Cultura
20 marzo, 2026I grandi del pop mondiale uniti in un progetto contro i nostri tempi ingiusti. Perché la musica non ferma le bombe ma deve farsi sentire
Viviamo giorni amari, torbidi, ingiusti, e spingono a farsi delle domande, quelle che dovremmo farci sempre ma che in questi momenti assumono un significato più profondo. La musica, di cui ci occupiamo costantemente, può fare qualcosa? Ha dei doveri, delle responsabilità? Le risposte possibili sono tante, e abbiamo tanti decenni di cultura pop alle spalle da poter immaginare di aver imparato qualcosa.
Francesco Guccini diceva nella sua celebre “Avvelenata” che «a canzoni non si fan rivoluzioni», e aveva ovviamente ragione, ma nella sua somma ironia era ben consapevole di giocare sull’equivoco. Sapeva bene che se pure non si fanno rivoluzioni, con le canzoni si può fare molto altro. Ora che dalla musica anglosassone arriva qualche segno di risveglio, la domanda torna d’attualità. Non è tanto per i nuovi pezzi di Springsteen e degli U2, di cui si è molto parlato, ci riferiamo soprattutto a un album appena pubblicato, “Help2”, secondo atto di un progetto musicale legato a War Child, l’organizzazione umanitaria che si occupa dei bambini vittime della guerra. “Help1” uscì nel 1995 e riuniva il meglio della musica britannica, con Radiohead. Blur, Oasis e altri. Trentun anni dopo la musica inglese ci riprova, e se anche oggi pensare a un album compilation (lo stesso termine ormai è desueto) è strano, l’occasione è speciale e merita attenzione. Il disco si apre con gli Arctic Monkeys che hanno regalato un inedito, poi arrivano Depeche Mode, Fontaines D.C., Pulp, Wet Leg, Olivia Rodrigo e tanti altri, con cover di brani famosi e collaborazioni varie tra i protagonisti che si sono riuniti per una intera settimana negli studi di Abbey Road.
War Child si occupa di cose concrete, raccoglie soldi che vanno ad aiutare le situazioni più drammatiche, e oggi il mondo ne è pieno. Quindi non ci sono dubbi sul senso dell’operazione. Ma ci serve come spunto per tornare alla domanda dell’inizio. La musica può fare qualcosa? Sì, può fare molto. Non può risolvere, non può cambiare il mondo, non è in grado di far cessare le ignobili guerre che lo stanno imbrattando ma può fare qualcosa di prezioso, può darci un sentimento da condividere, può farci sentire meno isolati, può aiutarci a incanalare le nostre emozioni verso un obiettivo. Le canzoni possono fare molto in questo senso: dare un segnale, accendere una luce, rischiarare il buio profondo della notte che stiamo attraversando. E allora possiamo dire di averne bisogno, non solo di musiche realizzate per raccogliere denaro, avremmo bisogno di canzoni in grado di riflettere la nostra condizione, di darci coraggio, di ispirarci.
UP & DOWN
È scomparso a 84 anni Country Joe McDonald, uno degli eroi di Woodstock, che divenne celebre per il suo pezzo ironico di contestazione nei confronti della guerra in Vietnam: una canzone che in quei mesi è tornanta d’attualità e sta scatenando reazioni e proteste da parte di giovani in tutto il mondo.
Britney Spears continua a postare video imbarazzanti in cui balla e piroetta come se non ci fosse un domani. In questi giorni si è fatta anche arrestare in stato di ebbrezza e ha passato una notte in cella. Forse qualcuno dovrebbe darle una mano a cercare di recuperare un poco di senno?
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