Cultura
20 marzo, 2026I turni per accudire la madre malata portano un fratello e le sue due sorelle a una resa dei conti. Intessuta di ricordi e affetti
Sono passati vent’anni da quella sua prima pièce che debuttò al Teatro Valle di Roma, “Due partite”, in cui due gruppi di donne (quattro mamme e le loro figlie) parlavano in epoche diverse delle loro vite. Ha sempre avuto una grande abilità Cristina Comencini nel raccontare l’universo femminile e il nucleo familiare, come testimoniano anche tanti suoi film, romanzi (di recente “L’epoca felice”, Feltrinelli) e anche questo nuovo testo teatrale in scena al Mercadante: “I turni”, una coproduzione Teatro di Napoli e Nuova Enfi Teatro.
La storia è quella di due sorelle e di un fratello alle prese con una madre malata da accudire. Siamo in un interno borghese: un divano azzurro, una panchina e in mezzo un ambiente che porta alla stanza della madre solo evocata (scene Paola Comencini). La prima sorpresa - per chi ricorda gli anni di Teatri Uniti - è veder recitare insieme Iaia Forte, Licia Maglietta e Andrea Renzi, che in un certo senso in scena sono davvero - e artisticamente lo sono - come fratelli: a proprio agio tra loro. Iaia Forte è Patrizia, la sorella allegra e solare, così diversa dall’instancabile Diana, interpretata da Licia Maglietta. Andrea Renzi, invece, è Stefano, il cocco della mamma che però vive lontano per sottrarsi ai turni per accudirla. Ma il tema è proprio questo: qual è il nostro ruolo all’interno del nucleo familiare? «Chi ci ha obbligate ad essere ognuna così?», si chiede Patrizia, e ancora: «Che cosa è una famiglia? Tutti insieme chiusi dentro?». Quello che siamo «viene deciso per noi già da subito», sostiene Diana.
Insomma, ognuno dice la sua in questa tragicomica resa dei conti, in cui si litiga, ma si gioca anche, come da bambini. Ed è proprio allora che vecchi ricordi, confessioni, segreti di famiglia vengono a galla, e i sogni tornano ad accendersi, grazie a quella giocosità che diventa via di fuga dalla gabbia della vita. Il momento della battaglia con i cuscini è un frame in slow motion, dura solo pochi attimi, ma è poetico e d’effetto. Tanti, invece, i punti in cui è facile riconoscere pezzi sparsi delle nostre vite.
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