Cultura
10 marzo, 2026Alla Berlinale ha vinto il prestigioso premio European Shooting Stars. Per l’attrice è un periodo d’oro iniziato con la serie tv di Valeria Golino. La replica a Wim Wenders: “Uno strano scivolone”
La sua ugola l’ha fatta conoscere al grande pubblico di Sanremo (Young e Giovani), Valeria Golino le ha donato il ruolo della svolta con “L’arte della gioia”, serie tratta dal libro-fenomeno di Goliarda Sapienza in cui interpretava la ribelle Modesta, anticonformista come lei. Alla sua collezione di premi meritatamente conquistati, Tecla Insolia aggiunge a 22 anni quello di European Shooting Stars, appena vinto alla Berlinale per la sua performance in “Primavera”. In attesa di vederla in “Idda”, presta voce alla protagonista del nuovo film Disney “Jumpers – Un salto tra gli animali”, adesso al cinema. La sua Mable è una vera amante degli animali che attraverso una nuova tecnologia riesce a trasferire la sua coscienza in un castoro robotico e comunicare direttamente con gli animali.
Tecla, ricevere il premio di European Shooting Star alla Berlinale non capita tutti i giorni.
«Non capita tutti i giorni, e neanche tutti gli anni che l’Italia venga scelta. Ne sono stata felicissima, ma non do niente per scontato. So che è stata un’annata particolare, dopo “L’arte della gioia” sono usciti film importanti (“Primavera”, “Amata”, “L’albero”, “Familia”, ndr), ma mi dicevo: “Vabbè, ma che gliene frega di me ai Paesi europei?”. Invece quando mi hanno chiamato per dirmi del premio ho pianto come una bambina. È stata una grandissima opportunità, ho incontrato tanti casting director, sono stata alla Berlinale, ho avuto piccoli assaggi di quelle che potrebbero essere delle possibilità future».
A Berlino c’è stata una forte polemica su quello che ha detto Wim Wenders. Lei ritiene che il cinema debba occuparsi di temi politici?
«Assolutamente sì, quello di Wenders è stato uno strano scivolone, ho trovato imbarazzante, ipocrita e oltraggiosa la sua dichiarazione. Magari non intendeva quello che tutto il mondo ha inteso, è quello che spero, lo adoro come regista e ci sono rimasta molto male. In questi ultimi due anni, con il genocidio a Gaza e la sua risonanza sui social media fondamentale per arrivare alle persone in tutto il mondo, ogni tanto mi sono interrogata anch’io su quanto fosse realmente significativo uno schieramento aperto del proprio pensiero».
Ma?
«Sentire dei maestri di cinema, che prima di essere grandi registi sono persone, dire che i film non hanno niente a che fare con la politica… Perché bisogna avere paura di schierarsi? In Palestina la gente viene trucidata, perché si deve avere paura di dire che questa cosa è sbagliata? Proprio perché non siamo politici non dovremmo avere timore nel dire che la guerra fa schifo e quello che sta accadendo è inaccettabile».
Insieme con altri artisti lei è scesa in strada a manifestare.
«Non posso dire di essere una militante, ma costruisco la mia idea politica giorno per giorno. Quando posso ci voglio essere. Manifestare mi fa sentire parte di qualcosa di grande, che siano dieci o un milione di persone come nei cortei per la solidarietà verso il popolo palestinese. Mi fa dire: “Cavolo, sono cose belle, siamo una comunità”. Tutto questo ha un senso e un peso, non per chi tiene in mano le sorti del mondo. Ma se fossimo noi il popolo bombardato e oppresso sentire la solidarietà di qualcun altro ci farebbe sentire meno soli».
A proposito di sentirsi soli, cosa ha provato quando anziché parlare del suo valore come attrice sono usciti articoli e commenti sulle sue ascelle non depilate sul tappeto rosso a Roma?
«Ho imparato fin da piccola a confrontarmi con il giudizio esterno. Se avessi ricevuto critiche su una mia interpretazione le avrei messe in conto, perché è il mio lavoro. Essere criticata per le mie ascelle invece è stato brutale. Tra l’altro stavo girando “Primavera”, ambientato nel 1600, non potevo depilarmi, il mio corpo è lo strumento con cui lavoro. È stato terribile leggere tutte quelle cose, quando sei sotto attacco non puoi fare niente. È durato una settimana, ogni tanto mi spunta ancora quella foto e mi spiace, perché ero lì per la presentazione di un film a cui tenevo. C’è anche chi ha detto che l’ho fatto come gesto femminista, una strumentalizzazione di una cosa seria come il femminismo: io stavo solo lavorando».
Come ha reagito?
«Non ho voluto fare dichiarazioni o comunicati, sono riuscita a scrivere solo un commento che poi ho lasciato stare perché mi feriva la cattiveria della gente, mi sono sentita impotente. Basterebbe soltanto che la gente non si interessasse a queste cazzate».
Ha detto che il femminismo è una cosa seria.
«Lo è, io sono femminista perché sono una donna, una persona consapevole e non accetto quello che è stato scritto per me da altri. Con il mio lavoro dimostro il mio impegno quotidianamente anzi tutto a me stessa, prendendo determinate decisioni, commettendo gesti di un certo tipo. Mostrare le ascelle non è stato un “gesto femminista”, ero su un tappeto rosso e mi stavo tirando indietro i capelli, il resto è clickbaiting. Voglio essere considerata solo per il mio lavoro».
Riesce a dirsi brava?
«Sono grata che le persone che incontro abbiano una buona opinione nei miei confronti, ma mi dico: «Non te montà la testa, non è che se sei stata brava ora allora sarai brava sempre». Non mi sento arrivata, inizio adesso».
LEGGI ANCHE
L'E COMMUNITY
Entra nella nostra community Whatsapp
L'edicola
Caos globale - Cosa c'è nel nuovo numero de L'Espresso
Il settimanale, da venerdì 6 marzo, è disponibile in edicola e in app



