Cantine
16 marzo, 2026Dalla formazione universitaria ai corsi di potatura e appassimento, Allegrini investe nelle nuove generazioni per mantenere vivo il dialogo tra tradizione e modernità nel mondo del vino
La formazione enologica è alla radice di un comparto aperto al cambiamento e in grado di rinnovarsi senza snaturarsi. Lo sa bene la famiglia Allegrini, che con la propria azienda, spina dorsale della storia vitivinicola della Valpolicella, nel 2026 ha deciso di investire - ancora una volta - nella formazione dei giovani. Un altro passo verso le nuove generazioni: la borsa di studio Franco Allegrini presso l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo. «Questa borsa nasce con una sorpresa, un omaggio - spiega Francesco Allegrini, Presidente di Allegrini e Ceo di Allegrini Wines, nonché figlio di Franco, enologo e winemaker scomparso nel 2022 lasciando ai figli e alla nipote le redini dell’azienda - Roberto Anselmi, grande produttore della zona del soave, il quale era molto legato a mio padre.
Mi ha chiamato poco prima di Natale dicendomi che con il nuovo anno avrebbero istituito la borsa grazie anche alla collaborazione di Carlo Petrini». La borsa offre la possibilità a studenti italiano o stranieri di trascorrere un anno di formazione all’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo con una copertura finanziaria che, oltre all’iscrizione, include anche vitto alloggio. «L’obiettivo di questa borsa di studio è dare le opportunità concrete ai giovani talenti, per far sì che possano intraprendere un percorso di studio di alto livello, che per alcuni può risultare molto costoso». Da un lato quindi, una grande opportunità per chi desidera affacciarsi al mondo dell’enologia, dall’altro però anche un’occasione per il settore di arricchirsi di nuove menti e idee, in un panorama professionale che oggi è quantomai variegato: dai comunicatori, agli enologi, dai produttori, agli influencer. La borsa è anche un omaggio ai valori su cui Franco Allegrini basò il proprio operato negli anni, quelli che tramandò ai figli Francesco, Giovanni e Matteo: «La cultura del lavoro, ma anche il preservare le tradizioni aggiungendo qualcosa di di sé, un tocco di modernità».
Gli altri progetti formativi
A questa filosofia aderiscono anche gli altri progetti formativi che l’azienda sostiene, come - tra le altre - la borsa di studio per gli studenti iscritti al Master in Food & Wine Communication della Iulm, la collaborazione con la scuola di potatura Simonit&Sirch Vine Master Pruning Academy, o il corso di alta formazione per l’appassimento delle uve “Terre di Fumane”, con l’Università di Verona. Ma l’ambito educativo è soltanto una delle declinazioni del concetto di cultura in cui Algerini crede. Accanto alla formazione, l’arte, come valorizzazione e tutela di un territorio unico, quello della Valpolicella. Allegrini infatti investe anche nel patrimonio culturale italiano, con il sostegno al FAI - il Fondo Ambiente Italiano - attraverso il programma Corporate Golden Donor, con la partecipazione al Guggenheim Intrapresæ, in favore della Collezione Peggy Guggenheim di Venezia e l’adesione al progetto “67 Colonne” della Fondazione Arena di Verona. «Per noi il vino è cultura - spiega Francesco Allegrini - così, tramite queste iniziative promuoviamo il nostro territorio e sosteniamo il patrimonio italiano».
L’arte come valorizzazione del territorio
E proprio come trasmessogli dal padre, Francesco Allegrini oggi lavora - insieme a tutta la sua azienda - all’equilibrio perfetto tra tradizione e innovazione, con strumenti potenti come l’arte, la cultura e la formazione, in un comparto in continua evoluzione, soprattutto per quanto riguarda le abitudini di consumo. «I numeri in questo momento storico devono essere analizzati in modo profondo, al fine di intraprendere le giuste scelte». Proprio le cifre aiuterebbero a interpretare l’andamento del mercato in futuro. «Il mondo degli spirits è in crescita significativa, mentre quello del vino si sta muovendo verso il basso. A mio avviso, proprio questo ci suggerisce che si tratti di un trend di mercato e non di una situazione definitiva», sottolinea Allegrini, e aggiunge con convinzione: «Magari non si berrà più come in passato, ma il vino sarà sempre un elemento protagonista sulle tavole di tutto il mondo».
Parlare ai giovani
Il calo dei consumi sarebbe dovuto, in parte, anche alla difficoltà effettiva di parlare davvero alle nuove generazioni. «È un un elemento comune della comunicazione del vino, il fatto di sostenere che si debba comunicare con i giovani e promuovere le loro capacità, ma la realtà dei fatti è che si sta facendo poco per approcciare il loro mondo, così come quello del consumatore finale, che andrebbe rimesso al centro». A sentire parlare Allegrini, la ricetta del successo sembrerebbe quasi semplice. Ma in un comparto frammentato e variegato come quello vitivinicolo, ci vorrebbe un impegno condiviso. «Il mondo del vino è diviso in una miriade di realtà diverse. Per questo portare un messaggio comune è molto costoso. - spiega - Si dovrebbe fare squadra, ma fare squadra nel mondo del vino è molto difficile. Sarebbe fondamentale, però, come chiave di apertura verso giovani consumatori».
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