Politica
30 gennaio, 2026La messa in sicurezza del nostro territorio non riguarda solo le regioni devastate dal maltempo e richiama lo stretto legame nel nostro Paese tra dissesto idrogeologico e consumo del suolo per l'edilizia
La frana di Niscemi - dove sono più di 1.300 gli sfollati - continua a muoversi. Una situazione che il capo della Protezione Civile Fabio Ciciliano ha definito “peggio del Vajont”. Ma la messa in sicurezza del nostro territorio non riguarda solo le regioni devastate dal maltempo e richiama lo stretto legame nel nostro Paese tra dissesto idrogeologico e consumo del suolo per l'edilizia.
Intanto il governo ha dichiarato la stato di emergenza nazionale per un anno per Sicilia, Calabria e Sardegna e approvato un primo stanziamento da 100 milioni di euro. La stima provvisoria dei danni però è di 1,3 miliardi. Il ministro per la protezione civile Musumeci, di cui il centrosinistra chiede le dimissioni, è stato presidente della regione Sicilia tra il 2017 e il 2022 e sul fronte delle responsabilità ha ingaggiato una polemica con gli enti locali. Sulla “politica urbanistica decidono i sindaci”, ha detto Musumeci che “vuole capire perché non si è messo in sicurezza il territorio di Niscemi dopo la frana del ‘97”. Il sindaco di Niscemi sostiene di avere inviato ogni anno la documentazione, lanciando l’allarme.
Pd, Avs, 5 stelle chiedono di spostare i fondi destinati al Ponte sullo Stretto alle zone colpite dal maltempo. E anche l’assemblea regionale siciliana si è espressa in una direzione simile, con a sorpresa il voto anche di parte del centrodestra, sull’ordine del giorno presentato dal partito di opposizione ‘Sud chiama Nord’. La votazione di questo provvedimento non vincolante, era segreta. Ma il ministro delle Infrastrutture Salvini ha chiuso nettamente a questa ipotesi, sottolineando che “ci sono 30 miliardi di cantieri aperti in Sicilia e non si possono bloccare”.
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