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Cultura
agosto, 2015

Racconti d'estate: 'Preso!' di Diego De Silva

Illustrazione di Gianluca Foli
Illustrazione di Gianluca Foli

Una donna (non troppo) anziana. Un bel ragazzo che la vuole raggirare. E tra i due nasce uno strano rapporto... ?“L’Espresso” ha chiesto ad alcuni tra i maggiori scrittori italiani ?una storia per questa stagione. Questa è la prima

Illustrazione di Gianluca Foli
Va bene che gli anziani sono più facili da raggirare dei giovani, perché non hanno dimestichezza con la modernità e invecchiano in un mondo che faticano a capire, ma anche quelli che aspirano a vivere turlupinando il prossimo dovrebbero piantarla di sottovalutare l’intelligenza della vittima solo perché ha un po’ di decenni sul groppone.

Voglio dire, io non sono certo una patita dell’attualità, ma i notiziari li guardo. Lo so com’è che si truffano i vecchi, al giorno d’oggi. Noialtri attempati non navigheremo in internet, ma è un po’ che abbiamo capito come funziona la tv. Non è che quando qualcuno l’accende pensiamo di avere degli ospiti in casa (come credeva la mia vecchia nonnina, che quando cominciava Lascia o raddoppia correva in camera e poi tornava col vestito elegante). Invecchiare non vuol dire essere arretrati. E non è nemmeno che se sei giovane la sai più lunga di me. Perché è questo che si pensa comunemente.

Fateci caso: fino a qualche tempo fa, l’età era portatrice di sapienza. Avevi vissuto a lungo, quindi meritavi d’essere ascoltato. Oggi invece l’esperienza non conta più niente. Gli anni, più che passare, scadono. Il giovane si rapporta all’anziano come se da lui non avesse nulla da imparare. Come se sapesse già tutto quello che gli serve per stare al mondo, mentre il mondo che lo precede, che poi è quello da cui vieni tu, non avesse alcuna attinenza col suo, e dunque lo svalutasse per principio. Se ci pensate, è un nuovo tipo di maleducazione.

È in questo ribasso delle quotazioni della dignità degli anziani che s’è sviluppata la tendenza a truffarli, a violare il loro domicilio fingendosi impiegati dell’acquedotto o amici dei figli per spillargli soldi millantando crediti inesistenti. Un reato che sostanzia una forma di disprezzo anagrafico, e beffa più di quanto danneggi.
Molti di noi, quando ci cadono, per la vergogna non denunciano neanche, facendo esattamente il gioco del farabutto, che investe sull’umiliazione della vittima per garantirsi l’impunità.

Altri invece prendono così alla lettera la lezione, da aprire il balcone e buttarsi di sotto. Perché quello che soprattutto fanno questi delinquenti d’infimo livello è convincerti che non sei all’altezza del mondo che ti circonda, e dunque ti conviene togliere il disturbo. Che bello se per una volta ne beccassero uno e lo condannassero per omicidio colposo.

Per quanto mi riguarda, una cosa è certa: se il Bradley Cooper dei poveri che sta cercando di rimorchiarmi nel supermercato sotto casa pensa di fare il colpaccio, ha capito malissimo. Anzi: non vedo l’ora di dimostrargli quanto ha da imparare da una vecchia.
Illustrazione di Gianluca Foli

Vecchia, poi: ho settantadue anni, e a parte qualche acciacco, la salute ancora mi sostiene (del resto, se è vero che la durata media della vita s’è allungata, anche la vecchiaia deve arrivare più tardi: se no uno cosa campa a fare più a lungo, per passare qualche anno in più sulla sedia a rotelle?). Io poi sono di fibra buona, ho preso dalla nonna. Mia nonna, pace all’anima sua, era una bella stronza. E gli stronzi, si sa, campano di più.

Mi sto giusto piegando sulle ginocchia per prendere le scatolette preferite di Junior, quando il belloccio sconosciuto si offre di aiutarmi.

– Lasci, signora, faccio io, – dice, già insistendo.
Al che mi risollevo e lo guardo un po’ stranita mentre si esibisce in questa buona azione che potrei anche considerare offensiva, visto che abbassarmi non mi costa alcuno sforzo.
– Bocconcini d’agnello e mela: che prelibatezza! È un cane fortunato, il suo, – commenta il volontario, leggendo il sottotesto della marca del cibo sulla confezione.
– Adulatore, – dico, mentre mi consegna le scatolette che ripongo nel carrello.
– Ah, ah, ah! – ride, offrendomi la dentatura in visione gratuita, chiamandomi signora e aggiungendoci anche il mio cognome. Ed è allora che capisco chi ho davanti.
Bel ragazzo, niente da dire. Una versione discount di Bradley Cooper, ma piacevole (a me Bradley Cooper piace un sacco: mi ha fatto proprio impazzire in quel film dove porta i bigodini). Il problema è che è troppo impettito per risultare credibile. Insomma, siamo in un supermarket: non puoi vestirti come un liquidatore di assicurazioni per imbrogliare una vecchia signora in un luogo simile.
– Ci conosciamo, scusa? Pardon, le ho dato del tu.
– Ci mancherebbe, signora. Del resto, mi ha conosciuto poco più che dodicenne.
“Ma va’?” – penso. – “Sta’ a vedere che adesso mi dice che è andato a scuola con Fausto”.
– Sul serio? Sei stato mio alunno, per caso? – chiedo, millantando un passato da insegnante che non ho.
– Magari! – replica il citrullo. – No, no, ero solo compagno di classe di suo figlio. Sono anche stato più volte a casa sua, anche se è ben difficile che si ricordi di me.
– Ma pensa. Uno vi lascia bambini e vi ritrova uomini.
Va in stallo. Ovvio: si aspettava che gli domandassi chi è o almeno come si chiama; ma siccome non ho manifestato il minimo interesse per quei dati sensibili, sta lì a chiedersi quale passaggio avrà saltato.
– Beh, ora scusami, – taglio corto, – il mio cagnolino è molto severo sugli orari dei pasti. Grazie ancora dell’aiuto.
E detto questo, giro i tacchi in direzione delle casse.
Al che la controfigura minore di Bradley Cooper scatta come Speedy Gonzales nei cartoni animati, mi gira intorno e mi si piazza davanti, sbarrandomi la strada.
– Mi perdoni, signora, ma c’è una cosa che devo dirle.
Corrugo la fronte, simulando sincero interesse.
La storiella che mi offre da bere è così penosa che non sto neanche a riferirla nei dettagli. Poverino, ce la mette tutta per mostrarsi addolorato nel mettermi al corrente del debito che Fausto avrebbe contratto con lui. Il pagamento del premio di un’assicurazione che gli ha anticipato: ma per favore, inventane un’altra. Mi mostra pure il contrassegno, ovviamente.
Recito la parte della madre allibita mentre ci avviamo alle casse e scorro con gli occhi il contrassegno falso.
– Mi dispiace davvero, signora. Non sarei mai venuto a disturbarla se Fausto non mi avesse autorizzato, – persiste Bradley nella manfrina mentre viene il mio turno e faccio per pagare. Al che mi blocca la mano sulla borsa, annunciando il colpo da maestro.
– No, la prego. Lasci che faccia io.
– Scusa?
– Sì. Per favore. Sono così mortificato per la richiesta che ho dovuto farle. Mi permetta almeno una piccola attenzione.
– Se insisti.
E vai! Ho appena risparmiato diciannove euro.
– Dia pure a me, – dice, una volta regolato il conto.
Intende le buste della spesa.
La cassiera mi guarda con occhi furbetti: magari sto facendo la figura della vecchia viziosa che va a fare la spesa col gigolò.
Usciamo dal supermercato. Mi viene un po’ da ridere al pensiero che sto rincasando in compagnia di un aspirante truffatore che mi fa da fattorino.
– Sai, – dico, – non credevo che Fausto avesse difficoltà a mettere insieme una cifra tutto sommato contenuta. Alla fine, si tratta di millecinquecento euro.
– Ma no, signora. Si figuri se Fausto è il tipo che si accolla dei debiti che non può onorare. Il fatto è che, come credo lei sappia, resterà a Milano anche per la prossima settimana, e io purtroppo ho delle scadenze.

Beh, questo è vero. Fausto è a Milano per lavoro, e proprio ieri mi ha chiamato per dirmi che si sarebbe trattenuto lì ancora per un po’. Non ho idea di come Bradley abbia fatto a procurarsi questa informazione, ma non è che mi ci spacchi la testa più di tanto (un truffatore, del resto, qualche segreto dovrà pure averlo).
A questo punto dovrebbe solo passarmi Fausto al telefono perché mi confermi questa ridicola storiella, e così fa.
Quello che mi lascia davvero stupefatta è la puntualità della corrispondenza di ogni singolo passaggio di questo patetico tentativo di truffa allo schema che ho visto più volte alla tv nelle campagne che insegnano a difendersi da questi vermi (ne ha fatta una anche Lino Banfi, se non sbaglio). Ma su quale manuale hanno studiato questi nuovi volpini, La truffa per negati? Non ci sono più criminali di talento, questa è la verità.

Bradley tira fuori il cellulare, fa un numero, saluta il compare che fa la parte di Fausto e me lo passa.

Devo riconoscere che il complice imita alla perfezione la voce di mio figlio. Chissà come ha fatto a impararla così bene. Magari è lui il leader della coppia, ma non è abbastanza carino per agganciare le vittime. Ad ogni modo è in gamba, perché si fa trovare pronto anche quando provo a metterlo in difficoltà, chiedendogli come mai non ha pensato di risolvere la faccenda con un semplice bonifico.
– E secondo te se potevo fare il bonifico non lo facevo, Mà? – obietta subito. – Il fatto è che non ho dietro la chiavetta dell’internet banking, quella che schiacci il bottone e ogni volta ti dà un codice diverso per fare le operazioni, capito quale?
Per sapere che mio figlio mi chiama “Mà” (e con quella precisa intonazione, poi), deve conoscerlo personalmente, e anche molto bene. Non ci si può fidare di nessuno, oggigiorno.
– Ah, ecco, – ho risposto. – Allora non ti preoccupare, ci penso io.
– Oh, Mà, mi raccomando una cosa.
Abbassa un po’ la voce, come per invitarmi alla discrezione.
– Daglieli in contanti. Non vorrei mandarlo pure in banca a cambiare l’assegno, dopo l’imbarazzo in cui l’ho messo.
– Ma certo, hai ragione, – lo rassicuro.
Passo, chiudo e restituisco il cellulare a Bradley, che s’illumina al pensiero che il colpo stia andando liscio. Se solo sapesse.
E ci avviamo a casa. Il mio accompagnatore rispetta fedelmente tutte le precedenze che ogni bravo ragazzo è tenuto a concedere a una signora della mia età: al portone, entrando e uscendo dall’ascensore, davanti alla porta. Con qualche accenno d’inchino, per di più.
Quando entriamo, lo prego di lasciare le buste nell’ingresso e di aspettarmi lì.
– Ti offrirei volentieri un caffè, – dico, – ma il mio cagnolino ha paura degli estranei.
– Non c’è problema, signora, si figuri.
– Il tempo di prenderti i soldi.
– Faccia con comodo.
Lo lascio lì, mi addentro in casa e vado a liberare Junior.

Come quelli di altri molossoidi, i denti di Junior hanno la chiusura a tenaglia: non sono, cioè, attaccati fra loro, ma presentano un piccolo spazio intermedio tra l’uno e l’altro. Il che significa che quando Junior azzanna, trancia.
Diego De Silva

Credo sia un po’ impuro, come rottweiler (mio nipote veterinario me l’aveva detto che non garantiva sulla razza, quando me l’ha proposto: ma io non sono mica razzista).
Dovreste vedere la faccia di Bradley quando torno nell’ingresso tirandolo per il collare. Del resto ne ha tutte le ragioni, perché Junior appena lo vede comincia a ringhiare, e addirittura a sbavare. E se considerate che i rottweiler non sbavano, questa improvvisa salivazione altro non è che la spia di un’incontenibile voglia omicida. E dire che non gli ho ancora dato nessun comando (ma il cane, si sa, è un’animale sensibile, che coglie subito la malafede del prossimo).
– Signora, ma…? – chiede il poveraccio, impallidendo e sollevando le braccia in una penosa posizione di difesa.
– Metti il portafogli sulla consolle, scemo, – gli ordino.
– Cosa? – domanda, allibito.
– Metti. Il. Portafogli. Sulla. Consolle, – scandisco. – E sbrigati, non so quanto riesco a trattenerlo, – gli consiglio, mentre Junior, che muore dalla voglia di farlo a brandelli, continua a ringhiare e a strofinare le zampe sul parquet.
La rapidità con cui il cretino si toglie il portafogli di tasca, lo deposita sulla consolle, apre la porta e schizza fuori di casa mia precipitandosi per le scale, sarebbe impressionante, se non fosse ridicola. Vorrei affacciarmi sul pianerottolo e gridargli: “Non correre! Se cadi ti rompi una gamba!”, ma preferisco non infierire.
Gratifico Junior con una pacca sulla testa e passo a esaminare il bottino.
Documenti: nessuno.
Contanti: 30 euro (però, che truffatore benestante).
Più i 19 della spesa, fanno 49.
Meglio di niente.
Cosa farà adesso, mi denuncerà per rapina?

Tutti i romanzi di Diego ?De Silva sono pubblicati ?da Einaudi. Il prossimo, ?in uscita a novembre, s’intitola “Terapia di coppia per amanti”

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