Attualità
23 febbraio, 2026L'assistente capo che lo scorso 26 gennaio ha sparato nel boschetto della droga è stato fermato questa mattina. I legali: "Gli altri agenti ora dicano la verità"
È stato fermato Carmelo Cinturrino, l’assistente capo di polizia che lo scorso 26 gennaio ha sparato e ha ucciso Abderrahim Mansouri. Già indagato come atto dovuto per “omicidio volontario”, la posizione di Cinturrino si è aggravata per gli elementi che sono emersi in questi giorni. L’arresto, si legge in comunicato della procura di Milano, si basa “sugli approfondimenti investigativi” e, in particolare, "sulle risultanze di sommarie informazioni testimoniali, interrogatori, analisi delle telecamere e dispositivi telefonici e accertamenti di natura tecnico scientifica, che hanno permesso di ricostruire la dinamica dell’evento”. Alle 11 ci sarà una conferenza stampa in questura a Milano.
La posizione di Cinturrino si è aggravata dopo settimane di dubbi e sospetti. L'agente del commissariato "Mecenate" aveva in un primo momento raccontato di aver aperto il fuoco per legittima difesa perché Mansouri gli avrebbe puntato una pistola contro. In realtà, come hanno raccontato gli altri quattro colleghi presenti durante i controlli anti-spaccio e che sono attualmente indagati per "omissione di soccorso", quella pistola Mansouri non l'aveva ma sarebbe stata portata successivamente sul luogo del delitto. In più, passano 23 minuti dallo sparo e dalla chiamata dei soccorsi; un ritardo probabilmente fatale per la vittima che, all'arrivo dei sanitari, era ancora in vita. Sarebbe morto dopo poco.
Dai racconti dei legali dell'uomo, Debora Piazza e Marco Romagnoli, è emerso che Mansouri aveva intenzione di denunciare Cinturrino perché l'agente di polizia gli avrebbe chiesto ripetutamente pizzo, soldi e droga - fino a 200 euro e cinque grammi di cocaina al giorno - e lui si sarebbe rifiutato. E dalle testimonianze raccolte in questi giorni, starebbe emergendo che Cinturrino non fosse nuovo ad "arresti fuori dalle regole" e che avesse rapporti "sospetti" con alcuni pusher di Corvetto, quartiere in cui viveva.
La procura guidata da Marcello Viola scrive oggi nero su bianco che, ai sensi del fermo disposto dal pm Giovanni Tarzia, "determinante è stato accertare che la vittima", quando è stata colpita, "non impugnava alcuna arma, che è stata portata e posta accanto al corpo in una fase successiva. A questo si aggiungono - scrive ancora la procura - le risultanze delle escussioni testimoniali, interrogatori, analisi delle telecamere e di dispositivi telefonici ed accertamenti di natura tecnico scientifica, che hanno permesso di ricostruire la dinamica dell'evento".
I legali della vittima chiedono che s'indaghi fino in fondo: "Penso che il fermo di Cinturrino sia solo l'inizio. Bisogna fare molta attenzione. Non penso che sia stato l'unico ad agire ma insieme ad altre persone suoi colleghi. È necessario approfondire tutto", ha detto all'Agi l'avvocata Piazza.
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