Cultura
5 marzo, 2026Sei nuovi direttori junior. Nominati per decreto, affiancano i direttori artistici in altrettanti palchi nazionali. Ma tra gli addetti ai lavori c’è chi teme che sia una scatola vuota
Porte aperte alle giovani generazioni nei teatri italiani. Anzi, più che porte sono portoni ben spalancati per sei nuovi direttori junior, quattro uomini e due donne, nominati in questi ultimi mesi dai Teatri nazionali italiani. Stiamo parlando di drammaturghi, registi, performer, ricercatrici under 35 che affiancheranno i direttori artistici dei sei Teatri nazionali, ovvero il Teatro nazionale di Genova, il Teatro Stabile di Torino, il Teatro Stabile del Veneto, Ert-Emilia Romagna, Teatro di Roma e Teatro di Napoli. Si tratta di una novità introdotta nel decreto n. 463 del 23/12/2024, quello che definisce le linee guida sui criteri e modalità di assegnazione dei contributi allo spettacolo dal vivo per il triennio 2025-27. L’articolo 9 obbliga i sei teatri nazionali (il Piccolo è escluso perché Teatro d’Europa, dunque autonomo) ad avere un direttore o una direttrice junior «di età inferiore o pari a 35 anni, nominato dal Consiglio di amministrazione su proposta documentata del direttore generale e del direttore artistico, che coadiuverà il direttore artistico, in particolare nello sviluppo di quella parte di programmazione dedicata alla ricerca di nuovi artisti nazionali e internazionali e nuovi spettacoli da proporre al pubblico».
E così, una alla volta, sono arrivate le nomine. Ma chi sono questi under 35? Da dove vengono? Come sono stati scelti? E cosa faranno esattamente? Alcuni di loro sono già noti nel panorama teatrale, altri meno.
Il primo a essere nominato - dallo Stabile del Veneto - è stato l’attore e regista padovano Alessandro Businaro, classe 1993. Non è passato inosservato alla Biennale Teatro del 2020 il suo “George II” sulla figura di Bush, poi sono arrivate le collaborazioni con la Francia e la curatela di Teatro in Quota. È stato scelto da una short list di cinque candidati «sia per la sua visione innovativa e la capacità di sfidare e superare le convenzioni teatrali, sia per il suo lavoro con le comunità del territorio». Affiancherà il direttore artistico Filippo Dini e la direttrice generale Claudia Marcolin, e la sua “casa artistica” sarà il Teatro Maddalene, da tempo sede deputata alle nuove drammaturgie.
A seguire il Teatro Stabile di Torino ha nominato Diego Pleuteri (1998), autore e dramaturgo dalle qualità indiscusse e già drammaturgo residente nello Stabile torinese. Proprio di recente, su queste pagine, abbiamo parlato dello spettacolo “Come nei giorni migliori”, scritto da lui e diretto da Lidi, appena andato in scena all’Istituto italiano di cultura, che a Pleuteri dedica un intero focus (in programma “Tutto in me è amore” e “Madri”). La sua nomina, che contribuirà a «connettere ancor più saldamente il TST con le giovani generazioni di artisti e di spettatori», completa il vertice direttivo formato da Filippo Fonsatti (direttore generale) e Valerio Binasco (direttore artistico).
Allo Stabile di Napoli, invece, è arrivato Pier Lorenzo Pisano (1991), autore di molti testi teatrali, tradotti in ben 14 lingue, come “Carbonio” – con il quale si è fatto conoscere e apprezzare – ma anche di romanzi (“Il buio non fa paura”). Non solo, è anche regista cinematografico, ed è stato scelto per la sua capacità di «coniugare visione internazionale e profonda radice nel linguaggio contemporaneo» dallo stesso Cda che ha appena rinnovato l’incarico di direttore artistico a Roberto Andò e nominato come direttore generale Mimmo Basso.
Ha confermato un vertice tutto al femminile l’Ert-Emilia Romagna Teatro, che dopo Natalia Di Iorio (direttrice generale) e Elena Di Gioia (direttrice artistica) ha optato per un’altra donna come direttrice junior: Francesca Di Fazio (1991), curatrice di progetti di drammaturgia contemporanea e ricercatrice universitaria, scelta tra le 331 candidature che hanno risposto alla call (unico Teatro ad aver lanciato un bando per questa nuova figura). Collaborerà con la direzione per «costruire un legame sempre più vivo con le nuove generazioni di artiste, artisti, pubblico e nuovo pubblico».
Il Teatro di Roma ha nominato, poco prima della pausa natalizia, Lea Di Giamattei (1993), che alle spalle ha una carriera internazionale nella danza e una formazione in management dello spettacolo, voluta dal direttore artistico Luca De Fusco e dal presidente della Fondazione Francesco Siciliano per «intercettare le estetiche della scena coreografica», incentivando «la ricerca di forme espressive» e il coinvolgimento di «un pubblico giovane», anche in vista della riapertura, l’autunno prossimo, del Teatro Valle. Bene, non vediamo l’ora.
Infine, il Teatro di Genova di recente ha approvato il nuovo assetto gestionale nominando Davide Livermore direttore unico e Princess Isatu Hassan Bangura direttrice junior. Stavolta una scelta internazionale, dunque, con un’autrice e performer che abbiamo imparato a conoscere e ad apprezzare grazie ai lavori andati in scena al Romaeuropa festival (“Great apes of the West coast”) e alla Biennale Teatro (“Blinded my Sight”), voluta «per favorire un dialogo con le nuove generazioni sempre più aperto verso l’internazionalità e la multiculturalità». Nata in Sierra Leone e poi trasferitasi in Olanda, ha scoperto Genova qualche anno fa, lavorando in uno spettacolo di Milo Rau, “Grief & Beauty”. Ha già dichiarato che le piacerebbe lavorare anche con la Scuola di teatro diretta da Elisabetta Pozzi.
Vedremo cosa succederà in questo triennio. Intanto, da un primo sguardo ai nuovi assetti salta subito all’occhio l’aspetto anagrafico: under 35 o over 60 (almeno i tre quarti). Quindi la prima domanda è: dove è finita la generazione dei 40/50enni? È stata completamente asfaltata, neanche rottamata. Un problema generazionale che riguarda non solo il settore teatrale, purtroppo. Eppure, quelle macchine costruite e mandate in produzione – tanto per restare sul paragone automobilistico – rimangono chiuse nelle loro fabbriche. Peccato, perché sarebbero preziose per favorire un dialogo tra direttori senior e junior.
Ma al di là della questione generazionale, le domande sarebbero tante: era davvero necessario un decreto per aprire ai giovani? Un direttore artistico e un direttore organizzativo non bastavano? Ma soprattutto, cosa faranno esattamente queste nuove figure?
«Siamo felici quando si parla di ricambio generazionale, che è ossigeno per il teatro», commenta Napoleone Zavatto, presidente di CRreSCco, il coordinamento della realtà della scena contemporanea: «Ma l’attenzione verso le nuove generazioni non può tradursi solo nella nomina di sei direttori e direttrici junior. Ci chiediamo quali siano le funzioni e le responsabilità di queste nuove figure che rischiano di ridursi a una scatola vuota se non sono accompagnate da autonomia effettiva, sia nelle scelte artistiche, che nelle disponibilità delle risorse». In mancanza di una responsabilità anche economica, infatti, è impossibile investire nei talenti. «Ci auguriamo che queste nomine siano un’opportunità di rinnovamento, in grado di fare da raccordo con le nuove generazioni, ma anche con gli artisti e artiste over 35», prosegue Zavatto: «E che sappiano costruire una relazione viva con il pubblico aprendo spazi a visioni che abitano il tempo presente, altrimenti il teatro rischia di diventare museo».
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