Politica
25 marzo, 2026"Non vorrei essere il capro espiatorio di una sconfitta che non è certo stata determinata da me"
“Cara Giorgia ti rassegno, come hai ufficialmente auspicato, le mie dimissioni dal ruolo di ministro che avevi voluto affidarmi e che credo di avere svolto al meglio delle mie possibilità e senza alcuna controindicazione”. Inizia così la lettera di Daniela Santanchè, ora ex ministra del Turismo, con cui rassegna ufficialmente le proprie dimissioni dall'incarico di governo. L’annuncio arriva esattamente un giorno dopo quello delle dimissioni di Andrea Delmastro e Giusi Bartolozzi. “Ti ringrazio per i riconoscimenti e per la fiducia che mi hai dimostrato in questi anni di guida del ministero del Turismo. Ho voluto (e spero mi capirai) che fosse pubblicamente chiaro che eri tu a chiedermi di lasciare questo ruolo perché, come ho sempre detto, mi sarei dimessa solo di fronte ad una tua esplicita e pubblica richiesta. Volevo fosse chiaro, per la mia onorabilità, che faccio un passo indietro, non dovuto solo di fronte alla richiesta che il capo del mio Partito ritiene utile e opportuna. Mi premeva e mi preme sottolineare che ad oggi il mio certificato penale è immacolato e che per la vicenda della cassa integrazione non vi è nemmeno un semplice rinvio a giudizio”.
Il riferimento è alle vicende giudiziarie dell’ormai ex ministra coinvolta in alcune inchieste giudiziarie: un processo per falso in bilancio, un'udienza preliminare per truffa all'Inps e tre indagini per bancarotta che presto potrebbero concludersi. La senatrice è imputata per i presunti conti truccati delle società della galassia Visibilia fra 2016 e 2022, per la cosiddetta "truffa Covid" ai danni dell’Inps legata alla gestione della cassa integrazione della Visibilia e si trova sotto indagine, con l'ipotesi di bancarotta, per il crac di Bioera e per quello della Ki Group srl per la quale è stato accertato un "passivo esposto in ambito concordatario" da oltre 8,5 milioni di euro.
“Ieri forse bruscamente (capirai il mio stato d’animo) ti ho rappresentato la mia non disponibilità ad una mia immediata dimissione perché volevo fosse separata sia dai commenti sul referendum perché non vorrei essere il capro espiatorio di una sconfitta che non è certo stata determinata da me, atteso anche il risultato in Lombardia e sinanche nel mio municipio. Volevo che le mie dimissioni inoltre fossero separate dalla vicenda contingente ed assai diversa che ha riguardato l’onorevole Delmastro che pure paga un prezzo alto. Chiarito questo non ho difficoltà a dire 'obbedisco' e a fare quello che mi chiedi”.
Lo aveva detto in Aula il 25 febbraio del 2025: si sarebbe dimessa solo se a chiederglielo fosse stata “la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni”. La presidente ha chiesto, lei ha eseguito. “Non ti nascondo un po’ di amarezza per l’esito del mio percorso ministeriale - conclude Santanché nella lettera - ma nella mia vita sono abituata a pagare i miei conti e spesso anche quelli degli altri. Tengo di più alla nostra amicizia e al futuro del nostro movimento. Cari saluti. Daniela”.
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