Cultura
9 gennaio, 2026Viaggio nella scuola di alta formazione a Cremona, capitale mondiale della liuteria. Qui gli studenti ammessi frequentano i corsi gratis. Mentre altrove i costi per gli allievi, tra strumenti e lezioni private, sono sempre più alti
L'Accademia Stauffer, viaggio nell'eccellenza
A Cremona la musica è un ecosistema complesso, una macchina antica con un cuore moderno. La capitale mondiale della liuteria, patrimonio Unesco dal 2012, ospita infatti la scuola di alta formazione Accademia Stauffer, l'orchestra composta dagli allievi con la sua stagione di concerti, il Museo del violino e quasi 200 botteghe di liuteria.
In un sistema sempre più elitario e farraginoso come quello dei conservatori, che fatica a formare musicisti capaci di farsi strada in un settore molto competitivo, l'Accademia Stauffer rappresenta un’isola felice. Creata nel 1985 dalla Fondazione voluta dall'imprenditore italo-svizzero Walter Stauffer, offre corsi di alto perfezionamento per giovani strumentisti ad arco con borse di studio e sostegno economico concreto. Una volta selezionati, gli studenti sono esonerati dal pagamento di ogni retta. La Fondazione custodisce inoltre una collezione straordinaria di strumenti storici esposti al Museo del Violino: il violino “Stauffer” Guarneri del Gesù del 1734, il violino Enrico Ceruti del 1868, la viola “Stauffer” Gerolamo Amati del 1615, il violoncello “Stauffer ex Cristiani” Antonio Stradivari (1700).
L'attuale direttrice dell'Accademia, Angelica Suanno, responsabile per oltre 15 anni dell’Alta Formazione di Santa Cecilia, conosce bene la frattura che attraversa il sistema formativo italiano: «L'Accademia Stauffer è rimasta totalmente privata, una scelta di autonomia che consente un approccio più dinamico. Ci siamo evoluti dall'offerta tradizionale a programmi molto più articolati, come il corso di Concert Master, che prepara la figura del primo violino d'orchestra».
La fase cruciale della formazione, sottolinea Suanno, si trova tra diploma e professione: «L'Accademia nasce proprio per aiutare i musicisti a passare dal diploma di conservatorio alla professione. Che cosa serve in questa fase delicatissima, tra i 18 e i 25 anni? È necessario sviluppare un approccio professionale attraverso i concerti. È soltanto attraverso il concerto che si fa i conti con la gestione corporea, dell'emozione, del rapporto con il pubblico».
Il problema è che tutto questo ha un prezzo: «Serve studio, perfezionamento continuo, corsi che generalmente sono molto costosi. E soprattutto serve sostegno economico. È una fascia d'età in cui molti ragazzi non hanno più la possibilità di sostenersi e devono cominciare a lavorare. Se non possono farlo attraverso la professione concertistica, devono fare scelte che limitano la loro possibilità di avviare una vera carriera».
La Stauffer, accogliendo allievi da ogni parte del pianeta, rappresenta un punto di osservazione privilegiato. Se il sistema italiano abbandona i talenti, il confronto con l'estero brucia: «Nei Paesi dell'Estremo oriente ci sono bambini prodigio che arrivano con una tecnica al di sopra della loro età, ragazzi che hanno alle spalle già diversi concerti con orchestra. Su di loro si è investito», conclude la direttrice.
Un fatto è certo: la riforma del 1999, che ha equiparato le accademie e i conservatori alle università, è molto fragile sotto diversi aspetti. In primo luogo, i costi della formazione sono sempre più alti e comprendono lezioni private, strumenti da migliaia di euro, partiture, manutenzione. Chi viene da famiglie benestanti può permettersi anni di studio, gli altri partono svantaggiati. Alessandro Tantardini, presidente del consiglio di amministrazione della Fondazione, rivendica il privilegio di poter pensare diversamente: «Siamo una fondazione stabile che guarda al futuro, abbiamo la fortuna di poter ragionare in tempi lunghi. È un lusso incredibile. Ma avendo queste possibilità, dobbiamo avere il piacere, la curiosità, l'interesse anche di sbagliare ma non la paura. Il che non vuol dire essere incoscienti».
Tra i cofondatori dell’Accademia c’è Bruno Giuranna (nella foto), grande violista, che osserva con preoccupazione l'approccio sempre più spettacolare dei nuovi allievi: «I giovani sono cambiati: la musica, che un tempo era un fatto auditivo, è diventata anche visiva. E invece il nostro impulso musicale si deve concentrare in quel punto magico che è il contatto fra l'arco e la corda. Lì succede tutto».
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