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Cultura
novembre, 2018

Smettetela di linciare Babbo Natale

Ogni anno, implacabili, arrivano i detrattori delle feste. Chissà perché il 24 dicembre in versione pop scatena così tanta rabbia. Soprattutto sui social 

Prendiamo il Natale, mettendo rispettosamente da parte le implicazioni religiose. Il Natale
“e basta”, il Natale pop. Quello con le lucine intermittenti, i pacchi sotto l’albero e i ninnoli a forma ?di renna. Quello con la neve spray, il cenone killer del 24 dicembre ?e la vexata quaestio pandoro-panettone. Ci siamo? Perfetto. Qualche bravo psicologo (anzi, ?no: qualche bravo psichiatra) saprebbe spiegare a noi comuni mortali il senso del linciaggio ?che si consuma ogni anno, principalmente via social, appena scatta il conto alla rovescia?

Perché il Natale, quello con “Jingle Bells” e la cotonatura sovrumana di George Michael, innesca tanta rabbia e tanto disprezzo?

Una volta il placido Babbo panzone vestito di rosso non dava fastidio ?a nessuno, adesso arriva novembre e l’Armata delle Tenebre si mette già in marcia. Bisogna sbrigarsi, bisogna accanirsi, bisogna bombardare senza stancarsi qualunque simbolo natalizio (vischio incluso). E poi? Poi arriva il 6 gennaio e il branco si allontana, pronto a riprendere l’appassionante vita di sempre: cercare subito un altro nemico.

Va bene chiunque, da Gandhi ?a Carletto, il camaleonte dei Sofficini! L’odio è un mestiere: lavorare in miniera spezza la schiena, certo, ma anche sprizzare veleno 24 ore su 24, 7 giorni su 7, dev’essere un bell’impegno. ?Ce l’avranno un sindacato, questi signori? 

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