Cultura
25 marzo, 2026Poche donne sul palco e ancora meno dietro le quinte. Mediamente la presenza femminile non supera il 25/30 per cento, come è evidente anche in manifestazioni come Sanremo
Eppur qualcosa si muove. C’è una questione femminile, anzi c’è sempre stata. Il mondo della musica è ed è sempre stato segnato da una vocazione fortemente maschile, se non maschilista. Niente di nuovo, direte voi, è quello che succede in tutto il resto della società. Vero, ma dal mondo della musica sarebbe legittimo aspettarci qualcosa di meglio, visto che parliamo di un sistema che veicola bellezza, arte, valori, pace, senso di giustizia. Dovrebbe essere naturalmente più equo, più incoraggiante, più protettivo.
E invece niente, mediamente la presenza femminile non supera il 25/30 per cento, come è evidente anche in manifestazioni come Sanremo. Se poi andiamo dietro le quinte le percentuali si fanno ancora più sfavorevoli: tra produttori, autori, strumentisti, discografici, impresari, la predominanza dei maschi è schiacciante, con alcune fulgide eccezioni. Eppure qualcosa si muove, soprattutto a livello artistico. Se dovessimo segnalare oggi le cose più interessanti della nuova scena, potremmo comporre un bell’elenco tutto al femminile, finalmente. A parte Madame, appena uscita con un singolo di notevole intensità intitolato “Disincanto”, che fa ben sperare nell’imminente album, c’è una lunga e multiforme schiera di voci.
A Sanremo sono le donne ad aver fatto bella figura, vedi Levante, l’unica artista in gara ad aver apposto la sua firma unica sotto una canzone, per non dire di Ditonellapiaga, che ha smosso il festival con la sua ironia e una personalità strabordante (compreso lo strepitoso e vincente duetto con Tony Pitony). E vale la pena segnalare anche l’energia rock delle Bambole di Pezza. Poco prima del festival c’è stata una nobilissima Joan Thiele che ha impressionato il mondo alla cerimonia inaugurale delle Olimpiadi. L’anno scorso siamo rimasti colpiti dalla selvaggia energia folk de La Niña che ora gira ovunque in concerto, anche fuori dall’Italia, riportando d’attualità la tradizione campana, così come eravamo incantati dalle melodie di Laila Al Habash. Si parla molto in questi mesi della sperimentale eleganza di Marta Del Grandi, ci sono Big Mama e Emma Nolde, perfino nella trap c’è il trionfo di Anna Pepe che gira a suo favore in versione bad girl il lessico di solito maschile della trap, e sulla scia ci sono anche Ele A e Chadia Rodriguez. I segni ci sono tutti, ma c’è ancora tanto da fare. Non è una questione risolvibile da atti legali, quote rosa o altre misure coercitive. Bisogna cambiare mentalità, bisogna sforzarsi di compiere piccole e grandi rivoluzioni culturali per chiedere al mondo della musica un criterio che dovrebbe essere scontato: essere giusto.
UP & DOWN
Grazie all’uscita del documentario “It’s never over” di Amy Berg, si riparla di Jeff Buckley. Vengono anche riedite versioni riviste e corrette dei suoi live, quello al Sin-E’ di New York e quello all’Olympia di Parigi, e qualsiasi pretesto che ci spinga a rivivere l’arte sublime di Buckley è benvenuto.
Dopo uno scivolone legato a una dichiarazione in cui diceva di amare Picasso e di poter agevolmente separare l’artista dalla sua vita reale (Picasso è stato ritenuto responsabile di abusi sulle sue amanti), Rosalía ha chiesto scusa, ammettendo di aver detto una cosa sciocca e superficiale.
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