Politica
23 marzo, 2026Articoli correlati
A Palmoli, nel piccolo comune abruzzese della famiglia nel bosco (evocata più volte in campagna elettorale), ha vinto il "Sì"; risultato opposto a Gerace, dov'è nato Gratteri (uno dei frontman del "No"). La città con la più alta percentuale contraria alla riforma è stata Napoli (75%)
Ci sono comuni che sono più importanti di altri. Non perché pesino da un punto di vista statistico o politico - tutt’altro - ma perché si portano dietro un significato simbolico. E in questa campagna elettorale combattuta anche con colpi bassi, sono stati tanti gli argomenti tirati fuori dal cilindro che spesso c’entravano poco o nulla con il quesito referendario.
Parlando dal palco di Atreju durante l’intervento conclusivo della kermesse di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni invitava a votare “Sì” al referendum sulla Giustizia “perché - le parole sono sue - non ci debba più essere una vergogna come quella che stiamo vedendo a Garlasco, ultimo caso solo dal punto di vista temporale di una giustizia che va profondamente riformata” (salvo poi rimangiarsi le sue affermazioni durante un’intervista con Enrico Mentana). Ma come ha votato questa cittadina in provincia di Pavia, ritornata ormai da mesi al centro delle cronache dopo la riapertura delle indagini sull’omicidio di Chiara Poggi? A Garlasco - come del resto in gran parte della Lombardia - il “Sì” ha vinto con una percentuale del 62,39%, superando di oltre mille voti (sui 4.326 totali) il “No”, che si è fermato al 37,61%.
Ancora Meloni, ma dal palco dell’evento organizzato da FdI a Milano lo scorso 12 marzo, invitava a votare “Sì” perché, in caso contrario, ci sarebbero stati “figli che vengono strappati alle madri perché i giudici non condividono il loro stile di vita se vivono in un bosco, quando nessuno dice o fa nulla di fronte alla realtà di bambini mandati a rubare o a fare accattonaggio”. Il riferimento, neanche troppo implicito, è alla cosiddetta famiglia nel bosco (che il prossimo mercoledì sarà ricevuta al Senato da Ignazio La Russa). Com’è andato il voto a Palmoli, nel piccolo comune abruzzese invaso da mesi da cronisti e curiosi dove vive la famiglia australiana strattonata anche durante questa campagna referendaria? Anche a Palmoli il “Sì” ha superato il “No” (anche se di soli 13 voti sui 316 totali).
C’è un altro comune, Arcore, che entra a pieno titolo tra i più simbolici di questo referendum. Non perché sia entrato in campagna elettorale, ma perché ha ospitato per anni il “padre” spirituale di questa riforma della Giustizia: Silvio Berlusconi. All’ex presidente del Consiglio è stata dedicata l’approvazione della riforma in Parlamento, dopo l’ultimo passaggio al Senato, ed è stato continuamente evocato durante questi ultimi mesi. Ma ad Arcore a vincere (anche se di soli 47 voti) è stato il “No”.
Scendendo giù per la penisola, fino in Calabria, si arriva nel comune che ha visto nascere uno dei volti - se non il volto - principali di questa campagna elettorale: Nicola Gratteri, uno dei principali frontman del “No”. E la sua città natale non lo ha senz’altro deluso: a Gerace, infatti, hanno votato “No” il 67,38%, contro il 32,62% che ha votato “Sì” (un dato in controtendenza con l’andamento della provincia di Reggio Calabria, l’unica della regione che si è espressa in maggioranza a favore della riforma).
Lasciando sullo sfondo i comuni più simbolici, qual è stata la città in cui il “No” ha ricevuto una percentuale più alta? Napoli: nel capoluogo campano, oltre tre elettori su quattro hanno deciso di bocciare la riforma della Giustizia. Tra le città capoluogo di provincia, quella invece in cui il “Sì” ha ricevuto la percentuale più alta è stata Verona, con il “Sì” che è arrivato al 52%.
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