Ristoranti
14 marzo, 2026Bancone, lavagnetta, tavoli e sedie in legno. Puoi ricreare tutto questo a Miami o a Sydney, e infatti lo fanno. Ma l'aria che si respira alla Villetta di Palazzolo sull'Oglio, quella, non l'ha ancora copiata nessuno
In cima c’è la piccola stazione ferroviaria di Palazzolo sull’Oglio, ‘paesotto’ tra la Bassa e la Franciacorta, sulla direttrice tra Bergamo e Brescia. Può sembrare incredibile ma la palazzina in stile Liberty all’inizio della salita è conosciuta da tantissimi gourmet perché custodisce dal 1900, l’Osteria della Villetta, regno di Maurizio Rossi. Oste supremo, che sembra uscito dalle pagine manzoniane de ‘I Promessi Sposi’, pronto a offrirti subito un calice di Franciacorta DOCG, sempre alla temperatura giusta, appena sei seduto.
Il ‘Mauri’ rappresenta la quarta generazione della famiglia che aprì il locale, con alloggio: a lui si deve il salto di qualità quando i genitori gli passarono il timone nell’89, subito dopo le nozze con Grazia Omodei, all’epoca assistente sociale e che nel 2010 entrò in cucina, sostituendo la brava suocera. «Sono nato nel ‘56 e, sino a quando non ho messo su casa, dormivo al piano di sopra come ha sempre fatto la famiglia: in quasi 70 anni ho visto davvero cambiare il mondo.
Ho imparato gli scacchi con gli ultimi reduci di Caporetto e sentito i racconti di chi era stato a combattere in Russia. Poi in Villetta sono arrivati il juke box e la televisione ma si continuava a giocare a carte e bocce. Era un po’ il centro sociale di Palazzolo e un po’ il salotto che tanti non avevano a casa: qui nessuno si è mai sentito e si sente solo» racconta il patron. La nascita di Slow Food e la sua passione per il buono hanno fatto della ‘Villetta’ un’osteria di eccellenza con tanto di Franciacorta ed olio extravergine della casa, sempre in nome dell’ospitalità, della condivisione, della gioia.
«Per noi è scontato fare da mangiare bene, sono cresciuto con il pensiero fisso di mia madre che diceva “un piatto di buona cera è tutto”, nel senso che va cucinato con amore e portato con il sorriso. Curiamo l’anima e il palato delle persone». Lo sa il pubblico che arriva a piedi e da lontano, pure all'estero, lo sanno bene i critici: i premi e i riconoscimenti sono una costante («in verità, il mio orgoglio è vedere a tavola i figli dei figli dei miei clienti storici») ed esortano a non andare in pensione. L'aneddotica sull'Osteria della Villetta è sterminata, anche per gli habituè (una marea): ogni volta, tra un buon calice e una polpetta, scoprono una storiella nuova, che Rossi racconta con piacere e legittimo orgoglio.
A partire dal tavolino prediletto del maestro Marchesi: « Un uomo di una cultura pazzesca, un intellettuale della cucina che a me e Grazia manca tantissimo: veniva spesso e ci ha dato tanti consigli, non da maestro ma da amico». Oppure il salame del cuore che fece impazzire il divino Ducasse («mi disse che eravamo “la simplicitè de la cuisine” e 15 anni dopo mi ha inviato l’ultimo suo libro con una dedica bellissima») e che fece impazzire Vissani («lo voleva tutto, senza fare problemi di prezzo»). O ancora quando nel 2019, il locale finì incredibilmente al 34° posto dei Restaurant Awards di Monocle, il magazine più cool del pianeta.
«Ma noi non avevamo manco capito che avevamo a pranzo il loro inviato che era in zona per un servizio sulle bollicine. Quando, mesi dopo, chiamò un nostro cliente da un aeroporto dicendo “bravissimi, siete nella classifica di Monocle” pensai a uno scherzo. Poi un amico che viveva a Madrid ci informò che El Pais riportava la lista del magazine. Ma solo quando uscì Repubblica, ci credemmo» ricorda. La Villetta è l'Osteria Italiana, intramontabile luogo del cibo e dell'anima dove si respira l'aria giusta, perché un ambiente del genere (bancone, lavagnetta, tavoli e sedie in legno) lo puoi ricreare - difatti lo fanno - a Miami come a Sydney. Ma non potranno mai e poi mai copiare l'atmosfera creata dai patron, dalle efficienti e sorridenti ragazze di sala, dal pubblico composito e molto preparato.
Menu a voce, tra classicissimi del territorio e i piatti del giorno che possono esaltare il miglior pesce dell'Iseo come le verdure dell'orto di proprietà. La lasagna al ragù non manca mai ma può capitare di trovare quella con le rigaglie di anatra. Come nel periodo giusto, ecco un cotechino impeccabile. E ancora gli gnocchi burro e salvia e il mitico Tris della Villetta bastano a motivare il viaggio. Perché la grandezza sta nell'eseguire correttamente, a ogni servizio, i piatti anche più scontati: provate il budino al cioccolato e capirete da soli. Quanto alla cantina, il 'Mauri' conosce ogni angolo del suo territorio ma ama anche i grandi rossi: affidatevi a lui, ciecamente.
La buona notizia è la presenza attiva della quinta generazione dei Rossi: il sorridente figlio Jacopo. Lo ricordiamo iniziare i compiti di matematica sui tavoli appena puliti dal servizio del pranzo ed eccolo 27enne, laureato alla Scuola di Pollenzo e con un master in food management conseguito all’estero. «Fa tante cose buone, si è cimentato anche in cucina da due grandi chef come Gipponi e Lazzarini: è più colto ed eclettico di me, magari cambierà qualcosa ma so che nel sangue ha il senso dell’osteria» spiega il Mauri. A sensazione, si può stare sereni: la Villetta vivrà (e lotterà insieme a noi).
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