Cultura
13 marzo, 2026Da pirata per bambini a precursore dell’indipendenza. Dal 7 marzo a fine giugno una mostra a Monza racconta fortuna e fraintendimenti dell’eroe di Salgari
Si chiama Sandokan il più efficace ambasciatore dell’Estremo Oriente in Italia: nato a fine Ottocento dalla fantasia di Emilio Salgari, beniamino prima di milioni di piccoli lettori e lettrici, poi di altrettanti telespettatori, il pirata della Malesia ha scolpito nella mente degli italiani un mondo immaginario che ancora oggi influenza il nostro sguardo sulla realtà di Indonesia e dintorni. «L’ambientazione dei romanzi è malese, dunque in larga parte musulmana, ma la dimensione religiosa resta sullo sfondo», spiegano Francesco Aquilanti e Loretta Paderni, curatori della mostra. «Ciò che interessa a Salgari sono il conflitto e l’avventura. Il suo Oriente è letterario; il realismo è documentario, basato su atlanti e resoconti di viaggio di studiosi ed esploratori che quei territori li avevano visitati davvero».
Fino al 28 giugno nelle sale della Reggia reperti storici, costumi di scena, illustrazioni e fumetti racconteranno due storie parallele, con il confronto tra realtà e finzione. La collezione etnografica originale dei Dayak, donata al re Umberto da Sir Charles Brooke - discendente del leggendario Rajah Bianco, storico antagonista di Sandokan - si affianca ai vestiti usati sul set da Kabir Bedi e compagnia: «Sono veri e propri cimeli i costumi originali della serie del 1976 diretta da Sergio Sollima: disegnati dal due volte premio Oscar Nino Novarese, sono stati ritrovati fortunosamente a Roma presso una delle più importanti sartorie teatrali-cinematografiche, La Peruzzi-Costumi d’Arte, e dopo cinquant’anni esatti si ritroveranno in scena. Anche per la nuova serie sarà presente un vero e proprio cimelio: il grande modellino del veliero inglese “di Brooke”, reinterpretazione della Royalist delle epopee salgariane che è stata utilizzata come base per le ricostruzioni 3D in digitale che hanno caratterizzato fortemente l’ultima serie, quella con protagonista Can Yaman. Questo modellino si troverà a confronto con antichi modelli di imbarcazioni orientali provenienti, come molti altri oggetti, soprattutto armi e reperti etnografici, da importanti musei italiani».
Ad attirare il pubblico sarà anche quel tocco in più che spiega la fortuna contemporanea: il Sandokan che lottava contro gli inglesi e i loro vassalli sembra un precursore del decolonialismo, una lettura anacronistica ma affascinante: «Oggi Sandokan può essere riletto come figura di resistenza al dominio straniero, e questo contribuisce alla sua attualità. Ma la sua fortuna non nasce da una tesi politica: nasce dalla forza del mito, dall’eroe in esilio che combatte per il proprio regno in un mondo di frontiera». Le tigri, il Sandokan di oggi non le uccide più: loro rischiano l’estinzione, l’ideologia coloniale purtroppo no.
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