accuse del ministro dello sport Andrea Abodi e del vicepremier Matteo Salvini che, da ministro delle infrastrutture, dovrebbe spiegare i ritardi delle opere pubbliche, rinviate di anni sotto l’ombrello della legacy, un’eredità affidata ad altre legislature.
Mentre si dibatte se Massimo Boldi preferisca lo sport o un altro tipo di svago, è già finita nel girone dell’oblio la morte di Pietro Zantonini in una notte di gelo nel cantiere olimpico di Cortina d’Ampezzo, sconciata da un’inutile pista per bob e slittino, tiene banco l’arena Santa Giulia di Milano. Sarà completata? Non sarà completata? Di sicuro, dopo i Giochi finirà in mano a un operatore privato che beneficia di un investimento pubblico e che convertirà l’impianto in un’arena per concerti. Quanto al calcio, tra Figc e Lega è la corsa allo strafalcione. La Supercoppa non la vogliono più neppure i sauditi dopo la desertificata finale di Riad fra Napoli e Bologna nei giorni precedenti il Natale. Il pallone arancione della serie A fa vendere alla Puma che lo produce ma è invisibile ai daltonici e finirà in soffitta a breve. Milan-Como è stata rinviata per l’inaugurazione dei Giochi. Si doveva giocare a Perth, poi non più, poi di nuovo a Perth e il giorno dopo di nuovo in Italia, non si capisce bene perché, salvo lo scarso gradimento da parte degli ospiti australiani. Lo stage della Nazionale è saltato per indisponibilità dei club. Il ct Rino Gattuso affronterà gli spareggi per evitare la terza eliminazione consecutiva degli azzurri a un Mondiale a partire dal 26 marzo, con quattro mesi di vuoto dopo l’ultima partita. La lotta alla pirateria sbandierata da Lega e governo come toccasana per i bilanci dei club è finita in uno scontro con Cloudflare. L’azienda Usa che distribuisce contenuti web è stata multata di 14 milioni di euro dall’Autorità delle comunicazioni e minaccia di abbandonare il mercato italiano chiudendo il rubinetto digitale di accesso ai match. La mossa metterebbe a repentaglio i diritti televisivi che rappresentano la voce maggiore dei ricavi e che le società scontano in banca con largo anticipo sugli eventi.
In questo contesto, il procuratore federale della Figc Giuseppe Chinè è costretto a fare gli straordinari per proporre al Tribunale federale nazionale (Tfn) le penalizzazioni in classifica dovute a mancati pagamenti di stipendi, Irpef e contributi previdenziali. Sembra accettato il principio, contrario alla logica sportiva, che vengano ammesse ai campionati squadre magari capaci di presentare la fideiussione necessaria all’iscrizione - nell’ordine delle centinaia di migliaia di euro - ma prive dei milioni necessari per sostenere una stagione.
Da questo punto di vista la Lega Pro, come si chiama adesso la serie C, è un caso da manuale di crisi senza fine. Anche in questa stagione, il campionato degli asterischi che segnalano le penalizzazioni per mancati pagamenti di stipendi o contributi è partito in modo arrembante. Le crisi finanziarie non distinguono fra regioni ricche e povere, fra proprietà italiane o presunti tycoon con fondo estero.
Il primo club a saltare è stato il Rimini, iscritto a giugno del 2025 ed escluso dal girone B a novembre. Nel girone A la Triestina è stata ammessa al torneo con una penalizzazione assurda (-23), in parte ereditata dalla stagione scorsa. Questo handicap la tiene in fondo alla classifica in attesa di ulteriori interventi della neonata Commissione indipendente per la verifica dell’equilibrio economico e finanziario delle società sportive, presieduta da Massimiliano Atelli. Il club giuliano è un caso di scuola per spiegare come cambia il mercato dei capitali nel calcio. A settembre del 2025 il fondo Usa Lbk di Ben Rosenzweig aveva venduto la squadra a Dogecoin, criptovaluta lanciata da Billy Markus e Jackson Palmer e sponsorizzata da Elon Musk. Il comunicato di acquisto lo definiva «il passo più ambizioso di Dogecoin nel calcio europeo, posizionando House of Doge come leader nella convergenza tra asset digitali e sport tradizionale». È la prima volta che una valuta digitale decentralizzata e open-source prende la maggioranza di un club professionistico, visto che Tether di Paolo Ardoino e Giancarlo Devasini finora è solo azionista di minoranza della Juventus di John Elkann, contrario all’offerta dei due tifosi miliardari di comprare l’intero club bianconero.
Andando verso Sud ci si ritrova su terreni più tradizionali. Nel girone C della Lega Pro il Foggia e il Crotone sono finiti in amministrazione giudiziaria per mafia come in serie B la Juve Stabia, tenuta a galla in classifica dalla dedizione professionale dei suoi calciatori. Sempre nel girone meridionale della serie C è sotto traccia il caso Siracusa. Soltanto un anno dopo avere dominato il campionato di serie D, la società controllata da Alessandro Ricci, imprenditore dell’energia con base a New York (Xequestris renewables), è stata deferita per mancati pagamenti. Sullo sfondo c’è una lite pubblica tra Ricci e Walter Zenga. L’ex portiere dell’Inter e della Nazionale diventato allenatore e commentatore tv era stato nominato brand ambassador dei siciliani con un contratto fino al giugno 2026 e lamenta di non essere pagato da mesi. In cambio, Ricci ha accusato Zenga di assenteismo. Ma il problema è forse capire perché un club che non ha mai visto la serie A e non gioca in serie B da oltre settant’anni abbia bisogno di un brand ambassador come il Real Madrid o il Liverpool. Per di più, un ambasciatore che deve timbrare il cartellino in sede anziché girare il mondo.
Il capitolo Valerio Antonini è in evoluzione, non verso il meglio. Il multiproprietario del calcio e del basket trapanese ha bruciato le tappe sia in fase di ascesa sia nel crollo. Dopo avere comprato e rilanciato le due squadre, l’imprenditore romano dei beni alimentari con base a Londra, amico e partner in affari del fu Diego Armando Maradona, è incappato – lui sostiene in buona fede - nello scandalo dei crediti fiscali che ha travolto il Brescia gestito da Massimo Cellino.
Avrà modo di difendersi nei tribunali ordinari. Certo è che le ultime esibizioni della Shark in Eurolega di basket e in campionato prima dell’esclusione sono fra i momenti più tristi dello sport professionistico italiano di questo secolo: quattro ragazzini in campo con le canotte ereditate da chi è scappato verso altri ingaggi e partite chiuse per falli dopo pochi minuti di gioco.
Presenterà ricorso anche Antonio Zappi, capo dell’Aia (associazione italiana arbitri) della Federcalcio, dopo che il Tfn lo ha squalificato per tredici mesi. L’accusa è di pressioni indebite sugli organi arbitrali di Lega Pro e serie D. Zappi ritiene che si tratti di un attacco all’indipendenza di una categoria che, nonostante le nuove tecnologie disponibili sul campo, continua a essere contestata quasi a ogni partita. A difesa di Zappi e dell’autonomia arbitrale si sono levate due interrogazioni bipartisan di deputati siciliani: Anthony Barbagallo del Pd e Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera eletto con Forza Italia.
La parola magica che ricorre nel caso Aia è sempre la stessa: commissariamento. Nella lista degli enti sportivi da salvare tramite commissario è finito il comitato degli sport invernali paralimpici che inizieranno il 6 marzo. Il presidente Paolo Tavian si è dimesso per le accuse di «violazioni gravissime dei principi di lealtà e correttezza dei tesserati» e per «abusi psicologici, molestie, minacce in danno del segretario generale Sonia Nolli e di altri componenti della segreteria». Qui i commissari sono addirittura due: Giuseppe Fasiol più Massimo Porciani con delega specifica ai Giochi.
Ideato per accelerare i lavori e dribblare la burocrazia, spesso il commissario straordinario è causa di ritardi. Lo dimostra la vicenda degli stadi da rinnovare in vista degli Europei 2032 organizzati da Turchia e Italia. La procedura di nomina è durata quasi due anni dall’annuncio del ministro Abodi nel settembre 2023. A luglio 2025 è stato scelto Massimo Sessa, ingegnere di lungo corso al Mit che dal 2020 presiede il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici con uno stipendio ben più alto di quello previsto per il suo nuovo ruolo, dotato di 650 milioni di euro in investimenti pubblici. Lo stop di Salvini al doppio mandato di Sessa ha provocato la ritorsione dei meloniani sulla nomina a commissario per i cantieri Anas di Claudio Andrea Gemme, manager vicino alla Lega. A valle di questo braccio di ferro è possibile che l’Italia presenti alla Uefa, la federazione continentale, un elenco di impianti minori insieme all’unico approvato finora: lo Stadium della Juventus inaugurato nel 2011. L’Uefa ha messo come data ultimativa per dare semaforo verde il marzo 2027, quando l’Italia dovrebbe essere alle soglie della campagna elettorale per le politiche.
A Firenze i lavori sono in corso ma mancano 60-80 milioni per il secondo lotto. Qui il presidente Rocco Commisso, scomparso il 16 gennaio 2026, aveva preparato il terreno per un accordo che prevede fondi pubblici, oltre a quelli della holding Usa Mediacom. Anche a Palermo c’è ottimismo per il traguardo di Euro 2032, sempre con la formula del project financing sostenuto da fondi pubblici, benché la proprietà del club rosanero faccia capo all’emiro di Abu Dhabi Mohammed al Nahyan, uno degli uomini più ricchi del mondo.
Fra le tre città maggiori, Napoli non è neppure partita anche se nei giorni scorsi c’è stato un accordo di massima sulla ristrutturazione fra il sindaco Gaetano Manfredi, il neopresidente regionale Roberto Fico e il proprietario Aurelio De Laurentiis. Resta poco chiaro se e in quale misura potranno schierarsi Roma e Milano. L’Olimpico ha bisogno di più che una mano di intonaco ma potrebbe essere pronto il nuovo stadio dell’As Roma a Pietralata. Sul nuovo Meazza la tenebra è fitta. Intanto si farà festa nel vecchio, il 6 febbraio, per inaugurare i Giochi e per mostrarsi compatti in tribuna autorità.
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