Pubblicità

Ditonellapiaga: «Per gli uomini la sensualità è ancora un tabù, ma non per le donne»

L'exploit a Sanremo, due anni fa, insieme a Donatella Rettore. La vita sentimentale e la svolta riflessiva, dopo la frenesia punk degli esordi. Il mito di Joni Mitchell e Avril Lavigne. Le relazioni. Il nuovo singolo che precede l'album. Margherita Carducci svela sogni e passioni

Sul palco del Teatro Ariston, nel 2022, l'abbiamo vista duettare con Donatella Rettore sulle note di “Chimica”. Una scarica di adrenalina pura, con la voglia di far ballare il pubblico di Sanremo e, per quanto possibile, épater les bourgeois con testi espliciti, musica sensuale e ritmo incalzante. Quasi due anni dopo e la Targa Tenco come miglior opera prima per l'album “Camouflage”, Margherita Carducci in arte Ditonellapiaga, torna con il nuovo singolo, “Fossi come te”, che anticipa il secondo album che uscirà nel 2024. Con un mood nuovo, più riflessivo e meno fiammeggiante, che riflette il tempo del cambiamento. E dei suoi 26 anni, voce della generazione Z. La incontriamo all'Auditorium Parco della Musica, a Roma, trucco impeccabile e battuta pronta.

 

Ditonellapiaga, in “Fossi come te” lei mostra un lato più intimo dopo la “frenesia punk” di “Chimica”, come l'hanno definita, e delle altre canzoni di “Camouflage”. Cosa sta accadendo nella sua vita?
«È una fase nuova, di transizione. La mia vita sentimentale è cambiata negli ultimi tempi. Nel disco precedente c'era una versione di me un po' delusa e amareggiata, anche incazzata, piena di cinismo. Ora resta la mia personalità sarcastica, ironica, ma finalmente si fa strada anche un po' di positività, delicatezza, fragilità».

 

Il suo secondo album è in linea con il mood di “Fossi come te”?
«Il disco nuovo rappresenta un ponte tra il disco vecchio e nuove sonorità. È meno disilluso, con alcuni miei tratti distintivi: l'ironia, la sfacciataggine, la provocazione, con l'aggiunta di una certa tenerezza e anche uno spirito più rock. Rispetto al passato resta l'aspetto dance, ballad ma in maniera meno r&b, più “white”».

 

Quali modelli ha avuto nella musica durante gli anni della formazione?
«Beh, Avril Lavigne ha fatto dei grandissimi pezzi. Avevo 12 anni e quello c'era. E poi Joni Mitchell, che da piccola ascoltavo un sacco, oppure i Blink. Ora sto rimescolando queste robe, ci gioco, alla fine è divertente pure questo».

 

Che rapporto ha con la tradizione dei cantautori italiani?
«Da piccola non ho avuto un grande rapporto con i cantautori, i miei non li ascoltavano. Mio padre seguiva Ligabue, che paragonato ad altri nomi con tutto il rispetto è un po' meno prestigioso. Sentivo molta musica straniera, i dischi un po' a caso. E vedevo Top of the Pops, non proprio il target dei cantautori. Di conseguenza li ho scoperti molto più tardi e ho sempre apprezzato di più i cantautori per la musica che per i testi. Comunque direi la punta di diamante: Battisti, Dalla, Graziani». 

 

Alcune delle sue canzoni di successo - “Chimica”, “Morphina”, “Prozac” - evocano il mondo sintetico. Che rapporto ha con la chimica?
«Ehm, sì ho capito che non mi hai chiesto se mi drogo. Mi affascina molto come suonano queste parole. In “Prozac”, per esempio, dico “afasia psichedelica”, oppure utilizzo parole che finiscono con la consonante, che sono una rarità in italiano, ma fanno “groovare” tantissimo il napoletano ad esempio, come l'inglese. Geolier è un rapper della madonna non solo perché è bravo ma anche perché usa la lingua con un groove incredibile. Quindi dico le parole Prozac, Xanax, Lorans, che fanno rima tra loro e suonano bene, richiamano un mondo psichedelico e colorato».

 

Oggi si parla molto di empowerment femminile. Ci sono altre artiste, come Margherita Vicario, molto impegnate in questa causa. Si sente coinvolta? 
«Mi sento un'artista libera, questa cosa la rivendico attraverso la mia musica. Troppo spesso si parla di musica al femminile, vorrei invece dire semplicemente: “Cavolo faccio musica, sono una femmina ma potrei essere un uomo”. A volte si cerca il messaggio a tutti i costi, un contenuto politico che magari non c'è. Ma è anche vero anche attraversiamo un momento importante per far uscire la nostra voce».

 

Come ha vissuto la vicenda di Giulia Cecchettin e gli altri femminicidi?
«È una tragedia terribile, tremenda. Il frutto di un retaggio di comportamenti che ancora vedo in tante persone. Mi capita spesso di parlarne con i miei amici maschi, che di fronte alla nostra reazione sacrosanta, a volte aggressiva, si sentono poco accolti, respinti. E invece è bello ascoltare anche la voce degli uomini».

 

Nelle sue canzoni, come “Repito” e “Chimica”, racconta la sessualità in maniera disinvolta. Riflette il suo approccio alla vita?
«Sotto questo aspetto la prima ad avermi influenzato è Donatella Rettore, ma anche i Matia Bazar. Nelle canzoni mi dipingo diversamente da come sono nella vita, allora a volte leggo sui social commenti del tipo: “Chissà questa tipa come sarà”, immaginando chissà cosa. Io sono una suora, non è vero dai! Questi riferimenti sono ancora un tabù, ma per gli uomini non per le donne, che invece usano moltissimo la sensualità, mentre gli uomini molto meno. Sono forse intimoriti, timidi. Dovrebbero sbizzarrirsi, lancio a loro il guanto di sfida».

 

A lanciarla, a Sanremo 2022, è stata la canzone “Chimica” insieme a Rettore. Ha in mente altre collaborazioni con i big?
«Con Donatella è stata una collaborazione pazzesca, lei è un mito assoluto. Una scheggia impazzita, io sono un po' più una tipa da pettine e righello dentro al taschino, quindi ogni tanto andavamo un pochino in conflitto, ma in maniera sempre molto simpatica. Ci sentiamo spesso, oggi mi ha dato dei consigli perché devo fare una cover».

 

Non parteciperà alla prossima edizione del Festival di Sanremo. Le manca?
«Certo. Non nego che sia stata un'esperienza faticosissima, ma mi ha dato la possibilità di fare un upgrade assurdo. Hai tutti gli occhi puntati addosso, qualsiasi cosa tu dica, anche se a me non ha mai spaventato il palco». 

 

È migliorabile la formula del Festival?
«Tutto è migliorabile. Negli ultimi anni ha coinvolto parecchi artisti giovani e ha ampliato il suo pubblico, ora è seguitissimo. Forse occorrerebbe dare più spazio ai piccoli, oltre ai big. Negli anni scorsi erano emersi Colapesce e Dimartino, la Rappresentante di Lista, i Pinguini Tattici Nucleari. Magari potrebbe tornare ad essere un pochino più inclusivo con i piccoli». 


 




 


 

L'edicola

La pace al ribasso può segnare la fine dell'Europa

Esclusa dai negoziati, per contare deve essere davvero un’Unione di Stati con una sola voce

Pubblicità