Attualità
26 marzo, 2026Il giornale, da venerdì 27 marzo, è disponibile in edicola e in app
Una bottiglia di spumante con un bel NO sull’etichetta, e un tappo che è una Giorgia Meloni in miniatura: si brinda al risultato del referendum con la copertina del nuovo numero de L’Espresso. Che è un omaggio alla famosa vignetta dedicata da Giorgio Forattini alla vittoria del fronte progressista nel 1974: in quel caso il quesito riguardava il divorzio, e il tappo era Amintore Fanfani. Carlo Tecce analizza la crisi della maggioranza e intervista Lorenzo Guerini sulle prospettive per l’opposizione, Sebastiano Messina ricorda alla sinistra che questa sconfitta inflitta a Meloni è solo l’inizio del cammino verso una vera connessione con il Paese reale. Marco Antonellis rivela che la probabilità di una discesa in campo di Marina Berlusconi si fa meno remota e Francesca Barra intervista il giovane influencer “anti-algoritmo” Raffaele Giuliani. E mentre Enrico Bellavia ricostruisce gli autogol di Nordio, Bartolozzi e Delmastro che hanno aiutato la vittoria dell’opposizione, e Loredana Lipperini sottolinea l’importanza dei giovani che hanno trainato il cambiamento di rotta, il direttore Emilio Carelli nel suo editoriale invita a occuparsi davvero del funzionamento del sistema giudiziario, che la riforma bocciata dagli elettori non toccava affatto.
La strategia della guerra infinita voluta da Netanyahu intanto incontra un ostacolo nuovo: per la prima volta, Israele ha perso l’appoggio incondizionato della maggioranza degli statunitensi. Ne scrive Federica Bianchi, mentre Bruno Montesano fa il punto sulle divisioni degli ebrei italiani nei confronti di Tel Aviv e Manuela Cavalieri e Donatella Mulvoni danno voce a quei cristiani degli Usa che non appoggiano acriticamente Trump, e che stanno cercando di farsi sentire. Carlo Cottarelli torna a fare i conti sui costi effettivi del conflitto per l’economia mondiale, Gianfrancesco Turano fa il punto su quanto sia efficace la resistenza anti-Trump dei comici televisivi.
Lidia Ginestra Giuffrida firma un reportage dal Libano, travolto da una guerra non sua, Erica Manna racconta la resistenza dei portuali che bloccano le armi per il Medio Oriente e si impegnano anche per Cuba, mentre il cantante e attivista Andrea Satta racconta ad Antonio Fico l’iniziativa di accoglienza a Roma dei bambini palestinesi feriti dai bombardamenti israeliani e Andrea Ciucci presenta il Manifesto per la pace della Pontificia Accademia per la Vita. Tommaso Gioia firma un reportage da Taiwan per raccontare la vita sospesa del piccolo Stato minacciato dalla colosso cinese, Joshua Evangelista intervista l’artista russa dissidente Sasha Skolinenko, Diletta Bellotti racconta la mobilitazione a Cutro a sostegno del presunto scafista processato senza prove. E la presidente Gujral spiega a Vittorio Giardina l’importanza dell’Iccrom, l’istituto dell’Onu che tutela il patrimonio culturale.
Il record di valanghe e di vittime registrato in queste settimane sulle Alpi ha un doppio legame con il cambiamento climatico: lo spiega un'articolo di Angiola Codacci-Pisanelli, mentre Antonia Matarrese parla di strategie di difesa dal rischio crescente con Hervé Barmasse, alpinista di grande esperienza. Si parla anche di una startup che unisce insegnamento e divertimento (di Marco Roberti) e dell’emporio Camilla che a Bologna offre prodotti etici ed ecologici (di Nicolò Cozzolino). Nel campo dell’high tech, Daniele Dibitonto e Giuseppe Graziano raccontano il movimento che si oppone al capitalismo tecnocratico di Peter Thiel e dei suoi, mentre Marco Montemagno denuncia il paradosso dell’Ia, che migliora così rapidamente da mettere in crisi ogni strumento di valutazione.
E L’Espresso chiude con il ritorno della serie tv “Beverly Hills 90210”, che ha spopolato negli anni Novanta (ne scrive Beatrice Dondi) e con la denuncia della pioggia di ansiolitici che negli anni Sessanta servivano a “tener buone” le donne tentate dalle rivendicazioni femministe (ne scrive Gaia Manzini traendo spunto da un libro di Daniela Minerva). Mattia Insolia recensisce il nuovo libro di Niccolò Ammaniti, Federica Urzo presenta il nuovo saggio di Gianni Riotta, Claudia Catalli intervista Mads Mikkelsen. L’album a cura di Tiziana Faraoni ci riporta al 1965 e alla storica marcia per i diritti dei neri a Montgomery, Alabama. E mentre Flavio Natalia elenca i film italiani che hanno portato al cinema gli italiani sulla scia del successo di Checco Zalone, Marco Tullio Giordana denuncia gli scarsi riconoscimenti a un maestro come Valerio Zurlini a cent’anni dalla nascita.
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