Attualità
8 gennaio, 2026II settimanale, da venerdì 9 gennaio, è disponibile in edicola e in app
Dove ieri c’era Charlie Chaplin nella sua geniale parodia di Adolf Hitler, oggi c’è Donald Trump: “Il grande dittatore” è il titolo di copertina del nuovo numero de L’Espresso, sopra un’illustrazione di Ivan Canu dedicata al presidente statunitense che gioca con un mappamondo. Nelle pagine del giornale c’è il racconto di un inizio anno da incubo: perché il blitz in Venezuela è solo l’inizio, spiega Daniele Mastrogiacomo. Il tycoon ora punta alla Groenlandia e anche oltre, scrive Federica Bianchi, mentre Jacopo Mocchi intervista lo studioso Hamid Dabashi sulle prospettive per l’Iran, e Manuela Cavalieri e Donatella Mulvoni fanno il punto su come gli Usa siano arrivati a una così plateale smentita del diritto internazionale. Sembra una distopia diventata realtà, scrive il direttore Emilio Carelli nel suo editoriale, mentre Carlo Cottarelli definisce il blitz un atto coloniale con conseguenze imprevedibili, e l’album curato da Tiziana Faraoni sceglie le immagini più significative delle sue conseguenze sulla vita dei venezuelani.
Sul fronte interno, Susanna Turco racconta i lavori a sinistra per creare un una nuova lista moderata, Marco Antonellis spiega perché la destra, delusa dai risultati di “TeleMeloni”, ha deciso di tagliare i fondi alla Rai, Sebastiano Messina critica il governo che vuole cambiare le regole del voto solo per convenienza della coalizione. E mentre Enrico Bellavia commenta il tentativo – fallito –di bloccare una puntata di Report che indagava sui legami tra la mafia e il terrorismo neofascista, Fortunato Costantino denuncia come la mafia ormai recluti programmatori di Intelligenza artificiale come ieri si reclutavano killer.
Le inchieste de L’Espresso mettono a fuoco i finanziamenti alla Russia passati attraverso il calcio con la complicità della Fifa (di Gloria Riva) e le difficoltà esistenziali dei bambini che hanno i genitori in carcere (di Francesca Polizzi e Alessandra Vescio). L’Italia meridionale si svuota a ritmi sempre più sostenuti (di Antonio Fico) mentre le disparità di sanità pubblica influenzano anche la sopravvivenza dei malati tra Nord e Sud (di Linda Di Benedetto) e da Napoli a Catania le mense scolastiche sono un privilegio per pochi (di Maurizio Di Fazio). In Calabria però c’è un borgo che è un modello di autonomia per persone affette da demenza senile (lo racconta Silvia Perdichizzi).
Si parla di un progetto di trattato di non proliferazione dei combustibili fossili (di Giuseppe De Marzo), di eroi della Seconda guerra mondiale (di Franco Corleone), ma anche di Meta che taglia i fondi per impedire lo strapotere delle fake news sui social (di Claudia Bugno). Mariapia Ebreo fa il punto sulla corsa europea allo Spazio, Tiziano Fusella racconta una “fuori onda” che riapre il dibattito sull’uccisione di Kennedy, Matteo Garavoglia firma un ritratto del Marocco che opprime ogni forma di opposizione sfruttando a questo scopo anche fondi europei. E Stefania D’Ignoti denuncia il calvario dei bambini ucraini accolti da famiglie italiane che Kiev pretende di riportare indietro come se la guerra fosse finita.
E L’Espresso chiude con un ritratto di Michelle Obama impegnata a riprendersi la scena con un nuovo look studiato per lanciare nuovi contenuti (di Valeria Palermi) e una rassegna di Giulia Luciani sulla riscoperta di Colette come icona di costume: ma anche come scrittrice, sottolinea Sabina Minardi. Laccio, coreografo e danzatore, racconta il suo nuovo spettacolo ad Antonia Matarrese, lo scultore Mario Ceroli accoglie nel suo studio Giuseppe Fantasia, Erica Manna accompagna il lettore nel museo che a Lampedusa racconterà le migrazioni attraverso gli oggetti recuperati da sbarchi e naufragi. Restano, da meditare anche a giornale chiuso, le parole di Albert Camus ricordate da Loredana Lipperini: che fare cultura significa mettersi al servizio di chi subisce, e sforzarsi di non distruggere il mondo.
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