Aridatece “Giochi senza frontiere!”, verrebbe da dire di fronte alla noncuranza con cui si trattano le questioni dell’Unione Europea, di fronte alla totale assenza di progetti, iniziative, idee organizzate allo scopo di favorire la conoscenza dei nostri vicini. È il solito problema, che questa volta investe l’idea stessa di Europa. Si pensa solo in chiave politica e si sottovaluta l’aspetto culturale, come sempre, e per cultura ovviamente non intendiamo quella accademica, bensì quella che ha a che vedere con quello che siamo, col nostro modo di pensare e di rapportarci al mondo. E così prima ancora di lamentarci della scarsa coesione, della debolezza dello spirito comunitario, avremmo dovuto immaginare che prima ancora dell’Europa avremmo dovuto fare gli europei e per farlo prima che sui trattati e sui decreti, prima ancora della politica bisognerebbe fare attenzione al sentire, alla sensibilità comune, manifestare l’intenzione di andare a vedere cosa succede altrove. Parliamo di Europa, ma cosa sappiamo di quello che pensano i francesi, di cosa cantano, dei loro eroi? Cosa sappiamo di quello che accade in Portogallo, in Spagna, in Germania, non sappiamo nulla della loro musica, dei loro spettacoli, delle loro televisioni, delle loro abitudini culinarie, e soprattutto non c’è alcuna iniziativa istituzionale che favorisca lo scambio, la conoscenza reciproca. Perché non c’è un programma televisivo che ci faccia conoscere la cultura contemporanea degli altri Paesi? L’unica manifestazione dedicata, l’unica vetrina esistente è di fatto l’Eurovision, cioè un concorso che si svolge una settimana all’anno, poi più nulla, si chiude il sipario e se ne riparla un anno dopo. È veramente poco, incredibilmente poco, pensando che esiste l’Unione Europea e al momento del bisogno, di fronte ai rischi, ai venti di guerra che attraversano il mondo, ci rendiamo improvvisamente conto di quello che non c’è, si parla di riarmo, di un esercito comune, e non si è mai cercato di attivare processi di avvicinamento tra popoli che rimangono sostanzialmente estranei, chiusi nel loro orizzonte. Non sappiamo nulla dei cugini francesi, meno che mai dei Paesi dell’Est. Un tempo c’era almeno una trasmissione, “Giochi senza frontiere”, durava mesi, e ci faceva giocare con gli altri Paesi, si scherzava, ci si prendeva in giro, si facevano cose assurde. Era poca cosa, ma ora non c’è neanche quello. Abbiamo solo l’Eurovision e se davvero è l’unica vetrina in cui l’Europa si mette in mostra, stiamo messi male. Ricominciamo dalle basi, dalle premesse, stimoliamo la curiosità, e per quel poco che era, ridateci almeno i “Giochi”, se non altro per recuperare quell’idea di “senza frontiere” che oggi sembra una lontana utopia.