Cultura
12 febbraio, 2026Una instant-song in cui denuncia le violenze degli agenti dell’Ice. Nel solco di Dylan
Bentornato Boss. Ci voleva l’urlo di Bruce Springsteen per svegliare il mondo della musica. Va dritto al cuore della cronaca con “Streets of Minneapolis”, una canzone brutale e poetica, fa i nomi di Renee Good e Alex Pretti, i due cittadini assassinati dagli agenti criminali scatenati come belve sulla gente di Minneapolis. E scandisce lo slogan “Ice Out”, con una melodia che all’inizio ricorda vagamente il Dylan di “Love minus zero” e un piglio che ricorda soprattutto il maestro di tutti, ovvero il menestrello Woody Guthrie che infatti sulla chitarra aveva scritto “this machine kills fascists” come a ricordare che con la musica si possono fare tante cose, anche canzoni scritte al volo, sulla rabbia del momento. E infatti lui sulla chitarra ci ha scritto «arrest the president».
D’altra parte è facile trovare in rete commenti del tipo: «Ma perché non fai musica invece di occuparti d’altro?», che è esattamente il pensiero dei governanti, come se questa distinzione fosse possibile. Sarebbe facile ricordare che nella musica è per fortuna possibile fare qualsiasi cosa, ma una certa affinità con quello che accade intorno è non solo auspicabile, è del tutto naturale. È quando non c’è che dovremmo preoccuparci. La risposta più bella, da questo punto di vista, l’ha data in questi giorni Graham Nash che si era espresso con un nitido e non fraintendibile «Fuck Trump!» ed era stato bersagliato da messaggi del tipo «occupati di musica che è meglio». La sua risposta è splendidamente lineare. Ha spiegato che lui e i suoi compagni di viaggio David Crosby, Neil Young, Stephen Stills nel corso di svariati decenni si sono occupati di musica, e anche con un discreto rendimento aggiungeremmo noi, e proprio per questo nel farlo si sono occupati anche di giustizia, progresso, questioni sentimentali e sociali, relazioni, politica e altro. Nella fattispecie ci si riferisce a un particolare genere di canzone che è espressamente di denuncia. C’è chi lo fa a distanza di anni come gli U2 di “Sunday Bloody Sunday”, che uscì nel 1983, undici anni dopo la strage a opera dei soldati inglesi che uccisero a Derry quattordici dimostranti.
Poi ci sono le cosiddette instant-song, nate sull’urgenza del momento, ed è il caso di Springsteen. Proprio Nash è stato protagonista di una celeberrima instant-song, intitolata “Ohio”, scritta da Neil Young dopo aver visto le foto dei quattro studenti ammazzati dalla polizia a una manifestazione nell’università di Kent, in Ohio, e incisa pochi giorni dopo i fatti insieme a Nash, Crosby e Stills.
UP & DOWN
Piacciano o meno, i duetti della serata del venerdì di Sanremo, che da tempo risulta la più amata dagli italiani, rischiano quest’anno di essere ancora più circensi del solito. C’è davvero di tutto, non c’è che dire: da Fiorella Mannoia a Tony Pitony, con tutto quello che c’è in mezzo. E dintorni.
Nicky Minaj ha voluto esprimersi con un convinto endorsement nei confronti di Donald Trump. «Sono la sua fan numero uno», ha detto, andando in soccorso del povero presidente degli Stati Uniti così “ingiustamente” attaccato dalla quasi totalità del mondo dello spettacolo americano.
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