Cultura
11 marzo, 2026Le dimissioni del consigliere d'indirizzo indicato dal ministero della Cultura dopo l'ufficialità di Beatrice Venezi a direttrice musicale dello storico teatro veneziano: "Scelte inopportune"
Nonostante la nomina di Beatrice Venezi a direttrice musicale del teatro La Fenice di Venezia sia ormai diventata ufficiale, le polemiche non si placano. Il consigliere d'indirizzo della Fondazione Teatro La Fenice nominato dal ministero della Cultura, Alessandro Tortato, ha scelto di fare un passo indietro e dimettersi. "A questo punto è evidente che la questione si è fatta meramente politica e che, di conseguenza, non c'è alcun bisogno di avere un musicista tra i consiglieri. Quindi me ne vado”, scrive in un lungo post su Facebook.
Sulla nomina di Venezi, sottolinea Tortato, "si può essere in disaccordo, protestare, parlare di prassi violata, ma la nomina è lecita. Non è altrettanto lecito, o perlomeno corretto, che Colabianchi”, il sovrintendente de La Fenice, “faccia sapere che la nomina è stata approvata all'unanimità dal Consiglio d'indirizzo, cosa mai avvenuta. Il Consiglio, sempre da Statuto, non ha alcun titolo per esprimersi in merito alle nomine artistiche".
Per quanto riguarda Venezi, nonostante la nomina sia "assolutamente lecita, non è lecito da parte sua - o per lo meno non è da me accettabile - parlare pubblicamente della Fenice come di un 'teatro con gestione anarchica', affermazione che chiama in causa il Sovrintendente, il Presidente e l'intero Consiglio. È poi inopportuno abbracciare una persona che ha appena dichiarato pubblicamente che orchestrali e coristi del 'suo' teatro sono 'pippe il cui massimo titolo è il battesimo' (il giornalista Andrea Ruggieri, ndr)”.
Oltre che verso il sovrintendente, Tortato ha criticato anche i sindacati, che lo hanno criticato durante il braccio di ferro sul welfare: "Visto che stiamo parlando della Fenice e non della bocciofila di Maerne (che non esiste, così non offendo nessuno), era assolutamente sensato sospendere il pagamento di quell'erogazione liberale sin quando non si avesse avuto la certezza che quei soldi sarebbero entrati in cassa".
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