Cultura
25 marzo, 2026Tre proposte di legge per vietare il consumo di carne di cavallo. Ponendo fine alle assurdità delle norme attuali
Gli italiani sono ghiotti di carne di cavallo. Chi lo avrebbe mai detto. Il 30 per cento di tutta la carne equina europea viene consumata nel nostro bel Paese. Per qualcuno fa parte della tradizione locale, per altri è un orrore il solo pensiero di masticare un pony. I cavalli non sono riconosciuti come animali da affezione e questo permette che possano anche essere macellati e consumati. Sono tre le proposte di legge in discussione in commissione Agricoltura alla Camera, tutte molto simili, che chiedono il riconoscimento degli equidi come pet, per vietarne l’allevamento a fini di consumo di carne, l’importazione e l’esportazione per lo stesso fine ed il consumo.
Ma c’è di più. Si chiede di cancellare l’impiego di equidi in qualsiasi manifestazione popolare così come l’avviamento alle attività sportive prima dei quattro anni, e di creare pensionati statali per equidi anziani o malconci. Nonostante i buoni propositi, le tre proposte hanno poche possibilità di passare così come sono. I costi per una rivoluzione del genere sarebbero insostenibili. Facciamo chiarezza. Esiste già una banca dati nazionale dove tutti gli equidi vengono tracciati dalla nascita alla morte comprese le movimentazioni da un posto all’altro. È obbligatorio indicare nei documenti dell’animale se è destinato alla catena alimentare umana o no, se è DPA e non DPA. I cavalli sportivi e quelli impiegati nelle manifestazioni popolari devono essere fuori dalla catena alimentare e quindi non possono essere macellati.
Al momento però, per paradosso, solo i cavalli che corrono negli ippodromi possono essere DPA, per un’assurda normativa europea che vieta al ministero di fare diversamente. Per quanto riguarda il limite dei quattro anni, andrebbero rivisti tutti i regolamenti internazionali delle corse: i purosangue possono debuttare a due anni; trottatori, anglo arabi e purosangue arabi, a tre anni. Nelle discipline olimpiche i cavalli debuttano, in un circuito riservato, a tre anni. Forse investire in maggiori controlli sarebbe già importante per evitare che i cavalli finiscano nei canali della clandestinità o che si trasformino in specie in via di estinzione.
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