Cultura
27 gennaio, 2026Leo Dell’Orco ha debuttato sulle passerelle milanesi. Nel segno della continuità: più che un passaggio di testimone, una messa a fuoco
Il debutto di Leo Dell’Orco sulle passerelle milanesi non è stato un passaggio di testimone, né una frattura simbolica, ma qualcosa di più raro e complesso: una messa a fuoco.
Con la collezione Uomo autunno/inverno 2026–27, significativamente intitolata “Cangiante”, Giorgio Armani mostra di essere una maison pienamente viva, capace di rinnovarsi dall’interno senza tradire la propria grammatica. Una maison “famiglia”, dove la stessa ha molteplici forme e sfaccettature di affetti e legami, dimostrando la sua importanza con una vitalità che non ha bisogno di dichiarazioni roboanti, perché si afferma attraverso il linguaggio che da sempre conta davvero: quello dei vestiti e degli accessori.
Dell’Orco arriva a questo debutto dopo quarant’anni di lavoro e nel privato al fianco di Giorgio Armani, e questa lunga prossimità non produce imitazione, ma una comprensione profonda. “Cangiante” non è una collezione che cerca di “dire qualcosa” sull’eredità del marchio, ma la mette bene in pratica, perché ne conosce i silenzi, i tempi e le sfumature. Come l’iridescenza cui allude il titolo, il lavoro di Dell’Orco cambia a seconda dell’angolo da cui lo si osserva, pur rimanendo fedele a se stesso. È un gesto di continuità che non è immobilità, ma solo precisione e affetto. Indiscutibile, verso la persona amata e il marchio da lui creato.
E a proposito di cuore, questo è anche nel colore, che è decorativo, ma ha soprattutto una struttura emotiva. Toni di verde oliva, viola ametista e blu lapislazzuli emergono da una base di grigi, beige e neri profondi, accendendosi grazie a materiali che riflettono la luce in modo discreto: velluti serici, crêpe, ciniglie, lane battute, cashmere garzati. Tutto è intenzionale e proprio il colore «è un accento che caratterizza senza dilagare», spiega Dell’Orco, riassumendo così l’intera poetica della collezione. La silhouette è fluida, sciolta, mai autoritaria.
Blouson, giacche con abbottonature basse, cappotti avvolgenti e pantaloni ampi accompagnano il corpo senza disciplinarla, un’eleganza che nasce dal movimento, non dalla posa. Anche l’abbigliamento da neve – spesso terreno di forzature stilistiche – conserva qui una naturalezza vellutata, coerente con l’idea di comfort raffinato che da sempre è cifra armaniana. (Pochi giorni fa, nello store in via Manzoni, è stata presentata la collezione EA7 Emporio Armani, Partner della Fondazione Milano Cortina 2026 e Official Outfitter dell’Italia Team).
Particolarmente riuscito il dialogo tra ciò che appare e ciò che è: montoni dalla mano velluto, sete che imitano il denim, superfici opache che improvvisamente riflettono la luce ed è in questi contrasti che “Cangiante” trova la sua profondità, suggerendo una mascolinità non monolitica ma stratificata, sensibile alle variazioni. Anche la sera, il nero non è mai assoluto, ma si accende di bagliori preziosi, quasi trattenuti. La maglieria gioca un ruolo centrale, materica e avvolgente, fino al cardigan jacquard nato dalla collaborazione con Alanui, declinato al maschile e al femminile: un segno di apertura che non cerca effetti speciali, ma dialoghi reali. Gli accessori – borse capienti, cinture dai ganci grafici, cappelli a tesa ampia, occhiali leggeri – completano un guardaroba pensato per essere vissuto, non esibito.
Alla sfilata, tenutasi in via Borgonuovo, il pubblico ha risposto con una standing ovation che aveva il tono della gratitudine più che dell’entusiasmo momentaneo. Tra gli ospiti, Ricky Martin che ha colto un punto essenziale: «Armani è elegante ma rilassato. Ho bisogno di praticità e comfort: Armani riesce sempre a essere pratico». Una frase semplice che rivela quanto questa collezione sappia parlare al presente senza rincorrerlo. Per il gran finale, quando Dell’Orco è salito sul palco, timido, con il nipote accanto, il gesto ha avuto la misura giusta: nessuna enfasi, nessuna autocelebrazione. “Cangiante” segna un debutto che non cerca di imporsi, ma di durare e in questo equilibrio sottile tra fedeltà e rinnovamento, Giorgio Armani dimostra ancora una volta che la vera modernità non sta nel cambiare pelle, ma nel saperla far riflettere con una luce e in modi sempre nuovi.
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