Attualità
5 gennaio, 2026Tenuto fuori dalla finestra e lasciato cadere: è la tesi della moglie. E la perizia del Ris conferma le incongruenze sulla ricostruzione della morte di David Rossi, capo della comunicazione di Montepaschi
«La mia condanna è a vita. Ma la sensazione di leggerezza nell’apprendere questa cosa, non la provavo da tempo. Ora è scritto nero su bianco che si tratta di omicidio». A parlare a L’Espresso è Antonella Tognazzi, la moglie di David Rossi, l’ex capo della comunicazione del Monte dei Paschi, trovato morto il 6 marzo 2013, dopo essere precipitato dalla finestra del suo ufficio a Siena.
«Suicidio», sentenziarono all’epoca i giudici, ma a questa tesi Antonella non ha mai creduto. Per la prima volta dopo quasi 13 anni, ora una nuova perizia avvalora l’ipotesi dell’omicidio.
«Questa è la giusta parola per questa vicenda – dice Antonella – chiederemo la riapertura delle indagini, ovviamente non alla procura di Siena dopo quello che ha fatto».
La nuova perizia è stata svolta dal Ris, il reparto investigativo dei carabinieri, ed è stata presentata durante un’audizione alla commissione parlamentare d’inchiesta che indaga sulla morte di Rossi. I periti hanno svolto un test ricostruendo la finestra e il davanzale da cui è caduto. «Hanno ricreato l’ambiente – spiega Antonella – usando un manichino con la stessa identica corporatura di David e con al polso un orologio identico, per arrivare a un’unica conclusione: lui è stato appeso fuori dalla finestra». Lo aveva ipotizzato già nel 2022 il medico legale Francesco Introna, ma non venne mai ascoltato. Ventitré, ora, le prove eseguite che hanno consentito di verificare che solo attraverso una forte trazione poteva staccarsi la cassa dell’orologio dal cinturino indossato da Rossi. Quando è precipitato, sostiene il tenente colonnello dei Ris Adolfo Gregori, «qualcuno lo teneva per il polso sinistro, provocando le lesioni e il distacco dell’orologio». «Prima cade David – spiega Antonella – poi la cassa e poi il cinturino. Sono state trovate delle tracce d’oro sul polso. Chi lo teneva aveva qualcosa di dorato. Forse un anello». E poi c’è la frattura al gomito. Secondo il medico legale Robbi Manghi, non si sarebbe rotto nella caduta, ma con una torsione del braccio mentre Rossi veniva appeso fuori dal davanzale.
Il presidente della commissione parlamentare Gianluca Vinci ha detto che sulla morte non si può più parlare di suicidio.
«Lui non si sarebbe mai ammazzato – dice Antonella – amava la vita. Eravamo una cosa sola. Ho avuto la fortuna di conoscere l’amore vero, quello che tanti non conoscono nemmeno in una vita. Mai si sarebbe suicidato». Lei lo conosceva nel profondo, si capivano al primo sguardo. Un’intesa totale che rende la sua assenza insostenibile: «Andiamo via da qui, cambiamo camera. Senti questo profumo, questo era quello che usava lui».
Le sue giornate sono scandite dal dolore che si riaccende a ogni ricordo e dalla frenesia non della ricerca della verità, di quella non ha mai dubitato, quanto della sua affermazione. «Questi ultimi risultati emersi – dice – non lasciano spazio a dubbi. Sfido chiunque a sostenere il contrario».
L’ipotesi dell’omicidio sarebbe confermata anche dal video della telecamera di sorveglianza posizionata fuori da Palazzo Salimbeni, che ha ripreso gli ultimi momenti della caduta di Rossi. L’esame del video era stato richiesto al Ris dalla commissione d’inchiesta. Il quesito dell’incarico, si legge nella relazione del 23 giugno scorso, era proprio quello di «accertare la causa della rottura del cinturino dell’orologio e l’origine delle lesioni sul polso sinistro». Quando quella sera David Rossi è precipitato, non aveva più l’orologio al polso: il cinturino e la cassa, hanno accertato i rilevamenti tecnici, sono caduti separatamente. «Hanno rivisto il filmato con strumenti più innovativi – spiega la moglie – e si è visto che il cinturino e la cassa si sono staccati prima della caduta al suolo».
Le ipotesi sono, si legge nella relazione, che «il cinturino possa essersi agganciato al perno centrale del davanzale», o che «l’orologio sul polso trattenuto con una mano (o con due mani) venga tirato verso il palmo, con forte compressione, fino a che le anse non cedono e si sganciano».
«È emerso che le lesioni al polso – spiega a L’Espresso l’avvocato Carmelo Miceli – siano da ricondurre all’orologio e siano conseguenza di una rotazione e pressione sul polso di David. Qualcuno ha ruotato e pressato l’orologio». Inoltre le diverse lesioni «non sono riconducibili a una caduta, ma a un’aggressione. Le schegge rinvenute sul davanzale della finestra pare siano state determinate da uno sfregamento del corpo di David. E questo non è compatibile con una dinamica suicidaria». David Rossi, riferisce sempre il legale, «sarebbe stato picchiato violentemente, poi afferrato, preso di peso da almeno due persone – pesava circa 70 chili – e poi buttato di sotto. Questo combacerebbe con le ferite che il corpo presenta, sia contusive che escoriative».
Che fosse stato picchiato era già emerso dai lavori della prima commissione d’inchiesta, istituita l’11 marzo 2021. Con la caduta del governo, però, i lavori vennero interrotti e nel gennaio 2023 ne venne istituita una seconda, l’attuale, che però rimase in stallo per un anno. Dalla prima commissione emerse una super perizia che rilevò la presenza sul corpo di David di lesioni non dovute alla caduta, «ma anche in quel caso la procura non fece nulla», dice l’avvocato. «Ha dei lividi – racconta Antonella – con stampate cinque dita nella parte alta del braccio. All’altezza del fegato ha un altro livido compatibile presumibilmente con un pugno». Il fegato risulta inoltre lesionato. «Sono dei lividi attribuibili a delle percosse – spiega Antonella – non può esserseli fatti da solo. Le perizie hanno stabilito che quelle ferite risalgono a poco prima della caduta. E io mi chiedo: nella prima commissione emergono cose così gravi, e nessuno ha ancora aperto un fascicolo per omicidio? Quello che è successo a David ha un nome ed è omicidio. In più ci sono molte probabilità di riuscire a individuare quella persona che si affaccia al vicolo».
Dalle immagini di video sorveglianza registrate quella sera in vicolo Monte Pio, si vede un uomo affacciarsi sul fondo della stradina, poco dopo la caduta di David. Pare abbia in testa un cappellino da baseball.
«È stato ammazzato da qualcuno che lo vedeva scomodo», ne è sicura Antonella che va continuamente a quella sera. «Io ero a casa a letto, lo chiamai alle sette e mezza perché in quel periodo dovevo fare delle punture e me le faceva lui. Lui doveva passare dalla madre per andare a prendere le polpette. Mi disse: “Ci vediamo tra mezz’ora”. Passa mezz’ora e non lo vedo arrivare. Lo chiamo, non mi risponde, gli mando dei messaggi, non risponde nemmeno a quelli. Gli scrivo: “David mi fai preoccupare”. Niente». Ma David era già nell’incubo che lo porterà alla morte.

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