Si fa notare già da lontano, con quel blu che spicca tra il grigio dei blocchi ospedalieri e universitari; quando entri, poi, ti domandi dove sei capitato. Un polo culturale all’avanguardia negli Stati Uniti? L’atrio colorato di una scuola australiana? No, è il nuovo centro Maria Letizia Verga per lo studio e la cura della leucemia del bambino, fresco di taglio del nastro, a Monza, in Brianza.
Nuovo perché in soli tredici mesi, grazie a un mix di privati, aziende e fondazioni, è stato realizzato un ospedale di quattro piani, funzionale e accogliente. Day hospital, venticinque stanze di degenza, il centro per i trapianti di midollo osseo, le aree per i bambini e le famiglie, quelle riservate a medici e infermieri e perfino un giardino d’inverno e un terrazzo piantumato.
Inedito è anche il connubio tra pubblico e privato: un ente privato, la Fondazione Monza e Brianza per il Bambino e la sua Mamma, che gestisce il centro, su accordo con la Regione Lombardia, ma in piena autonomia. Un modello organizzativo inconsueto: un ospedale pubblico, a cui si accede attraverso il sistema sanitario nazionale, gestito privatamente.
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Non solo: è una novità la collocazione della ricerca insieme a quella dei reparti di cura e degenza. Il piano interrato accoglie oltre cinquanta tra ricercatori, tecnici e biologi. Una squadra che ha pubblicato più di quattrocento ricerche su riviste internazionali, guidata da Andrea Biondi, direttore scientifico del Centro ricerca Tettamanti. Cinque le unità: dalla genetica molecolare all’immunoterapia, dalla terapia molecolare a quella sulle cellule staminali e di citofluorimetria.
Si guarisce di più dove si fa ricerca. E qui guarisce oltre l’80 per cento dei bambini; 1.800 quelli curati fino a oggi. «Laboratori così vicini al luogo di cura, oltre agli spazi accoglienti e funzionali, determinano il valore di questa nuova realtà»”, conferma Momcilo Jankovic, responsabile del Day Hospital di emato-oncologia pediatrica e trapianto midollo osseo. Il confronto quotidiano tra medici, tecnici e ricercatori permette di elaborare percorsi personalizzati. I risultati delle indagini su sangue e midollo arrivano ai medici in tempo reale e danno la possibilità di seguire l’evoluzione della terapia giorno dopo giorno.
Bambini e ragazzi sono accolti in stanze singole, colorate da disegni a tema: il bosco, la barriera corallina, la montagna con i suoi sciatori. Tra i numerosi sostenitori, la campionessa Deborah Compagnoni e il centrocampista Riccardo Montolivo.
C’è poi l’area per gli adolescenti, qui separati dai piccoli, con wi-fi e privacy, che ospita laboratori organizzati dall’associazione Magica Cleme. E poi la presenza della scuola in ospedale, primaria e secondaria di primo grado, ma anche di docenti delle superiori per garantire la continuità di studio ai pazienti.
A pochi passi la Cascina Vallera dove le famiglie, sessanta ogni anno, vivono in appartamenti ristrutturati ad hoc per essere vicine al luogo di cura. Spesso vengono da lontano e non potrebbero sostenere i costi di spostamenti e alloggio. E ancora: assistenti sociali, psicologi, volontari Abio, l’Associazione per il bambino in ospedale, e un gruppo di ascolto per i genitori. Oggi, la sfida del Comitato intitolato a Maria Letizia Verga è mantenere tutto questo.