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14 marzo, 2026"Bisogna accettare invece il cessate il fuoco, accettarlo per gli innocenti che ogni giorno vengono colpiti. Dobbiamo farci parte di questa sofferenza, dobbiamo necessariamente trovare altri modi per risolvere i conflitti", dice il cardinale a Il Sole 24 Ore
Un invito affinché la guerra non sia strumento di risoluzione dei conflitti e un appello per mettere in guardia dal rischio che la violenza diventi una spirale incontrollabile. In un’intervista rilasciata a Il Sole 24 Ore, il cardinale Matteo Zuppi ha richiamato l’attenzione sulla necessità di non assuefarsi alla logica del conflitto e di mantenere al centro la tutela delle vittime civili. Le sue parole arrivano all’indomani della decisione di indire una giornata di preghiera e digiuno per la pace.
"Non bisogna mai abituarsi alla guerra, che può diventare una spirale che poi nessuno riesce a controllare, non dobbiamo considerare le vittime come effetti collaterali", ha dichiarato Zuppi. Il presidente della Cei ha ribadito che "non possiamo mai accettare che la guerra sia il modo con cui si risolvono i conflitti". Secondo il porporato, questa posizione si inserisce nella tradizione dei ripetuti appelli dei pontefici contro la guerra. "Da questo nascono i reiterati appelli dei papi e negli ultimi mesi di Papa Leone, appelli che riguardano tutti i conflitti in corso, perché la guerra può diventare una spirale", ha aggiunto.
Zuppi ha poi spiegato che l’escalation dei conflitti segue spesso una dinamica autonoma e pericolosa: "La spirale rivela che la guerra ha una sua logica terribile, geometrica, che porta a compiere quello che forse non si sarebbe pensato". Per questo, ha sottolineato, diventa fondamentale puntare alla cessazione delle ostilità. "Per questo bisogna accettare invece il cessate il fuoco, accettarlo per gli innocenti che ogni giorno vengono colpiti. Dobbiamo farci parte di questa sofferenza, dobbiamo necessariamente trovare altri modi per risolvere i conflitti".
Nel suo intervento il presidente della Cei ha richiamato anche l’esperienza storica del Novecento e il valore delle istituzioni internazionali nate dopo il Secondo conflitto mondiale. "Il conflitto stesso crea altro odio, altra sofferenza, ed è quello che noi abbiamo capito con la sapienza della Seconda Guerra Mondiale, che poi è il motivo per cui abbiamo cercato dei meccanismi, delle istituzioni, degli organismi capaci di prevenire e di risolvere i conflitti che sorgono". Infine, Zuppi ha respinto l’idea che la ricerca della pace possa essere considerata irrealistica. "Dobbiamo tornare a questo. Secondo alcuni tutto questo è utopico. No, non lo è. Se questo è utopico allora davvero è soltanto la logica della forza", ha concluso il cardinale.
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