Il corpo di ballo, i primi ballerini e le ètoile del Teatro alla Scala di Milano dall’8 al 20 novembre saranno in scena con il Trittico Balanchine-Robbins, tre classici del ventesimo secolo: titoli iconici, per una serata che riunisce e celebra due grandi Maestri e la loro assoluta modernità. Il primo balletto in programma è “Theme and Variations”, coreografia di George Balanchine su musica di Pëtr Il’ič Čajkovskij, che venne rappresentato per la prima volta in assoluto al Ballet Theatre, City Center of Music and Drama di New York il 26 novembre 1947. Rimontato per l’occasione da Patricia Neary, torna in scena con una nuovissima veste, firmata da Luisa Spinatelli. La grandezza di Balanchine consiste nell’aver rivoluzionato l’accademismo, nell’averlo trasformato in una forma d’astrazione, liberandolo dall’emotività e dalla narrazione. Il movimento è l’unico protagonista della coreografia, che attraverso l’allungamento quasi esasperato delle linee del corpo, dà risalto alla dinamicità, alla geometrizzazione e alla bellezza del fisico. Resta celebre il suo detto: «Guardate la musica e ascoltate la danza. La danza non è spiegabile a parole e nulla di quanto se ne possa dire potrà sostituire ciò che alla fine si vedrà sul palcoscenico». Sarà invece la prima volta alla Scala per due tra i più noti balletti di Jerome Robbins, entrambi su musica di Fryderyk Chopin. Creato nel 1969, riallestito per la Scala con la supervisione coreografica di Ben Huys, “Dances at a Gathering” rappresenta un gioiello di pura danza, ispirata dal tessuto musicale e dalle sue nuances. Invece “The Concert”, creato nel 1956 per il New York City Ballet e riallestito da Jean-Pierre Frohlich, è un ironico e brillante spaccato delle umane fantasticherie e stravaganze, di una serie di personaggi che assistono a un recital di pianoforte. Jerome Robbins era un instancabile lavoratore, sempre alla ricerca della perfezione, molto esigente con i danzatori. Attraverso le sue coreografie si nota la sua concezione della danza, un ibrido tra balletto accademico e danza libera, in funzione dell’espressione. Attraverso un grande lavoro sull’improvvisazione, riusciva a tirar fuori la personalità dei ballerini e farli “autodefinire”, poiché per lui la forza della danza doveva necessariamente nascere dal profondo dell’anima. «La Danza è come la vita, esiste finché ti ci trovi bene e quando finisce è fatta», ripeteva sempre Robbins. Balanchine e Robbins possono essere considerati, senza dubbio, due geni dell’arte coreutica, due pionieri della coreografia e della concezione della danza, con una visione moderna, avanguardista e rivoluzionaria nel rileggere il balletto e la sua tradizione accademica.
VISIONI IN MOVIMENTO
Jana Salenko, stella internazionale e prima ballerina del Berlin State Ballet con una carriera straordinaria che l’ha vista protagonista nei teatri più importanti del mondo, sarà in tournée in Italia, a novembre, con un suggestivo gala. Tecnica e grazia la rendono una delle interpreti più ammirate della sua generazione.
Per il centenario dalla sua nascita, fino al 10 novembre sarà possibile visitare a Roma la mostra “Hommage a Roland Petit” (presso l’Antica Fornace del Canova). Oltre cento foto, dal 1955 al 2002, per un percorso storico, artistico e sentimentale tra i balletti del grande coreografo francese.