Economia
14 gennaio, 2026Il fuoriclasse argentino ha involontariamente fatto aumentare di 13 miliardi di dollari in 3 giorni il valore di mercato della multinazionale
Più 13 miliardi di dollari in 3 giorni. Sarebbe questo l'effetto che la confessione di Lionel Messi di bere vino con la Sprite ha avuto sul valore del gruppo Coca Cola. In un'intervista all'emittente argentina Luzu TV il calciatore ha parlato dei suoi gusti a tavola: "Amo il vino. Altrimenti bevo il mio drink preferito: vino con la Sprite". L'affermazione non nasconderebbe nessun accordo pubblicitario, ma ha prodotto un effetto simile a quelli dei maggiori influencer.
L'aumento vertiginoso delle azioni di Coca Cola
Da quando Messi ha pronunciato la parola "Sprite" a favore di camera i mercati sono impazziti. Il gruppo Coca Cola - di cui fanno parte anche i marchi Sprite, Fanta e altri -, ha visto aumentare il valore delle proprie azioni del 4,5%, con una crescita di quasi 13 miliardi di dollari. Tra chi s'indigna sul web per la "blasfemia" del mischiare il vino alla gazzosa e chi fa giustamente notare come questa sia una usanza piuttosto diffusa nei Paesi di lingua spagnola - e anche in alcune zone dell'Italia, è indubbio che a giovarne, inaspettatamente, sia stata la multinazionale.
L'usanza di mischiare gli alcolici alla gazzosa
In Argentina il drink a base di vino e gazzosa si chiama "Gancia", mentre una versione simile - che prevede di mischiare il vino rosso a soda, ghiaccio e spesso una fetta di limone - risponde al nome di "tinto de verano", in Spagna. I puristi dell'enologia inorridiscono, ma alleggerire il vino con l'aggiunta di bevande analcoliche è una prassi iniziata ai tempi dell'antica Grecia, e forse anche prima. Al sud Italia ancora oggi quando il caldo impazza alcuni si concedono un calice di "sciamapgnino abruzzese": un bianco locale come il Trebbiano e gassosa. Per non parlare poi del francese panaché, che al posto del vino prevede la birra. Messi dunque non brilla per originalità quando si tratta di gusti in fatto di mixology, ma a questo punto è innegabile il suo potere di influenzare i mercati.
La felpa Nike di Maduro
Un altro fenomeno recente, seppure in una situazione totalmente diversa, di marketing involontario si è verificato dopo la diffusione delle fotografie dell'arresto del presidente venezuelano Nicolás Maduro per mano statunitense, il 3 gennaio scorso. Nei primi scatti il leader del regime sudamericano indossava una tuta grigia Nike Tech. Risultato? Il capo d'abbigliamento è diventato quasi introvabile nei negozi virtuali del marchio. Dell'"effetto farfalla" ha goduto anche Origin, un marchio con base nel Maine noto tra gli appassionati di MMA e abbigliamento sportivo, quando Maduro è stato immortalato con alcuni agenti della Dea mentre sfoggiava una felpa blu del brand.
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