Cultura
18 marzo, 2026Cosa resta dopo l'amore? E perché in una coppia è così difficile accettare che lei abbia più successo di lui? Dopo "Ovunque tu sia" e "Pranzi di famiglia" torna la saga portoghese dei Dos Santos
Puoi frapporre tempo e spazio a due che si sono amati e che di colpo hanno smesso di farlo, ma una resa dei conti sarà, prima o poi, inevitabile.
Romana Petri infrange quella “Distanza di sicurezza” che Vasco Dos Santos ha imposto, lasciando per telefono l’Albertini. E con il suo ultimo romanzo richiama in vita, dopo “Ovunque tu sia” e “Pranzi di famiglia” (Neri Pozza Editore), la famiglia portoghese protagonista della sua luminosa, divertita trilogia.
Lisbona resta la città dai cieli più belli e abbaglianti al mondo. Vasco e Luciana Albertini sono esattamente dove li avevamo lasciati: l’uno nel pantano vischioso di un universo claustrofobico che ne accentua i sogni irrealizzati e le meschinità – “famiglia degli iceberg” la chiama Petri, per dire il tripudio del gelo e della formalità in cui l’uomo è cresciuto (non si abbracciavano, “facevano cin cin con gli zigomi”, notava la protagonista nel raccontare i rituali vacui del pranzo domenicale). L’altra in formidabile ascesa: artista dal talento creativo ormai scoperto dalle gallerie internazionali, alle quali preferirebbe sempre e solo, se potesse, il parco della Caffarella a Roma e le passeggiate col suo cane Barabba.
Un nuovo amore, misterioso e bellissimo, quando non te lo aspetti più. Le voci che ancora si insinuano e tormentano da una parte e dall’altra, la notte specialmente. E un sentimento da guardare per l’ultima volta in faccia.
Petri si conferma scrittrice non solo dall’incontenibile fantasia, capace di trasportarti in un istante in paesaggi surreali, ma anche in grado come poche di smascherare concretissimi equilibri, di riempire i silenzi, di penetrare nelle dinamiche di famiglie che più disfunzionali sono meglio è. Vasco, senza più il suo sorriso elettrico e raggiante, è solo un vigliacco il cui rinsecchimento del cuore ha invaso l’intero corpo. L’Albertini, rinata e pronta a sfidare regole e convenzioni, se la ride. E filosofeggia: il vero amore? “Si riconosce solo quando finisce. Se resta un grande affetto, è stato un grande amore. Se tutto sfuma come una mattina di nebbia quando arriva il sole, all’idea del grande amore bisogna rinunciare”.
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