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Economia
maggio, 2014

Ilva, gli industriali all'attacco di Bondi «Renzi deve licenziare il commissario»

Si prepara una cordata in stile Alitalia. Ma c'è il rischio di migliaia di esuberi. «La gestione commissariale ha distrutto capitale circolante per oltre un miliardo di euro»

Gli industriali italiani dell'acciaio vanno all'attacco del commissario dell'Ilva, Enrico Bondi, chiedendo al governo di Matteo Renzi di allontanarlo dall'incarico. L'Ilva di Taranto si «avvicina rapidamente al collasso» ed è «in procinto di fallire», ha detto oggi Antonio Gozzi, presidente di Federacciai, scegliendo come pulpito l'assemblea annuale dell'associazione che raccoglie le imprese siderurgiche. Gozzi, che guida il gruppo Duferco e che di recente aveva prima presentato e poi ritirato un'offerta per rilevare la Lucchini di Piombino, anch'essa commissariata, ha sparato contro Bondi ad alzo zero: «La gestione commissariale ha distrutto capitale circolante per oltre un miliardo di euro», ha affermato Gozzi, rivolgendosi direttamente a Palazzo Chigi: «Le prossime settimane saranno cruciali per capire se il governo Renzi ha la forza di fare un salto di qualità in questo difficilissimo dossier». [[ge:espresso:affari:1.166176:article:https://espresso.repubblica.it/affari/2014/05/20/news/ilva-giu-i-ricavi-ma-aumentano-vendite-e-qualita-dell-aria-1.166176]]

Al di la delle dichiarazioni pubbliche, l'attacco di oggi va letto alla luce di una serie di interessi contrapposti che, in queste settimane, sono venuti via via allo scoperto. Gozzi e gli altri imprenditori dell'acciaio hanno infatti detto in misura più o meno aperta che non devono essere messi in discussione i diritti proprietari della famiglia Riva, alla quale il governo Letta aveva tolto la gestione dell'Ilva, affidandola al commissario Bondi, per fronteggiare l'emergenza ambientale causata da anni di mancati interventi sugli impianti di Taranto. Bondi ha preparato e avviato un piano di risanamento ambientale che prevede circa 1,8 miliardi di euro di investimenti, ai quali vanno aggiunte ulteriore risorse per il rilancio industriale dello stabilimento.

Se il governo approverà questo piano, i Riva dovranno decidere se fare la loro parte, sottoscrivendo la ricapitalizzazione dell'Ilva predisposta dal commissario. Se non lo faranno Bondi avrà a disposizione due mosse. La prima è quella di trovare altri azionisti disposti a subentrare alla famiglia di imprenditori milanesi, che proprio nei giorni scorsi ha visto la scomparsa dell'anziano patron, Emilio Riva. La seconda è quella di attingere ai fondi, si parla di circa 1,2 miliardi, che la magistratura a sequestrato ai Riva nel paradiso offshore di Jersey, nell'ambito di un procedimento per truffa. E qui sta uno dei tanti retroscena scottanti dello scontro. Quest'ipotesi è infatti vista come il fumo negli occhi dagli industriali, come aveva fatto capire lo stesso Gozzi in una recente intervista, affermando che i Riva «sono stati espropriati senza indennizzo».

Anche oggi il leader della Federacciai è tornato sul punto, fuori Bondi, sarebbe pronta a entrare in gioco una cordata con i Riva e altri imprenditori del settore, fra i quali, stando a quanto dichiarato da loro stessi nei giorni passati, potrebbero esserci Arvedi e Marcegaglia. Una prospettiva, quella di una cordata stile Cai per Alitalia, che in realtà è da verificare, visto che tutti questi gruppi sono gravati da un consistente indebitamento e non è chiaro su quali risorse potrebbero effettivamente contare per rimettere in piedi l'Ilva.

E qui sta l'altro inghippo. Perché se il governo deciderà di cedere alle pressioni degli imprenditori, licenziando Bondi, a preoccuparsi dovranno essere anche gli 11.500 dipendenti dell'Ilva di Taranto. Perché, come ha scritto questa mattina il quotidiano edito dalla Confindustria, “Il Sole 24 Ore”, l'eventuale scelta di sostituire il commissario con un nome più gradito (circola quello di Piero Nardi, l'attuale commissario della Lucchini di Piombino, reduce dalla decisione di spegnere l'altoforno») dovrebbe essere preceduta dalla decisione di considerare «sovradimensionata l'attuale capacità produttiva» dell'impianto pugliese. Il che vuol dire una riduzione delle risorse che la cordata di imprenditori dovrebbe sborsare ma, allo stesso tempo, anche migliaia di esuberi fra i lavoratori dell'impianto.

Proprio nel momento in cui, come rivela la relazione sull'attività dell'Ilva che Bondi ha reso pubblica proprio questo pomeriggio, stanno entrando nel vivo i lavori di risanamento ambientale e i volumi di vendita sono cresciuti: nel trimestre gennaio-marzo 2014 l'incremento è stato del 6 per cento rispetto al periodo ottobre-dicembre 2013, a 1,5 milioni di tonnellate. Una ripresa che, seppure non entusiasmante, rischia di suonare come il canto del cigno dell'Ilva.

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