Cultura
13 marzo, 2026La storia di un professore di chimica che, dopo la morte della moglie, prova a dare ordine al dolore con il linguaggio della materia. Nel romanzo di Massimiliano Smeriglio, assessore alla Cultura di Roma, la tavola periodica diventa una mappa dei legami, della memoria e delle fratture familiari, per guidare le persone a uscire dalla depressione
La chimica, fuori dal laboratorio, sa descrivere legami che sembrano sfuggire a ogni formula. Massimiliano Smeriglio accoglie questa intuizione nel suo romanzo Il legame covalente (Mondadori), e costruisce una storia in cui il lessico della chimica diventa lente d’osservazione su una frattura privata. Il punto di partenza è la scissione: un professore di chimica perde la moglie Marcella, tecnica di laboratorio, stroncata da una leucemia aggressiva. Attorno a quella scomparsa si incrina l’equilibrio costruito in trent’anni di convivenza: la casa, il lavoro, il rapporto con la figlia Beatrice, che vive in Bretagna e mantiene con il padre una distanza colma di attriti.
Il titolo suggerisce già la traiettoria del libro. In chimica il legame covalente nasce quando due atomi condividono elettroni per restare uniti. Nella vita del protagonista, quella condivisione ha avuto la forma di quotidianità e la morte di Marcella lascia scoperto un vuoto che si allarga pagina dopo pagina. Il professore cade in una depressione fatta di giornate senza direzione, mentre la sua memoria torna ossessivamente agli anni passati insieme. Il lutto diventa una sorta di disarticolazione dell’identità, come se la rottura del legame producesse un’alterazione nella struttura stessa della persona.

l'omaggio a primo levi e la tavola periodica narrativa
Smeriglio, classe ’66, assessore alla Cultura di Roma, ex europarlamentare ed ex coordinatore della Commissione per la cultura nel Parlamento europeo (dal 2019 al 2024), ha raccontato che l’idea del romanzo nasce anche da un omaggio a Primo Levi e al suo Sistema periodico. In quell’opera la chimica diventava un modo per raccontare la vita; qui accade qualcosa di simile, ma con un’altra temperatura emotiva. I capitoli portano nomi di elementi e composti: ossigeno, silicio, formaldeide, via discorrendo. E scandiscono una specie di tavola periodica del dolore, dove ogni parola scientifica prova a contenere una variazione sentimentale. Il protagonista, abituato a interpretare il mondo attraverso formule e strutture molecolari, continua a guardare la realtà con quella stessa grammatica.
personaggi, memoria e nuova vita
Dentro quest’architettura si muovono poche figure essenziali. Marcella, presente soprattutto attraverso la memoria, rimane il nucleo gravitazionale della storia, che continua a orientare la vita del marito anche dopo la morte. Beatrice introduce invece una linea più inquieta. La distanza geografica e affettiva tra padre e figlia riflette una frattura generazionale che Smeriglio ha collegato, come raccontato al vodcast Il piacere della lettura, alla fragilità dei giovani cresciuti negli anni della pandemia, segnati “un’ansia doppia: quando sono soli e quando sono in relazione”, le parole dell’autore.
Il romanzo attraversa così diversi territori. C’è il lutto individuale, che occupa lo spazio centrale della narrazione. C’è la memoria, custodita come un archivio fragile che il protagonista teme di perdere. C’è anche uno sfondo sociale appena accennato: la vita di una famiglia del ceto medio romano, esposta alla precarietà e alle crepe di un sistema che fatica a sostenere le fragilità private. La chimica offre quasi un’impalcatura narrativa, mentre l’esperienza del dolore scorre sotto quella griglia con un moto più irregolare.
Alla fine Il legame covalente resta fedele all’immagine che lo attraversa fin dal titolo. In laboratorio un legame può rompersi e generare nuove associazioni e altri equilibri. Smeriglio segue lo stesso principio: osserva cosa succede quando una relazione che sembrava stabile si dissolve e lascia gli elementi dispersi. Ma capaci di combinarsi in un altro modo.
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