Intervista

Muhammad Yunus: «La povertà non è creata dai poveri ma dal sistema. Per questo dobbiamo cambiarlo»

di Emilio Carelli   24 giugno 2024

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Con il Microcredito ha salvato un miliardo di persone dalla miseria. Ora le sue idee funzionano anche negli Stati Uniti. Il premio Nobel per la Pace racconta la sua utopia

Muhammad Yunus, Premio Nobel per la Pace, l’uomo che ha cambiato la vita di un miliardo di esseri umani, auspica un sistema economico fondato sull’imprenditorialità dei singoli individui. Dal 1976, quando Muhammad impegnò il suo 0,50 centesimo di dollaro per il suo primo prestito a una donna affamata ai margini del suo campus universitario, oltre un miliardo di persone hanno beneficiato del più innovativo sistema di credito dell’epoca moderna: il Microcredito.

 

Lei ha inventato il Microcredito. Oggi miliardi di persone riescono a sopravvivere solo grazie a questo sistema nato fuori dal sistema bancario tradizionale. Cosa rimane di questa eredità? E quale potrebbe essere l’evoluzione?
«Stiamo cercando di capire come cambiare l’intero sistema finanziario perché pensiamo che la finanza sia la chiave per risolvere i problemi della povertà. La povertà non è creata dai poveri, è creata dal sistema. Quindi uno dei principali cambiamenti che dobbiamo introdurre riguarda il sistema finanziario, che oggi si basa sul principio che più hai, più puoi ottenere. Ciò significa che se si ha poco, non si possono avere finanziamenti. Questa è una delle maggiori cause della povertà nel mondo. Quello che abbiamo fatto è stato creare un “contro-sistema” finanziario. Abbiamo detto: vi benediciamo. Siete più attraenti. Vi vogliamo venire incontro. Quindi vi forniamo dei servizi. Il sistema finanziario oggi si rivolge agli uomini e noi ci siamo rivolti alle donne, alle donne povere. Il sistema finanziario oggi è basato sulle garanzie. Abbiamo detto che non avevamo bisogno di garanzie. Il fatto che siamo esseri umani è sufficiente come punto di partenza per noi. Non ci sono avvocati nel nostro sistema. Abbiamo invertito tutto ciò che fanno le banche convenzionali e abbiamo creato il Microcredito. Abbiamo creato la Grameen Bank e abbiamo raggiunto milioni e milioni di donne in tutto il mondo e abbiamo cambiato la loro vita perché sono diventate fondamentalmente imprenditrici. La finanza è l’ossigeno dell’imprenditorialità. Così abbiamo fornito loro l’ossigeno e hanno preso vita».

 

Lei immagina il futuro con un mondo con «tre zeri»: zero povertà, zero disoccupazione, zero inquinamento. È un progetto realizzabile e, se sì, come? Oppure si tratta di semplice utopia? Chi o cosa potrebbero aiutarla a raggiungere questo obiettivo? Quali alleati?
«Sono contento che lei abbia menzionato la parola utopia. L’utopia è immaginazione. E io lo dico sempre che abbiamo bisogno di immaginazione per iniziare qualcosa di grande. Stiamo distruggendo il nostro stesso pianeta con il riscaldamento globale, con forme estreme di concentrazione della ricchezza e creando enormi quantità di disoccupazione. Dobbiamo invertire tutto questo. Dobbiamo immaginare un mondo in cui queste cose non esistono, e poi iniziamo a creare istituzioni, politiche e strutture per far sì che quel mondo si realizzi. La nostra visione è chiara. Sono questi i “tre zeri”: zero disoccupazione, zero povertà e zero riscaldamento globale. Queste sono le tre cose che che dobbiamo fare per stabilire una nuova civiltà».

 

donne del Bangladesh al lavoro

 

In Italia negli ultimi anni il divario sociale è aumentato. I ricchi sono sempre più ricchi e ci sono poveri sempre più poveri. I salari sono bloccati e molti giovani preferiscono andare all’estero. Quali misure si possono pensare per accorciare questo divario? Lei, tra l’altro, è un oppositore del salario minimo. Perché?
«Non è solo un problema dell’Italia. È un problema di ogni singolo Paese, di ogni singola comunità. Perché abbiamo usato lo stesso schema economico riguardo alla massimizzazione del profitto. Usiamo tutto il nostro talento, tutta la nostra creatività, per prendere ricchezza dalle persone e acquistarne attraverso le imprese. E questo business non è necessariamente a beneficio del pianeta, non è necessariamente vantaggioso per le persone. Dunque, se si guarda all’Italia come nazione, si vedrà che l’intera ricchezza nazionale sta andando nelle mani delle poche persone al vertice. Oggi, dieci Paesi fortunati del mondo estraggono tutta la ricchezza del mondo per sé stessi mentre il resto del mondo sta solo fornendo loro quella ricchezza. L’idea di partire dal lavoro è sbagliata. Non dovremmo cercare lavoro, dobbiamo costruirlo. Nasciamo come imprenditori. Dovremmo quindi costruire una società in cui l’imprenditorialità sia incentivata.  Lei ha parlato del salario minimo. Io non sono contro il salario minimo. Sono invece contrario a un sistema assistenziale perché toglie l’iniziativa alle persone. Se il governo promette: “Se non hai reddito ti fornirò il denaro in modo che tu possa sopravvivere”, questo è un sistema assistenziale. Il governo, invece, deve aiutarti a diventare imprenditore».

 

Papa Francesco dice che siamo di fronte a cambiamenti che condizioneranno l’umanità nei prossimi secoli. Occorre ridefinire ciò che è umano e tutelarlo prima che sia troppo tardi. Il mese scorso, nel corso del vertice mondiale sulla fraternità umana, promosso dalla Santa Sede, lei ha incontrato papa Francesco. Ne avete parlato? Lei ha incontrato anche il presidente Sergio Mattarella. Che cosa vi siete detti?
«Sono davvero fortunato ad aver avuto l’opportunità di essere invitato da papa Francesco. Non solo questa volta. Diverse volte in passato e anche recentemente per affrontare una questione molto importante: come creare una nuova struttura sociale a livello mondiale. Come far sì che le persone vivano insieme in pace e in armonia. Questo è l’appello che abbiamo voluto lanciare. E lui mi ha scelto per rappresentare tutti i premi Nobel invitati. Il  presidente Mattarella è stato molto cortese con me. Ogni volta che sono venuto in Italia, mi ha invitato a incontrarlo. È una persona meravigliosa e andiamo molto d’accordo. Ha le mie stesse preoccupazioni, condividiamo idee comuni e obiettivi comuni».

 

In Italia si è appena concluso il G7 con nuove misure per rilanciare la finanza internazionale. Il suo Social Business è valido solo per i Paesi poveri o anche per i Paesi ricchi? Mi dicono che Grameen America arriverà a elargire prestiti per oltre due miliardi di dollari l’anno. Un risultato considerevole.
«Sì, certo. È davvero notevole il modo in cui la Grameen America sta procedendo. È attiva in 35 grandi città degli Stati Uniti e, nel corso del tempo, è arrivata a prestare 1 miliardo di dollari all’anno. Ora si avvicina una fase in cui presteranno 2 miliardi di dollari all’anno. Le proiezioni per i prossimi dieci anni prevedono prestiti di oltre 40 miliardi di dollari, il che significa in media 4 miliardi di dollari all’anno. E la percentuale dei rimborsi è al livello più alto, sempre vicino al 99% e oltre. Questo dimostra quanto l’idea del Microcredito sia utile. Lei mi ha chiesto se il Microcredito è rilevante solo per i Paesi poveri. No, è rilevante per tutti i Paesi perché il nostro sistema finanziario si comporta allo stesso modo in tutti i Paesi. Ecco perché funziona negli Stati Uniti tanto quanto in Bangladesh, uno dei Paesi poveri. Era il Paese più povero quando siamo partiti con il Microcredito. L’impresa sociale è un’impresa che risolve i problemi. È un bene in un Paese ricco come in un Paese povero, indipendentemente da dove ci si trovi, perché i problemi sono ovunque, il problema dell’assistenza sanitaria per esempio è ovunque, anche negli Stati Uniti. Ricorda come durante la pandemia le persone sono morte a causa della mancata disponibilità del vaccino? Abbiamo cercato di renderlo libero da brevetto in modo che potesse essere prodotto ovunque. No, volevano fare soldi con la proprietà intellettuale. Siamo tornati all’Omc (Wto) più e più volte per rimuovere la proprietà intellettuale e quasi tutti i Paesi del mondo erano d’accordo, tranne dieci. Di conseguenza, milioni di persone sono morte in tutto il mondo perché i vaccini non erano disponibili per loro. Ecco cosa succede quando guardi solo al denaro».

 

A gennaio, in piena campagna elettorale, un tribunale l’ha condannata a sei mesi di carcere; alcuni giorni fa l’hanno messa dietro le sbarre accusandola di evasione fiscale e frode. Più di 200 leader di tutto il mondo da Barack Obama a Romano Prodi, dalla Casa Bianca al Ghana, dalla Francia al Brasile, stanno chiedendo la fine della sua persecuzione. Come si sente come leader osannato da tutti, ma perseguitato nel proprio Paese?
«Il primo ministro del mio Paese mi odia, non riusciamo a spiegarci perché. Se ne esce con accuse false contro di me: falsificazione, appropriazione indebita, riciclaggio di denaro. Accuse folli e immaginarie. Vengo trascinato in tribunale praticamente ogni giorno e devo stare dentro una gabbia di ferro mentre il procedimento giudiziario va avanti. Non capisco perché, dicono che questa sia la prassi in Bangladesh. Questo è terribile, disumanizza tutto. Non sono ancora stato dichiarato colpevole. Se non viene provata la colpevolezza, io sono presunto innocente. Nonostante Amnesty International, la Fondazione Clooney, molte organizzazioni per i diritti umani e le Nazioni Unite abbiano affermato che si tratta di una strumentalizzazione giudiziaria, si va avanti. Quindi mi presento in aula due volte al mese e così via. Questo mi rende la vita molto difficile. Non puoi lavorare, quando vorresti fare un sacco di lavoro, perché sei abbastanza maturo per affrontare molti, molti problemi difficili oggi».

 

 

Alcuni sostengono che le democrazie possono essere minacciate da una serie di fattori, tra cui l’erosione delle istituzioni democratiche, la manipolazione dell’opinione pubblica attraverso la disinformazione e l’uso della tecnologia, l’instabilità economica e sociale, l’ascesa dell’autoritarismo e così via. Come le grandi democrazie del pianeta possono adattarsi e resistere alle sfide che ci troviamo ad affrontare?
«Lei ha menzionato un problema diffuso: l’autoritarismo è in aumento, come si è visto anche nelle recenti elezioni dell’Unione europea. I partiti di destra, Donald Trump, Marine Le Pen crescono. La democrazia, i diritti umani, la libertà di parola, tutti i valori che abbiamo a cuore sono a rischio e forse in futuro non ci saranno più. La massimizzazione del profitto è il fulcro di questa civiltà e questo è ciò che la sta uccidendo. Ecco perché il social business diventa così importante per tutti noi. Non è una cosa che si fa per i poveri, è per tutti. Questo è l’affare più umano a cui si possa pensare, perché l’uomo diventa il potere creativo. Sei entusiasta di risolvere problemi che non sono mai stati risolti prima creando imprese sociali. Non per diventare ricchi e super ricchi».

 

Un pensiero per l’Italia che verrà e un pensiero per il futuro che vorrebbe per il suo Paese.
«Lo ripeto, dobbiamo creare un mondo a “tre zeri” e per farlo dobbiamo riprogettare il nostro sistema educativo. La vera responsabilità è dell’istruzione, che continua a insegnare agli studenti ancora le stesse vecchie cose, allo stesso modo. Il sistema educativo deve insegnare ai giovani che non siamo in cerca di lavoro, siamo creatori. Cambiamo il mondo come vogliamo. Progettiamo il mondo. Noi siamo i navigatori, non i passeggeri, di questo pianeta. Senza creare questo nuovo mondo, questa nuova civiltà, non abbiamo scampo. Ci muoviamo in direzione della distruzione».