Attualità
7 marzo, 2026Occupazione e contromanifestazione dei sindacati. L'estrema destra organizza il presidio in una data non casuale per la città: quella del rastrellamento nazista che nel 1944 portò alla deportazione di 133 pratesi nei campi di concentramento
Giornata di tensione a Prato, dove nel pomeriggio sono previste piazze contrapposte tra il presidio promosso dal “Comitato Remigrazione e Riconquista”, area della destra estrema, e due contro manifestazioni organizzate da partiti di sinistra, associazioni e sindacati. Il presidio è stato organizzato in una data, quella del 7 marzo, non casuale per la città. Proprio oggi si ricorda infatti il rastrellamento nazista che nel 1944 portò alla deportazione di 133 pratesi nei campi di concentramento. Un anniversario che rende ancora più delicato il clima di una giornata che, a tutti gli effetti, divide la città.
Clima acceso già da ieri, quando un gruppo di lavoratori e attivisti del sindacato Sudd Cobas ha occupato piazza Europa, lo spazio inizialmente assegnato dalla questura alla manifestazione sulla “remigrazione”.
Sono in più di cento, tra manifestanti e lavoratori, le persone che hanno trascorso la notte tra venerdì e sabato nella piazza nei pressi della stazione centrale e che anche oggi stanno continuando a presidiare l’area. L’occupazione ha costretto a rivedere l’organizzazione delle iniziative previste per oggi. Il presidio del Comitato Remigrazione e Riconquista, inizialmente programmato proprio in piazza Europa alle 15, è stato spostato in piazza Ciardi, alle porte del centro storico. Gli organizzatori dell’iniziativa lo hanno annunciato sui social, confermando comunque lo svolgimento della manifestazione. Il comitato sostiene che la mobilitazione vuole ribadire la proposta di legge sulla “remigrazione” e definisce Prato “un simbolo delle trasformazioni che hanno investito molte città italiane negli ultimi anni a causa dell’immigrazione incontrollata”.
Nel frattempo sono state confermate anche le contromanifestazioni. Una è prevista alle 15.30 in piazza Duomo, promossa dal sindacato autonomo Sudd Cobas, che negli anni ha sostenuto le vertenze dei lavoratori sfruttati nelle aziende a conduzione cinese del distretto. Un’altra è annunciata alle 16 in piazza Santa Maria delle Carceri da partiti di sinistra, associazioni del territorio e sindacati.
Le reazioni politiche
Alla vigilia della giornata di manifestazioni erano arrivate diverse prese di posizione politiche e sindacali. “Domani sarò a Prato, alla manifestazione ‘Mai più fascismi, mai più deportazioni’. E ci sarò perché Prato non si tocca”, aveva scritto sui social il deputato del Partito Democratico Marco Furfaro. Il parlamentare ha criticato duramente l’iniziativa sulla remigrazione, definendola “una parola farlocca per non dire quella vera: deportazione di tutte le persone migranti”. Furfaro ha ricordato anche il significato della data del 7 marzo per la città: “Vogliono parlare di deportazione nel giorno esatto in cui Prato ha subìto la deportazione”. E ha concluso: “Domani quel ‘mai più’ va detto di nuovo. Perché il fascismo a Prato non ha mai avuto spazio. Non ce l’ha avuto 82 anni fa, non ce l’avrà domani, non ce l’avrà mai”. Sulla vicenda è intervenuto anche il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, che ha parlato di una situazione delicata sul piano dell’ordine pubblico e ha confermato la sua partecipazione al corteo promosso da Cgil, Anpi e Arci.
Dall’altra parte, il leader locale del sindacato Sudd Cobas Luca Toscano ha rivendicato l’occupazione di piazza Europa. “Abbiamo preso piazza Europa, vogliamo che diventi piazza Europa antifascista”, ha detto spiegando la scelta di restare nella piazza inizialmente assegnata al presidio. “Rimarremo qui, lo faremo come sempre in maniera non violenta ma determinata. Qui ci sono le tende in cui in questi anni abbiamo dormito davanti alle fabbriche, chi è qui è abituato a far sacrifici per conquistare un futuro migliore”.
Nel dibattito è intervenuta anche la deputata di Forza Italia Erica Mazzetti. “Prato può essere il luogo di convivenza possibile, purché la politica non abdichi al ruolo di governo, di controllo e, ove necessario, di repressione del crimine”, ha detto. Secondo Mazzetti la città “ha un problema di sicurezza dovuto anche all’immigrazione senza controllo”, ma il confronto deve restare nei limiti del rispetto. “È giusto si discuta del tema sicurezza e che ci si confronti; quindi, ben venga il dibattito, nel rispetto di tutte le opinioni e di tutte le persone”. E ha aggiunto: “Di disagi, di conflitti e di fratture la città non ha bisogno, ha bisogno di buoni cittadini e buoni amministratori per risollevarsi e ricucire”.
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