Attualità
5 febbraio, 2026Usb: "Una giornata di lotta contro genocidi e militarizzazione". Al centro della protesta, anche le condizioni dei lavoratori. "Lo spostamento di risorse su armamenti e industria bellica colpisce i nostri salari, i diritti e distrutto i servizi pubblici essenziali"
Da Tangeri fino ad Amburgo, ventuno porti bloccati contro ogni coinvolgimento nelle guerre. È lo sciopero dei lavoratori portuali proclamato per domani, e che coinvolgerà migliaia di manifestanti dai più importanti porti europei e del Mediterraneo.
“I portuali non lavorano per le guerre”. Questo il motto dello sciopero, per cui oltre la metà degli scali aderenti sono italiani: Genova, Livorno, Trieste, Ravenna, Ancona, Civitavecchia. E poi ancora, da Sud, Salerno, Bari, Crotone, Palermo e Cagliari. Ci si dà appuntamento tra le 16 e le 18.30 in piazze, vie e banchine dei porti.
“Una giornata di lotta e di solidarietà internazionale, la dimostrazione che si può concretamente fare qualcosa contro la guerra, le aggressioni, le rapine di risorse e contro gli effetti dell’economia di guerra mettendo insieme più sindacati di più paesi”. A prendere parte all’iniziativa c’è l’italiana Usb ma anche Enedep di Grecia, Lab dei Paesi Baschi, Liman-Is di Turchia e ODT del Marocco. Aderiscono anche lavoratori dagli Usa con mobilitazioni e iniziative.
“I portuali mandano un segnale di forte solidarietà internazionale contro la militarizzazione dei porti, il genocidio ancora in corso in Palestina, il traffico di armi e la corsa alla guerra a cui stiamo assistendo. Un segnale forte contro l’imperialismo e la rottura del diritto internazionale e in difesa dell’autodeterminazione dei popoli”, spiega L’Unione sindacale di base.
Al centro della protesta, le condizioni dei lavoratori. “L’economia di guerra ha già tagliato i nostri salari, eroso i nostri diritti e distrutto i servizi pubblici essenziali. Lo spostamento delle risorse economiche sugli armamenti e l’industria bellica colpisce direttamente i salari e le condizioni di lavoro, allunga i tempi di lavoro e allontana la possibilità di riconoscere il nostro come lavoro usurante a fini pensionistici”.
Piena solidarietà anche dal consiglio nazionale della sezione Usb dei Vigili del Fuoco: “Le scelte politiche fatte in Italia ed in Europa, stanno preparano un futuro di guerra, ma la narrazione nel mainstream è che tutto avviene per la nostra sicurezza. Ma quale sicurezza? non certo per la nostra sicurezza economica, non per una sicurezza sociale, non per un benessere diffuso”.
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