Attualità
23 marzo, 2026Articoli correlati
L'intervento del cardinale al Consiglio episcopale permanente
Nel pieno dello scrutinio del referendum sulla Giustizia, il presidente della Cei, il cardinale Matteo Zuppi, è intervenuto nel dibattito pubblico con un richiamo netto ai principi costituzionali e al metodo del confronto, indicando nell’equilibrio tra i poteri dello Stato il punto di riferimento imprescindibile per ogni riforma.
Aprendo il Consiglio permanente della Conferenza episcopale italiana, Zuppi ha sottolineato come il voto e il confronto che lo ha preceduto confermino “l’importanza di ragionare sull’esercizio concreto della giurisdizione”, definendolo uno “snodo importante” per la tutela del bene comune e per il perseguimento della giustizia, oggi segnata da “molte difficoltà”.
Il passaggio centrale del suo intervento riguarda però il richiamo alla struttura costituzionale: “L’equilibrio tra poteri dello Stato che i padri costituenti ci hanno lasciato come preziosa eredità e che tutti devono preservare”. Una sottolineatura che assume un peso particolare nel contesto di una riforma che avrebbe toccato direttamente l’assetto della magistratura e, più in generale, i rapporti tra i poteri.
Per Zuppi, proprio questo equilibrio rappresenta il limite e insieme la guida per qualsiasi intervento: non un ostacolo al cambiamento, ma una garanzia democratica da non alterare. In questo senso, il cardinale invita a evitare letture semplificate o contrapposizioni ideologiche, evidenziando come le “polarizzazioni” emerse durante la campagna referendaria “non hanno aiutato” il confronto.
Da qui l’appello a una fase nuova, fondata sul dialogo: “Sia scelta la via di un dialogo responsabile e costruttivo tra le forze sociali e culturali e le diverse parti politiche”. Un dialogo orientato alla ricerca di «un consenso possibile» su soluzioni condivise, lontano da logiche di schieramento.
Il presidente della Cei ha ribadito inoltre la posizione della Chiesa, che non intende “arruolarsi” nel confronto politico né sostenere parti, ma piuttosto favorire un clima di responsabilità comune.
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