Cultura
20 marzo, 2026Pierino Porcospino. La bambina dei misteri. E l’orrore in stile Lynch. L'artista siciliano mette in scena una fiaba che lascia il segno
A Milano capita ancora, ogni tanto, di entrare in un posto e avere la sensazione che qualcosa stia per succedere. Non un evento mondano, ma proprio una storia. La mostra di Pietro Roccasalva (Modica, 1970) “Io ti saluto, luce, ma con nervi offesi” da Massimodecarlo è una di quelle situazioni. E non solo per i quadri. Prima di tutto c’è il luogo: la galleria si trova dentro Casa Corbellini-Wassermann, uno dei palazzi più eleganti del razionalismo milanese, progettato negli anni Trenta da Piero Portaluppi e pieno di marmi, scale e dettagli quasi teatrali. Sembra una casa dove qualcosa di strano potrebbe accadere dietro ogni porta, e dentro questa casa Roccasalva mette in scena una specie di fiaba. La sua pittura sembra sempre parte di una storia più grande: letteratura, filosofia, mito, cinema. Le figure tornano da un quadro all’altro come personaggi di una saga un po’ visionaria e compaiono come usciti da un libro per bambini letto male (nel senso migliore del termine).
C’è il bambino porcospino. Capelli spettinati, unghie lunghissime. Sembra un cugino dimenticato di Pinocchio in un racconto horror e grottesco di E.T.A. Hoffmann. Non è solo un bambino trascurato: è quasi un esperimento sul tempo. Come se il tempo gli fosse cresciuto addosso, trasformandolo in un piccolo riccio umano. L’infanzia ha sempre qualcosa di leggermente inquietante che non vogliamo vedere? Poi appare una bambina con una bambola ed entrambe sembrano custodire un segreto. La madre con la cornucopia invece arriva da un altro universo ancora e non sembra un’allegoria accademica, piuttosto pare catapultata dentro un dipinto rinascimentale.
E poi c’è la sposa con una racchetta, dettaglio assurdo che fa saltare tutto. Una scena che potrebbe stare in un sogno di David Lynch: rituale e nonsense nello stesso momento. Il risultato è che le sale della casa di Portaluppi diventano un set. Non proprio un museo, non proprio una galleria. Piuttosto un teatro dove le immagini della storia tornano a vivere, cambiano costume e ricominciano a recitare. E come tutte le fiabe vere, anche questa non è fatta per bambini.
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