Attualità
5 marzo, 2026Il dossier di Libera sulle scommesse: 157 miliardi all’anno, sui quali i boss mettono le mani. Mentre quatto italiani su dieci fanno i conti con il gioco patologico
«Nel nostro Paese si giocano – ma sarebbe più onesto dire si perdono – più di 157 miliardi di euro all’anno. Un fiume di denaro che non crea benessere, ma dipendenza» scrivono gli autori del dossier Azzardomafie 2025. Realizzato da Libera, rete di associazioni impegnate nel contrasto alle mafie, il documento ricostruisce il business della criminalità organizzata dietro il gioco d’azzardo.
Secondo le relazioni della Direzione nazionale antimafia (Dna) e della Direzione investigativa antimafia (Dia), nel periodo 2010-2024 sono 147 i clan censiti che hanno operato nel settore tra attività lecite e illecite, coinvolgendo 25 Procure antimafia e 16 regioni. I clan di Campania, Calabria, Sicilia, Lazio e Puglia sono i principali gestori e beneficiari di questo circuito, insieme a quelli di Liguria e Piemonte nel Nord Italia. In queste regioni, tra il 2023 e il 2025 si contano 21 episodi di attentati, incendi e minacce legati al controllo dei centri scommesse. A subirne le conseguenze sono 18 milioni di italiani dediti al gioco d’azzardo, di cui almeno 1,5 milioni sono giocatori patologici. Senza contare le vittime dell’azzardo passivo. Per ogni giocatore, infatti, sette familiari subiscono indebitamento, ansia, isolamento sociale e difficoltà nella vita quotidiana: si parla di 20,4 milioni di persone, il 40 per cento della popolazione. In assenza di una vera e propria offerta di servizi di cura accessibili sul territorio, le mafie traggono profitti in crescita. Se con la liberalizzazione del gioco d’azzardo l’infiltrazione criminale nel settore è aumentata, ogni euro investito dalla mafie genera introiti per 8-9 euro, più del narcotraffico, che ne produce 6-7, dicono i dati forniti dal generale Nicola Altiero, vicedirettore operativo della Dia. «Le mafie considerano il settore del gioco d’azzardo una fonte primaria di guadagno, verosimilmente superiore al traffico di stupefacenti, alle estorsioni e all’usura e uno strumento che ben si presta a qualsiasi forma di riciclaggio», si legge nella relazione della Dia al Parlamento del 2023. Mentre in Italia crescono le segnalazioni di operazioni finanziarie sospette nel settore del gioco d’azzardo, (il 37 per cento in più nel 2025 rispetto al 2024), le mafie si sono attivate «per assumere la gestione dei centri scommesse, riuscendo a realizzare un controllo diffuso sul territorio di competenza nel mercato legale dei giochi e scommesse online sfruttando società di bookmaker con sede formale all’estero».
Per bloccare le infiltrazioni mafiose nella pubblica amministrazione mirate al controllo del gioco d’azzardo, dalle Procure di Nord e Sud, tra il 2023 e il 2025, sono state emesse 15 misure interdittive. Ma nel 2024 gli oligopoli che gestiscono il settore hanno fatto un ulteriore balzo in avanti, con introiti cresciuti del 6,59 per cento sull’anno precedente.
La fetta di incassi maggiore proviene dal gioco online, pari a 92 miliardi e 102 milioni nel 2024, 10 miliardi di euro in più rispetto al 2023 e 27 miliardi in più rispetto ai ricavi del gioco offline. Lombardia (con circa 25 miliardi di euro), Campania (con 20 miliardi e mezzo), Lazio (con quasi 17 miliardi) e Sicilia (con poco più di 15 miliardi) sono le regioni che spendono di più. Ma se i miliardi giocati si mettono in proporzione alla popolazione di ciascuna regione, la classifica cambia: la Campania si colloca in testa con 3.692 euro all’anno per abitante, bambini compresi, seguono l’Abruzzo con 3.319 euro e il Molise con 3.275 euro. I dati ordinati per città mostrano poi una geografia ancora diversa, con Roma, Milano, Napoli, Palermo e Torino ai primi posti.
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