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L’ultimo tratto di strada sarà cosparso da un tappeto di fiori rossi. Le commemorazioni per il centenario dell’olocausto armeno (il secondo, dopo i pogrom fra ?il 1894 e il 1896 che provocarono 50 mila vittime) richiameranno nella capitale armena personalità di tutto il mondo (anche se solo 26 Paesi, fra cui l’Italia, hanno ufficialmente riconosciuto il genocidio). Nell’elenco spiccano i nomi di Vladimir Putin e François Hollande.
Tutte le istituzioni culturali armene sono impegnate per rendere l’evento memorabile e rilanciare a livello mondiale il dibattito sulle responsabilità che il governo turco continua ?a negare e sulle richieste di risarcimento. Padre David Sarbekyan, direttore (ha studiato storia dell’arte a Firenze) a Etchmiadizin del museo Rouben Savak (raccoglie i dipinti degli esuli in Europa), annuncia per il 23 un concerto della memoria.
Tutta la comunità cristiana della Chiesa Apostolica Armena è già mobilitata. Saribek Pogosyan, 91 anni, la cui famiglia fu sterminata durante il genocidio, esibisce ogni giorno ai turisti le decorazioni raccolte nelle campagne militari dell’Armata Rossa (fu tra i militari che nella Seconda guerra mondiale liberarono Berlino).
Il programma si farà serrato alla vigilia della data-evento. Fiaccolata il 22 e il 23 nella piazza del teatro dell’Opera di Erevan. Sempre il 23 alle 19,15 (l’ora in cui cominciò la strage) tutte le campane della capitale rintoccheranno per cento volte. In serata a piazza della Repubblica si esibirà il complesso rock “System of a down”, composto da quattro americani di origine armena. Il 24 nel teatro dell’Opera concerto di musica classica trasmesso anche in eurovisione.
Previsto un massiccio afflusso al monastero di Khor Virap, verso il confine turco (che rimane chiuso). Da lì si gode la vista migliore sul monte Ararat (dove sarebbero stati rintracciati ?i resti dell’Arca di Noè). Un mito per gli armeni, che oggi sorge però in territorio turco.