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13 marzo, 2026La questione è stata sollevata nell’ambito del ricorso presentato da due quarantenni veneziani, uniti civilmente, che hanno espresso il desiderio di adottare un bambino ospitato in un orfanotrofio all’estero
Il tribunale per i minorenni di Venezia ha inviato gli atti alla Corte costituzionale per verificare la legittimità della norma che in Italia esclude le coppie omosessuali unite civilmente dalle adozioni. Secondo i giudici, il divieto previsto dalla legge potrebbe produrre “effetti irragionevoli, discriminanti e non giustificati”. La questione è stata sollevata nell’ambito del ricorso presentato da due quarantenni veneziani, uniti civilmente, che hanno espresso il desiderio di adottare un bambino ospitato in un orfanotrofio all’estero. “Non vogliamo essere dei pionieri, ma solo valutati per ciò che siamo e che potremmo offrire in termini di accoglienza e possibilità a un bambino senza riferimenti”. Le dichiarazioni sono riportate dall'Ansa.
Secondo il tribunale, la coppia dispone delle risorse economiche necessarie per farsi carico di un minore in stato di abbandono. La normativa però oggi non consente alle coppie unite civilmente di adottare. Lo scorso anno, la Corte costituzionale ha invece aperto alla possibilità per i single. Un punto che, secondo la difesa della coppia, crea un evidente paradosso. L’avvocata Valentina Pizzol ha spiegato infatti che “se i nostri clienti divorziassero, ciascuno di loro potrebbe adottare un bimbo e dopo anche ricostituire l'unione civile, aggirando così l'ostacolo”.
Nell’ordinanza, il tribunale sostiene che la norma potrebbe essere discriminante non solo per le coppie unite civilmente, ma anche per i minori. I giudici richiamano anche i principi della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. “Il matrimonio nel nostro ordinamento - precisa l'ordinanza - non ha più l'attitudine esclusiva a qualificare il rapporto di filiazione”. Per questo il “giusto punto di equilibrio tra il diritto del minore a vivere in un ambiente stabile e armonioso, e quello della coppia legata da un'unione civile ad accogliere tale minore come genitori adottivi, porta a ritenere che il divieto non corrisponde più a una finalità legittima e meritevole di tutela. Ma anzi si traduce in una sostanziale discriminazione”.
Adesso la parola passa alla Corte costituzionale, che dovrà pronunciarsi sulla legittimità della legge.
Lo scontro politico sul tema
La decisione del tribunale ha acceso lo scontro politico. Dura la posizione della Lega. “I bambini hanno il diritto di nascere e di crescere con una mamma e un papà. Punto”, ha scritto il partito sui social commentando il caso. Sulla stessa linea la deputata Laura Ravetto: “Chi ancora avesse bisogno di prove trova nell'ordinanza del tribunale per i minorenni di Venezia l'ennesimo esempio di come talvolta la magistratura si sostituisca al legislatore. Il Parlamento ha già escluso espressamente l'adozione per le coppie omoaffettive. La Lega difenderà il diritto dei bambini ad avere una mamma e un papà”.
Critiche anche da Fratelli d’Italia. La deputata Maddalena Morgante parla di una “forzatura politica e giuridica preoccupante”. “Ancora una volta assistiamo all'inaccettabile tentativo di alcuni magistrati di sostituirsi al legislatore su temi di estrema delicatezza che toccano il cuore della nostra società: la famiglia e il futuro dei bambini”. Secondo Morgante, “la legge sulle adozioni nasce, infatti, con un obiettivo chiaro e preminente: garantire al minore il diritto a crescere in una famiglia composta da una mamma e un papà”.
Di segno opposto, invece, la reazione di Arcigay. Il segretario generale Gabriele Piazzoni ha definito la decisione del tribunale “una luce in anni di buio”. “Questa notizia, che giunge da un Tribunale, è l'unica luce nel buio dei diritti di questi anni, in un deserto di politiche discriminatorie e silenzi istituzionali, un'aula di giustizia apre un varco che può restituire speranza a questo Paese”, ha dichiarato. Piazzoni ha aggiunto che le coppie “non chiedono privilegi, è una questione di uguaglianza” e che “l'interesse superiore dei bambini e delle bambine, quello di crescere in un ambiente stabile e amorevole, venga finalmente prima dei pregiudizi”.
Sul caso è intervenuto anche il senatore di Italia viva Ivan Scalfarotto, secondo cui il problema nasce dal ritardo della normativa rispetto alla società. “La società avanza e si modifica, la realtà cambia, ma spesso le leggi restano indietro. E così la magistratura è costretta a fare supplenza”. Il tribunale veneziano, ha osservato Scalfarotto, “si è limitato a sollevare il dubbio che ci sia una 'sostanziale discriminazione' e che, in questo modo, non si faccia il bene dei bambini”.
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