Nella quarta serata è mancato lo show intorno alle canzoni. Dimostrando a sorpresa come a volte la scatola sia più importante del contenuto

Con un secco “Troppe note” Giuseppe II liquidò Mozart al primo ascolto del Ratto del serraglio. Ora, Sanremo e il divino Amadeus hanno davvero poche cose in comune, ma il giudizio, per quanto frettoloso, che sorge spontaneo davanti alla quarta serata del festival è praticamente lo stesso. Troppa musica in gara durante la gara. Troppo Sanremo a Sanremo. Troppe note insomma. Ventotto duetti più otto giovani danno un numero totale che con scioltezza si può definire insostenibile.

Baglioni voleva riportare la musica al centro del festival ma paradossalmente ha dimostrato quanto la competizione più longeva del Paese abbia esaurito il suo compito. Musica sì, ma non quella dell'Ariston. Meglio lo spettacolo che gli gira intorno, meglio la scatola del contenuto, meglio la carta argentata del regalo che le pantofole che ci trovi incartate dentro.

E' “Amore bello” che scaraventa lo spettatore nella cameretta dei quattordici anni, non la barbetta di Diodato, è l'abbraccio con Gianna Nannini che intenerisce, non lo sguardo sofferto di Riccardo Fogli. E' vero che Lo Stato Sociale con i piccoli dell'Antoniano hanno dato una bella svegliata al pubblico sonnacchioso, e diversi guizzi d'eleganza sono riusciti a bucare lo schermo, ma in sostanza la carrellata delle canzoni srotolata tutta insieme ha lasciato l'impressione che quella buffa accozzaglia chiamata Giuria di qualità con Scanzi e la Carlucci non fosse poi così avulsa dalla gara.

E nella delusione generale cullata dal mantra 'ma cantano e basta' si è stagliato ancora di più il talento ormai sfacciatamente manifesto di Pierfrancesco Favino, superstar definitiva di questo festival. Che ha dominato la serata con la sola mossa di sopracciglia. Al punto che, presi da un entusiasmo esagitato si è cominciato persino a sperare in un Favino nudo. Per sparigliare le carte. E far tacere le canzoni.

Tanto c'è Salvini in platea, il pezzo della tragedia dei migranti non vince e no, non stiamo tutti bene.

L'edicola

Voglia di nucleare - Cosa c'è nel nuovo numero dell'Espresso

Il settimanale, da venerdì 28 marzo, è disponibile in edicola e in app