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Dieci ragazze sul set: un segno inedito di vita

Silvia, Stella, Sara, Blu. E le altre attrici italiane in ascesa. Tra film d’autore e cinepanettoni, serial per la tv o per il web, è nato uno star system. In un Paese che certo non è all’avanguardia per il ruolo dato ai giovani e alle donne

Le due più giovani hanno 19 e 20 anni, le due più anziane poco più di 30: in mezzo c’è di tutto. Cinema, fiction, teatro. Festival, web serie, moda. Horror, cinepanettoni e film d’ autore. Non si butta niente. La maggior parte di loro pratica ogni media e linguaggio senza steccati, molte hanno studiato sodo (Accademia Drammatica, Silvio D’Amico, Centro Sperimentale, le scuole degli stabili) ma nessuna disdegna di mischiare il cabaret con la prosa, la commedia con il cinema che va a Cannes o a Venezia. In un Paese che certo non è all’avanguardia per il ruolo dato ai giovani e alle donne, ecco dieci attrici che costituiscono il segno inedito di vita del grande schermo, dello spettacolo dal vivo, della serialità dove spesso i nomi sono tutti nuovi, ma i cognomi no. Quand’è stata l’ultima volta che tante ragazze hanno occupato con stile, ambizione e personalità l’infinità degli schermi da cui siamo circondati? Ecco una guida per identificarle e conoscerle un po’ più da vicino.

SILVIA D'AMICO
Omonimia canaglia

Nonostante il cognome, e il diploma alla celebre Accademia d’Arte Drammatica, non c’entra niente con i D’Amico legati a tanto teatro, letteratura, musica e cinema del ’900 («È la prima cosa che mi chiedono»). È stata nella fiction il volto della più celebre giovane vedova degli anni ’90 («Vi perdono ma inginocchiatevi»: Rosaria Schifani, al funerale di Falcone e della sua scorta) ma è nel cinema con Roan Johnson, (“Fino a qui tutto bene”: l’ha
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diretta anche nell’allegra suspense della serie “I delitti del Barlume”) e poi con Claudio Caligari (“Non essere cattivo”) che mostra ampia escursione di toni, falcata longilinea e primi piani da fumetto d’autore: «Credo di essere una donna ben piantata e decisa: Caligari, con Viviana, mi ha affidato un personaggio agli antipodi. L’ideale per un attore è proprio questo: ogni volta, in cinema come in teatro o in tv, avere la possibilità di esplorare qualcosa di te che non conoscevi». Il video

MATILDA DE ANGELIS
Attrice per caso

22 anni, suona violino e chitarra e da quando ne ha 17 è cantante dei Rumba da Bodas. Parla francese, sogna Parigi ma deve la fama alla giovane pilota romagnola di “Veloce come il vento” di Matteo Rovere accanto a Stefano Accorsi («Ho preso la patente il giorno che ho saputo d’aver superato il provino»), e ad Ambra, l’adolescente ribelle della serie “Tutto può succedere”. È un talento naturale, senza scuola né birignao. Il fisico
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da ex ginnasta le dà una destrezza da action movie, il viso ampio, gli occhi da felino e la sorpresa sensuale del rossetto dipingono più il sogno californiano di una teenager degli anni ’50 che non l’eclettismo pasticciato del terzo millennio: il sogno di una ragazza da portare al drive in. «È stata mia madre a spingermi ai provini con Accorsi: anche se il mio mito, da ragazza, era Scamarcio». 

STELLA EGITTO
Figlia del Decameron

Messasi in luce per il grande pubblico con Pif “In guerra e per amore”, in realtà prende le mosse dal “Decameron” di Daniele Luttazzi. Nel suo curriculum ci sono una decina di serie come “Squadra Antimafia 3”, “Questo nostro amore” e “Romanzo Siciliano”. Insieme ad Aristofane, Goldoni e Pirandello in scena. Sul suo mestiere ha idee molto chiare: «Il lavoro dell’attore corre il rischio della ripetizione. È un mestiere, invece, dove
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ogni vissuto è inedito. Se in scena non si creano le condizioni per dare ad ogni scena questa qualità, il rischio è proprio la ripetizione. È la ragione per cui spesso a teatro ci si annoia». I capelli a cascata su un lato del viso, l’incarnato di latte, ricordano le dive del dopoguerra. Il video

MARTA GASTINI 
Dracula mon amour

Il suo giorno più importante: il provino con Anthony Hopkins sul set di “Il rito”. La scena: un esorcismo. «Diciamo che il regista ha deciso di mettermi subito a mio agio...». Ma ha al suo attivo anche un “Dracula” in 3D con Dario
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Argento. Il suo volto dai tratti minuti e l’apparenza da ancella evocano sacrifici gotici. O lussuria: come le scene di sesso in cui è Giulia Farnese nella serie “I Borgia”, forse il ruolo che le ha dato più notorietà. Ma anche Pieraccioni (in “Io & Marilyn”) e Giuseppe Piccioni (che l’ha portata a Venezia con “Questi giorni”) l’hanno precettata per la commedia e il cinema d’autore. Sul set, per abbassare il tono della voce da cartoon, si isola in un angolo per esercizi e gorgheggi inquietanti. Il video


ELEONORA GIOVANARDI
Tra Crozza ?e Zalone

Conservatorio, la prestigiosa scuola drammatica Paolo Grassi, l’amore per la commedia dell’arte. Un curriculum
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da piccola Sarah Bernhardt che però, dopo Gogol e Pinter sul palco, milita prima con Crozza (è sua sparring partner in “Crozza e il paese delle meraviglie”, nel 2012) e poi con Zalone in “Quo Vado”, dove è una euforica ambientalista provvista di benessere e buonumore di cui non è a corto neanche nella realtà. Come sa chiunque abbia incontrato dal vivo il suo pronto sorriso che mette tra parentesi, insieme all’ampia fronte, uno sguardo acqua marina. «Lavorare con Crozza mi ha insegnato a sapermi mettere nella scia di un comico: cosa che mi è servita molto con Checco». E anche in “Natale a Londra”. Un arlecchino donna nel corpo di una liceale svizzera di buona borghesia. Il video

ROBERTA MATTEI
Recitare con gli stinchi

La più trasversale, la più grafica, la più elastica: nei due film evento dell’altr’anno (“Non essere cattivo” e “Veloce come il vento”) fa due personaggi opposti. In uno è la donna che sogna una casa e la vita di tutti, nell’altro una tossica: «Per capire come si muove un’eroinomane ho fatto esercizi con le ginocchia per settimane: chi non
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ricorda almeno una volta d’aver visto la mollezza sugli stinchi di chi è tossicodipendente?». E per mettere in scena la sua morte, ha copiato l’abbandono di un corpo di Klimt. Anche se il suo volto da divinità africana ricorda più Modigliani. Cresciuta nel serpentone di Spinaceto, a sud del Raccordo Anulare, innamorata di Billie Holliday (che ha portato a teatro, canto compreso), passa da “Don Matteo” al nuovo teatro italiano (“Liberaci dal male”) a Maccio Capatonda (“Omicidio all’italiana”). Non si fermerà qui. Il video

BENEDETTA PORCAROLI
Perfetta adolescente

«Quando, in “Perfetti sconosciuti”, mi sono ritrovata da sola, nella stessa stanza, con tutti quegli attori di fama, ho avuto paura». Era già famosa, però, grazie al personaggio di Federica di “Tutto può succedere” e al ruolo di modella di un marchio adorato dalle teenager. Ma Benedetta, nata nel 1998, diplomata al Mamiani di Roma nel 2014 e in televisione l’anno successivo, conquista una nicchia autorevole con il personaggio di adolescente alla
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cena di “Perfetti sconosciuti”: il regista, e gli sceneggiatori, sovvertono lo stereotipo dell’adolescente - nel film è l’unica a usare il cellulare con maturità («In realtà, tra noi coetanei, il cellulare è uno strumento ancor più pericoloso, per la privacy, di quanto accada agli adulti del film»). Niente incertezze nella battuta, zero civetterie. Contro l’immagine fiabesca di una bellezza da poster, gioca il sospetto di una vaga solitudine. Però nella vita ha un armadio che straripa di vestiti e sogna un Armani da indossare agli Oscar. 


SARA SERRAIOCCO
Ogni ruolo è una sfida

Le piace rendersi la vita dura: esordisce con “Salvo” dove è una non vedente, in “Cloro” è un’atleta di nuoto sincronizzato alle prese con il tentato suicidio del padre, in “La ragazza del mondo” è una testimone di Geova che affronta il proprio ambiente per vivere liberamente un amore («Ho conosciuto davvero una donna che ha
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subito un processo dalla propria comunità per questo») e in “Brutti e Cattivi”, in uscita, è una donna senza braccia complice di una rapina. Ha lasciato a 19 anni Pescara, dove insegnava danza, alla quale ha rinunciato dopo un grave infortunio. Nelle interviste del primo film, a Cannes, sembrava afasica («Però adesso sono cambiata, no?»: e sorride, addirittura), ma in ogni film ha una voce personale, come i lineamenti di china e una concentrazione misteriosa. Il video


SIMONA TABASCO
Debuttante a Venezia

Espulsa dal Centro Sperimentale (perché aveva già iniziato a lavorare prima di finire la scuola), a 20 anni è alla Mostra del Cinema di Venezia nei panni della figlia di Zingaretti, avvocato stretto tra la legge e la camorra, in “Perez” di Edoardo De Angelis. Si tiene ferma, lo sguardo fisso nell’inquadratura basta a elevare la temperatura
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dell’immagine. Prende il premio Guglielmo Biraghi. L’ anno dopo raggiunge la celebrità grazie a Nunzia, estetista napoletana, esilarante nel linguaggio e nelle movenze («Mi è bastato il costume per sentire che già Nunzia si agitava dentro di me») che la rende uno dei personaggi più amati della fiction “È arrivata la felicità”. Più di recente è la più giovane e aggressiva della squadra dei Bastardi di Pizzo Falcone. Occhi, sopracciglia e bocca sembrano inventati dalla Pixar. Il video

BLU YOSHIMI
Piccola Blu cresce

Aveva meno di 10 anni quando ha messo piede su un set (era la figlia di Nanni Moretti in “Caos calmo”) e prima ancora di fare l’esame di maturità lo aveva già recitato in “Piuma”, di Roan Johnson, in concorso a Venezia («Mi sono preparata sul set: quando l’ho fatto davvero ero pronta»). Nel film è una teenager che decide di tenere un
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figlio e mettere su famiglia. In Italia, quasi un film di fantascienza. Nel suo stato di servizio, a 20 anni, ha già 7 serie, due film tv, 4 lungometraggi e una web serie. È figlia di una bravissima attrice di teatro e di cinema, Lidia Vitale: il suo nome d’arte da manga esplode in contrapposizione con il taglio cortese dello sguardo e la matassa ondulata di capelli che ricordano, semmai, il sonetto di un madrigale. Delle attrici della tradizione italiana sembra possedere il mix di spiritosaggine e sensualità. Il video

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